Eurispes: Rapporto Italia 2017 - I punti salienti

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27 Febbraio, 2017
Eurispes: Rapporto Italia 2017 - I punti salienti

Si riportano i punti più salienti del Rapporto Italia 2017 dell’Eurispes che interessano anziani e famiglie:

Permangono sacche di disagio e difficoltà economiche: quasi la metà delle famiglie non riesce e far quadrare i conti e arrivare a fine mese e solo una famiglia su quattro risparmia. Affrontare spese mediche è un problema nel  25,6% dei casi. Causa crisi, alcuni sono tornati a vivere dai genitori (13,8%), ai quali hanno chiesto aiuto economico (32,6%) o il sostegno nella cura dei figli (23%).

Il 48,3% delle famiglie non riesce ad arrivare alla fine del mese e il 44,9% per arrivarvi sono costrette a utilizzare i propri risparmi. Solo una famiglia su quattro risparmia. Le rate del mutuo per la casa sono un problema nel 28,5% dei casi, mentre per il 42,1% di chi è in affitto lo è pagare il canone. Il 25,6% delle famiglie ha inoltre difficoltà a far fronte alle spese mediche. Molti hanno dovuto mettere in atto strategie anti-crisi come tornare a casa dai genitori (13,8%), farsi aiutare da loro economicamente (32,6%) o nella cura dei figli per non dover pagare nidi privati o baby sitter (23%).

Si sente povero circa un italiano su quattro. Solo il 12,1% afferma di non conoscere nessuno che si trovi in una condizione di indigenza. Si sprofonda nella povertà soprattutto per aver perso il lavoro (76,7%) o a seguito di una separazione / divorzio (50,6%).

Circa una persona su quattro afferma di sentirsi "abbastanza" (21,2%) e "molto" (3%) povero. L'identikit di chi denuncia la propria povertà è il seguente: single (27,1%) o mono genitore (26,8%) che vive al Sud (33,6%) ed è cassaintegrato (60%) o in cerca di nuova occupazione (58,8%). Si sprofonda nella povertà a causa della perdita del lavoro (76,7%), a seguito di una separazione o un divorzio (50,6%), a causa di una malattia propria o di un familiare (39,4%), della dipendenza dal gioco d’azzardo (38,7%) o della perdita di un componente della famiglia (38%).

Il 77,2% degli italiani conosce persone che non arrivano alla fine del mese; il 61,5% persone che devono chiedere costantemente aiuto a parenti e amici; il 49% che non possono permettersi un posto dove abitare; il 48,2% che non hanno i mezzi per far studiare i propri figli; il 41,9% che non possono permettersi di curarsi; il 41,3% che non possono mantenere i propri figli; il 39,3% che devono rivolgersi alla Caritas e il 25% che si sono rivolte ad un usuraio per ottenere a somme altrimenti non reperibili.

Consumi: il 48,5% dei cittadini ha visto diminuita la propria capacità di spesa contro il 51,5% che non ha perso potere d'acquisto. I tagli alle spese sono più alti per i consumi superflui, mentre il ricorso ai saldi è ormai un'abitudine consolidata (80%).

Rispetto all'anno scorso, si va meno nei discount (-6,2%). Si compra meno al mercato dell'usato (25,1%, -4,2%) ed online (40,4%, -3,7%), mentre sembrano diffondersi formule di baratto tramite internet (17,8%). Aumentano i tagli sulle spese mediche (38,1%, +3,9%), sulla babysitter (62,5%, +14,3%) si fa maggiore uso dei mezzi per risparmiare sulla benzina (47,4%, +8%).

Secondo il 51,5% degli italiani la riduzione del proprio potere di acquisto è stata nulla o poco rilevante (erano il 46,8% lo scorso anno), al contrario il 48,5% ha visto erodere la propria capacità di spesa (nel 2016, il 53,1%). Nel corso dell’anno si è comunque risparmiato su: pasti fuori casa (70,9%), estetista, parrucchiere, articoli di profumeria (66,2%), viaggi e vacanze (68,6%). Sono rimasti pressoché stabili i tagli sui regali (75,6%) e per il tempo libero (64,8%). Stabile anche il ricorso ai saldi (80,6%).
Diminuisce la quota di risparmio che incide sulle nuove tecnologie (-5 punti: dal 69,4% del 2016 al 64,4% del 2017). Si riduce il numero dei consumatori che per l’abbigliamento prediligono punti vendita più economici come grandi magazzini, mercatini e outlet (73,2%; -2,8%).

Per l’acquisto di generi alimentari, il 69,7% (+1,7%) dei consumatori cambia marca di un prodotto se più conveniente mentre il 57% si è rivolto ai discount (-6,2%). Si compra meno al mercato dell’usato (25,1%, -4,2%) e online (40,4%, -3,7%), mentre iniziano a diffondersi formule di baratto tramite Internet (17,8%).

Fa riflettere il dato su chi è stato costretto a tagliare le spese mediche (38,1%, +3,9%) insieme al maggiore utilizzo dei mezzi pubblici per risparmiare sulla benzina (47,4%, +8%). I tagli hanno colpito anche le spese dedicate agli animali domestici (32,3%, +6,4%), alla babysitter (62,5%, +14,3%), alla donna delle pulizie/domestici (43,7%, +6,5%). Nel 36,2% dei casi si riduce anche sulla spesa per badanti.

