DEF 2017 - Osservazioni dell'ANAP

Anap : 
9 Maggio, 2017

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e del Ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan, ha approvato nella seduta dell’11 aprile il Documento di Economia e Finanza (DEF) 2017 e la manovra correttiva dei conti pubblici per il 2017 richiesta dall’Europa pari allo 0,2% del PIL, che equivale ad un importo di 3,4 Miliardi di euro. Gli obiettivi di finanza pubblica contenuti nel DEF tengono conto della manovra correttiva, che in realtà rappresenta un anticipo della Legge di Bilancio che sarà predisposta in autunno.

Il DEF è stato trasmesso alle Camere, che dovranno esprimersi sugli obiettivi programmatici, sulle strategie di politica economica e sul programma di riforme. Dopo il passaggio parlamentare, ed entro il 30 aprile, il Programma di Stabilità e il Programma Nazionale di Riforma saranno inviati al Consiglio dell’Unione Europea e alla Commissione Europea. La procedura prevede che quest’ultima formulerà le osservazioni sui documenti dell’Italia (come per ogni altro Paese europeo) e le raccomandazioni specifiche, che saranno poi formalmente adottate dal Consiglio dell’Unione Europea e dovranno essere tenute in debito conto dal Governo italiano nella predisposizione della Legge di Bilancio.

Sul Documento, l’ANAP ha espresso le proprie motivate osservazioni, avendo soprattutto riguardo agli aspetti sociali o che comunque possano riguardare gli anziani, che di seguito riportiamo:

Nonostante qualche progresso messo in evidenza dal Governo in termini di occupazione, di ripresa dei consumi, di crescita del PIL - che però rimane il più basso tra i Paesi dell’Unione Europea, ad eccezione della Grecia -, la ripresa economica in Italia è ancora troppo fragile ed è pesantemente condizionata dall’enorme debito pubblico, dal processo riformatorio incompiuto e dall’incertezza e instabilità del sistema politico-istituzionale.

Il DEF 2017 si colloca in tale difficile situazione e, nonostante la dichiarata volontà del Governo di proseguire nell’ambiziosa azione riformatrice avviata nel 2014 per il cambiamento strutturale del tessuto economico e sociale del Paese, le scelte che vengono fatte sul piano degli interventi e degli investimenti appaiono deboli e difficilmente in grado di dare la necessaria spinta affinché si configuri una ripresa stabile e propulsiva nei confronti della competitività delle imprese, dell’occupazione e del benessere dei cittadini.

Oltretutto, la programmazione rimane fortemente condizionata dalla presenza delle clausole di salvaguardia, che per il 2018 valgono 19,6 miliardi di euro, anche se va apprezzata l’intenzione del Governo di disinnescarle in parte con la Manovrina del 2017 e in parte con la Legge di Bilancio 2018. In un siffatto quadro di incertezze, soprattutto a livello politico e istituzionale, l’Italia appare più vulnerabile agli occhi internazionali e ciò trova riscontro, ad esempio, nella recente decisione dell’Agenzia di Rating Fitch, che senza valide ragioni contingenti ha abbassato di un gradino il rating dell’Italia, e nella presa di posizione del Fondo Monetario Internazionale, che ha assegnato all’Italia l’ultimo posto nel livello di crescita tra i Paesi europei, con il PIL a +0,8 per cento sia nel 2017 che nel 2018, più basso della stima "prudenziale" dell’1 per cento per entrambi gli anni indicata dal Governo nel DEF 2017.

Ovviamente tutto ciò si ripercuote anche sulle prospettive di benessere dei cittadini e, per quello che ci riguarda, degli anziani, dato che nel DEF non si intravedono misure veramente decisive ed efficaci per far uscire una parte importante della popolazione da una situazione di grande disagio sociale ed economico. E’ vero che una certa sensibilità al problema è dimostrata dall'introduzione nel DEF di alcuni indicatori di benessere equo e sostenibile come elementi per monitorare l’andamento economico e sociale al fine di orientare le politiche, indicatori che potrebbero essere ampliati comprendendo ad esempio quelli che rilevano i livelli di istruzione, il tasso di povertà, il livello di ricerca e sviluppo, l'accessibilità dei servizi sociali.

E’ vero che l’approvazione della legge delega per il contrasto alla povertà e poi l’attuazione che se ne fa nel Programma Nazionale di Riforma del DEF è un passo importante verso l’istituzione di una misura nazionale equa, universale, inclusiva per venire incontro ai soggetti svantaggiati con l’obiettivo della loro integrazione sociale e lavorativa. E non si vuole neppure negare lo sforzo per finanziare la legge (1,18 miliardi per il 2017 e di 1,704 miliardi per il 2018). Ma è anche vero che tale sforzo è largamente insufficiente e gli anziani rischiano di restare esclusi, almeno per il momento, dai benefici della legge.

Ciò anche a fronte di quanto mette in evidenza l’ISTAT nella sua audizione davanti alle Commissioni di Camera e Senato: l’11,9 per cento degli italiani, 7,2 milioni di persone, vive in famiglie che sperimentano condizioni "di grave deprivazione materiale", e l'indice di grave deprivazione è peggiorato per le persone anziane (65 anni e più), passando dall'8,4% all'11,6%.

Abbiamo apprezzato le recenti misure contenute nella Legge di Bilancio 2017 a favore dei pensionati (14^ mensilità di pensione e no tax area), ma la loro citazione nel DEF quando si parla della strategia contro la povertà non deve far pensare che esse siano esaustive per alleviare condizioni degli anziani. Ci vuole ben altro ed è necessario un progetto complessivo di integrazione nella società.

Per quanto riguarda la parte previdenziale, è positivo che l’incidenza della spesa pensionistica rimanga sostenibile dopo le modifiche alla legge Fornero ed è condivisibile la volontà del Governo di andare ad un’attuazione rapida della normativa in tema di flessibilità del pensionamento (APE volontaria, APE Sociale, Rendita integrativa temporanea anticipata, Opzione donna).

Infine, per quanto riguarda la sanità, la previsione programmatica della spesa nel triennio 2018-2020, che indica un tasso medio di crescita annuo dell’1,3 per cento, fa sorgere alcune preoccupazioni riguardo alla possibilità che un ulteriore contingentamento delle risorse possa tradursi in una riduzione delle prestazioni. E’ altresì preoccupante l’aumento dei consumi privati nella sanità, che fotografa una situazione in cui le famiglie, tra cui molte di anziani, debbono farsi carico direttamente delle spese per salvaguardare la propria salute.

Al riguardo, crediamo di poter far nostro il parere della Commissione Sanità del Senato che ha indicato l’esigenza di più risorse per la Sanità nel DEF e nella legge di Bilancio ed ha avanzato alcune proposte, tra cui anche l'individuazione di uno o più indicatori di salute individuale e collettivi, una tutela della salute uniforme da Nord a Sud del Paese e il ripristino della natura dei ticket come strumento di regolazione della domanda e non come fonte di finanziamento del SSN.