Cartella clinica incompleta: l'errore medico è presunto

Anap il : 
12 Dicembre, 2016
Cartella clinica incompleta: l'errore medico è presunto

Il medico ha l'obbligo di controllare la completezza e l'esattezza del contenuto della cartella clinica del paziente. Nella causa promossa dal paziente per il risarcimento dei danni derivanti da un errato intervento chirurgico, quale rilievo assume sul piano probatorio l'incompletezza della cartella clinica? A questa domanda risponde la Corte di Cassazione, Sezione Seconda Civile, con la sentenza 8 novembre 2016, n. 22639.

La Suprema Corte, dando seguito al proprio consolidato orientamento, ha dichiarato come l'incompletezza della cartella clinica generi una prova presuntiva del nesso causale a sfavore del sanitario convenuto, qualora la condotta dello stesso sia stato astrattamente idonea a cagionare il danno.
La detta regola è, a ben vedere, una esplicitazione diretta del riparto probatorio assodato (rappresentato dalle Sezioni Unite 577/2008), posto che impone:

  1. all'attore danneggiato di "allegare l'inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato" (ossia di precisare la condotta e/o l'omissione del sanitario che astrattamente avrebbe cagionato il danno);
  2. al convenuto (sanitario e/o struttura) di dimostrare "o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante" (ossia di dimostrare che compiutamente che la prestazione sia stata ineccepibile e/o che comunque i danni non derivino dalla detta prestazione medica).

La ratio del detto riparto si fonda, come illustrato dalla Cassazione, sul principio della c.d. prossimità o vicinanza della prova, ossia sulla regola di matrice giurisprudenziale che grava dell'onere probatorio la parte prossima alla fonte di prova. Pertanto, posto che la corretta compilazione della cartella clinica è onere dei sanitari, l'eventuale inosservanza del detto obbligo comporta in primo luogo un loro specifico inadempimento, per difetto di diligenza ex art. 1176 c.c., come ravvisato dalla Cassazione. In secondo luogo, a livello probatorio, proprio tale situazione non può risolversi in un vulnus per il paziente (creditore rispetto alla prestazione medica) e, pertanto, la carente compilazione e/o tenuta della cartella clinica legittima il ricorso alla prova presuntiva, ritenendo pertanto non integrata dal debitore (ossia dal sanitario/struttura) la prova liberatoria prevista (sia essa la prova dell'esatto adempimento e/o la prova dell'irrilevanza eziologica dell'inadempimento).
Di conseguenza, qualora il paziente danneggiato abbia onorato il proprio onere probatorio (ed abbia quindi dimostrato il titolo e il danno, allegando l'inadempimento del medico e/o della struttura), allora sussisterà la responsabilità della controparte.
Per completezza si evidenzia come la detta pronuncia ricalchi, oltre ai precedenti ivi menzionati, anche la più recente Cass., Sez. 3 civ., 31.03.2016 n. 6209, della quale condivide le motivazioni.

(Fonte Altalex)