La spending review, in realtà, l’hanno fatta gli italiani

Anap il : 
24 Settembre, 2014

Il tradizionale rapporto sui consumi della Coop, presentato di recente, è davvero allarmante. Dal 2007 a oggi, si sono volatilizzati, secondo il Rapporto, 15 punti di Pil; l’italiano medio ha 2.700 euro in meno all’anno da spendere; di conseguenza, vede nero (la percentuale di giudizi negativi sullo stato dell’economia è al 91%, record in Europa).

Ne consegue, sul versante dei consumi, una frugalità ancora più severa, che ha imposto dei cambiamenti: una rivoluzione del paniere alimentare, meno spostamenti, crollo drastico della spesa per vestiti, calo di quella per divertimenti, e anche dei soldi spesi per tabacco, alcool e gioco. Ma anche delle modalità nuove: ricorrere, per esempio, all’uso o al noleggio di beni. E’ l’economia della condivisione, che ha il suo boom nell’auto ma verso la quale, sorprendentemente, gli italiani paiono essere più disponibili di quasi tutti gli altri europei: si dichiara "non disposto a condividere" solo il 37% degli italiani, contro il 52% dei tedeschi, il 59% dei francesi, il 63% degli inglesi e il 42% degli spagnoli (dato Nielsen 2013). L’altro cambiamento strutturale è nelle modalità con cui si acquista (o si affitta, si noleggia, si condivide), con l’e-commerce che avanza come nuova piazza della spesa: più 20,4% nell’ultimo anno.

L’italiano medio, peraltro, mostra anche "insospettabili capacità di resistenza": assorbendo gli urti e cambiando quel che può. E anche azzarda "trasformando le cicatrici della crisi in nuovi o antichi valori". Tra questi ultimi, ci sono la  casa e la famiglia. Alle esigenze dell’abitazione e al futuro dei figli è legato, secondo gli analisti del Rapporto, il dato sorprendente degli ultimi anni sul risparmio: mentre nella prima fase della crisi gli italiani hanno attinto al gruzzolo che avevano messo da parte, adesso hanno ripreso a risparmiare.

E la nuova frugalità ha cambiato anche la dieta degli italiani. Inevitabile, dopo tredici trimestri consecutivi di riduzione della spesa alimentare (meno 13% dal 2007 a oggi). A livello generale, la spending review alimentare ha colpito soprattutto pesce, olii e grassi, bevande non alcoliche (meno 15%), ma stanno sopra il 10% anche i tagli a pane, latte, caffè, zucchero, frutta, carne. Curiosa la classifica dei prodotti le cui vendite sono salite: cibo senza glutine, dolci per ricorrenze, bevande alla soia, polli cotti. Effetto dell’emersione di bisogni alimentari nuovi (sono tutti positivi i trend del bio, dei regimi alimentari vegani e vegetariani, dell’etnico e del lusso), di sostituzione di alcuni cibi (pesce surgelato al posto del fresco), e dello spostamento di alcune categorie di consumatori “di fascia alta” dalle boutique dell’alimentare alla Grande distribuzione organizzata.

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