Pensioni. Allo studio del Governo un anticipo pensionistico per le donne. Ma il Presidente dell’INPS Boeri non è d’accordo

Anap il : 
22 Settembre, 2017
Pensioni. Allo studio del Governo un anticipo pensionistico per le donne. Ma il Presidente dell’INPS Boeri non è d’accordo

Le donne che intendono accedere all'Ape Social - l'anticipo della pensione in presenza di particolari circostanze - potranno usufruire di uno sconto nei requisiti contributivi per anticipare ulteriormente il pensionamento di 6 mesi a figlio con un tetto massimo di 2 anni. È questa una delle ipotesi che fa il Governo per cercare di venire incontro ad un’esigenza molto sentita dal mondo femminile. Il presidente dell’INPS Tito Boeri, però, non condivide questa proposta, perché potrebbe comportare una riduzione dalla pensione per le donne, che hanno già monti contributivi più bassi per via delle carriere discontinue.

Tra le ipotesi che trapelano dalle riflessioni del Governo in materia di pensioni, c’è quella di dare la possibilità alle donne di anticipare l’età di pensionamento avendo come parametro il numero dei figli. Si ricorda infatti che dal 2018 le donne che lavorano nel settore privato andranno in pensione alla stessa età degli uomini: 66 anni e sette mesi, l’età più alta in Europa. La proposta di fatto oltre ad allargare un po' le maglie del pensionamento anticipato, bilancerebbe anche l'attuale disparità nelle domande di accesso all'Ape social: il governo stima un ampliamento della platea e un possibile aumento dall'attuale 29% delle domande delle donne ad un 40%. Non sarebbe, invece, considerato il lavoro di cura e di assistenza familiare, che notoriamente è per lo più a carico delle donne.

Il presidente Inps Tito Boeri, però, non condivide l'idea di tagliare i requisiti di età per l'accesso alla pensione per le lavoratrici che hanno avuto figli, perché secondo Boeri il problema delle donne è l'accesso al lavoro, con carriere discontinue e pochi contributi. Introducendo la possibilità di andare in pensione prima (in un sistema ormai contributivo, ndr) secondo Boeri ci sarebbero due rischi: quello di uscire dal lavoro con pochi contributi e con un assegno basso e quello di introdurre una discriminazione tra donne che fanno figli e altre che non ne hanno fatti. Boeri ha sottolineato la necessità di intervenire sull'accesso al mercato del lavoro delle donne piuttosto che sull'uscita dal lavoro e su un sistema che vede il lavoro di cura cadere tutto sulla testa delle donne.

"In quasi tutti i Paesi - dice - le ore lavorate in casa e fuori casa da uomini e donne si equivalgono. L'Italia è l'unico Paese nel quale le donne che lavorano cumulano un numero molto più alto di ore rispetto agli uomini" tra lavoro retribuito e lavoro di cura.