Anziani. La sessualità migliora la qualità della vita

Anap il : 
10 Settembre, 2019

Negli ultimi dieci anni il miglioramento della qualità della vita degli anziani dei paesi industrializzati, ha condotto ad una maggiore interesse scientifico verso la sessualità nella terza età, in quanto parte integrante della salute psico-fisica dell'individuo. Recenti ricerche dimostrano che con l'età si hanno modificazioni fisiologiche, ma la sessualità nell'accezione fisica e psichica rimane anche se con diversa intensità ed espressività.

Ciò ha senza dubbio contribuito a superare molte delle false credenze che conducevano a considerare la sessualità in tarda età come disdicevole e condannabile, ma ancora oggi molte persone anziane hanno difficoltà ad affrontare con successo i naturali cambiamenti associati all'invecchiamento e molto spesso non riescono a far emergere il proprio disturbo e a reperire centri in cui poter discutere le proprie problematiche con dei professionisti.

Sicuramente la percezione della sessualità cambia a seconda delle età della vita ma il cambiamento non presuppone la scomparsa. Ecco, dunque, che dopo i 65 anni, seppure la frequenza dell’attività sessuale tenda a declinare, questa sfera è ben presente nella vita dell’anziano. Le numerose ricerche in questo campo, ci dicono infatti che il 50-80% degli uomini e delle donne ultrasessantenni continuano ad essere sessualmente attivi.

Più di  recente uno studio britannico ha ulteriormente approfondito questo tema. Lee Smith, dell’Anglia Ruskin University in UK, e Sarah Jackson, dello University College of London, hanno analizzato insieme ai colleghi i dati provenienti da 3.045 uomini e 3.834 donne partecipanti a uno studio a lungo termine denominato "English Longitudinal Study of Ageing".

Secondo tale studio gli anziani traggono beneficio dall’avere una vita sessuale attiva con il partner. E questo permette loro di avere una migliore qualità della vita. Il nuovo e ampio studio britannico conferma la positiva relazione tra benessere e sessualità "d'argento".

Medici e caregiver "devono dunque riconoscere che gli anziani non sono asessuali", concludono Smith, Jackson e i loro colleghi. "A coloro che invecchiano non vengono fornite Informazioni e incoraggiamenti a esplorare un nuovo tipo di sessualità. Coinvolgere le persone in discussioni sulla sessualità in una fase della vita più avanzata potrebbe aiutarli a vivere vite più appaganti".