Il senso di (in)sicurezza. Un terzo degli italiani (33,9%) ha più paura di subire reati rispetto al passato, soprattutto per quel che riguarda furti in casa e aggressioni. Disagio sociale e disoccupazione sarebbero le cause principali dei fenomeni criminali. Rispetto a 8 anni fa è cresciuto il numero di chi vorrebbe limitare l'ingresso degli immigrati (dal 6,5% al 14,9%). Se in pericolo, il 41,3% dei cittadini ricorrerebbe probabilmente all'uso di un'arma, mentre il 22% è sicuro che lo farebbe. Il 42,7% è contrario all'incriminazione di chi reagisce durante un furto in casa/nel proprio negozio sparando e ferendo/uccidendo gli aggressori e il 48,5% sarebbe d'accordo solo se la reazione non fosse commisurata alla minaccia.

Nel corso degli ultimi 2 anni, la paura di subire reati è aumentata rispetto al passato per un terzo degli italiani (33,9%), per oltre la metà (58,2%) è rimasta invariata e solo per il 7,8% è diminuita. Gli italiani si sentono minacciati dal furto in abitazione (34,8%), a seguire dall’aggressione fisica (15,1%).
Disagio sociale (21,1%), mancanza di lavoro (14,5%), difficile situazione economica (12,5%), eccessiva presenza di immigrati (12,5%), pene poco severe/le scarcerazioni facili (11,2%) sono secondo gli italiani le cause principali della diffusione dei fenomeni criminali nel nostro Paese. Il problema della criminalità potrebbe essere dunque risolto garantendo la certezza della pena (22,5%) e incrementando l’occupazione (19,7%). A distanza di 8 anni sono aumentati i cittadini secondo i quali, per contrastare la delinquenza, occorre limitare l’accesso nel Paese agli immigrati (dal 6,5% al 14,9%) e rafforzare il dispiegamento delle Forze dell’ordine (dal 7,2% al 14,6%).

Il 41,3% dei cittadini dichiara che probabilmente ricorrerebbe alle armi se messo in una situazione di pericolo, mentre il 22% è sicuro che lo farebbe. Poco più di un terzo si pronuncia diversamente: il 25,8% probabilmente non utilizzerebbe le armi sotto minaccia e il 10,9% esclude nettamente tale possibilità.
Il 48,5% dei cittadini è d’accordo con l’incriminazione di chi reagisce durante un furto in casa/nel proprio negozio sparando e ferendo o uccidendo gli aggressori, nei casi però in cui la reazione non sia commisurata al pericolo; il 42,7% è contrario all’incriminazione, mentre l’8,8% sostiene che debbano essere incriminati in ogni caso.

La nostra sanità viene bocciata nel 54,3% dei casi. Sono le lunghe liste d'attesa a creare più disagi (75,5%). Nel 42,2% dei casi si denunciano strutture mediche fatiscenti, nel 41,8% condizioni igieniche insoddisfacenti. Oltre un terzo (34,1%) ha sperimentato errori medici. Una persona su quattro non si fida dei vaccini dell'infanzia. Oltre un italiano su 5 (21,2%) fa uso di medicinali non convenzionali (+6,7% rispetto al 2012). La rete viene spesso usata (47,7%) per cercare informazioni sui propri disturbi di salute, soprattutto dai giovanissimi di 18-24 anni (64,4%).

Il 54,3% dei cittadini non è soddisfatto del nostro Sistema sanitario, contro il 45,6% di chi si dice soddisfatto. Dal 2010 il livello di gradimento è simile: i giudizi positivi erano più bassi (41,7%), quelli negativi più alti di 15 punti.

La metà del campione (50,5%) per le cure specialistiche e/o interventi chirurgici preferisce generalmente rivolgersi agli ospedali pubblici, mentre il 25,7% predilige invece gli ospedali privati; il 23,8% sottolinea, d’altra parte, di non potersi permettere le cure private. Il disagio più frequente segnalato dai cittadini sono le lunghe liste di attesa per visite/esami medici (75,5%). Oltre la metà (53,2%) ha dovuto attendere troppo per interventi chirurgici, quasi la metà (48,9%) indica una scarsa disponibilità del personale medico ed infermieristico. Nel 42,2% dei casi si denunciano strutture mediche fatiscenti, nel 41,8% condizioni igieniche insoddisfacenti. Oltre un terzo (34,1%) di quanti si sono rivolti alla sanità pubblica ha sperimentato errori medici.

Nell’ultimo anno il 31,9% dei cittadini ha rinunciato alle cure dentistiche a causa dei costi eccessivi, il 23,2% a fisioterapia/riabilitazione, il 22,6% alla prevenzione e il 17,5% ha sacrificato persino medicine e terapie.

Solo il 57,8%, si dice fiducioso nell’efficacia dei vaccini antinfluenzali, mentre il 73,9% si fida dei vaccini dell’infanzia (una persona su quattro invece non si fida). Oltre un italiano su 5 (21,2%) fa uso di medicinali non convenzionali (+6,7% rispetto al 2012). L’omeopatia è la cura alternativa più diffusa (76,1%). La fitoterapia si colloca al secondo posto (58,7%), seguono l’osteopatia (44,8%), l’agopuntura (29,6%) e la chiropratica (20,4%).

Il 47,7% del campione usa la Rete per cercare informazioni sui propri disturbi di salute. Sono i giovanissimi dai 18 ai 24 anni ad affidarsi alla Rete con maggiore assiduità alla ricerca di consigli ed informazioni mediche (64,4%).

Internet si usa soprattutto per capire a che cosa siano dovuti i sintomi/disturbi che si avvertono (91,5%). Molto alta risulta anche la percentuale di chi si informa online su buone pratiche/abitudini utili alla salute (79,9%). La metà (50,7%) usa la Rete per capire quali esami fare, quasi la metà (47,4%) per capire quali farmaci assumere per il proprio disturbo.