Rivalutazione pensioni: dal 2019 si ritorna al meccanismo del 2001

Anap il : 
22 Settembre, 2017
Rivalutazione pensioni: dal 2019 si ritorna al meccanismo del 2001

Dopo qualche anno in cui le pensioni, specialmente quelle al di sopra di 1.500 euro, mensili hanno sofferto di blocchi e riduzioni, dal 2019 dovrebbe cambiare il meccanismo di rivalutazione annuale. In sostanza sarà ripristinato il meccanismo previsto dalla legge di bilancio per il 2001, ovvero il recupero dell'inflazione per scaglioni.

Secondo il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, dal 2019 si dovrebbe tornare ad un sistema di normalità per la rivalutazione annuale delle pensioni. Sarà fatto anche un lavoro di analisi e verifica sulla composizione del paniere che è alla base della rivalutazione delle pensioni. A occuparsene potrebbe essere un'apposita commissione mista, composta da ministero del Lavoro, sindacati, Inps, Istat e collegata a Eurostat. In pratica il recupero sarà pieno per la parte di pensione entro le tre volte il minimo per tutti, anche per coloro che possono contare su importi più alti, ponendo così termine a blocchi o rivalutazioni ridotte che hanno pesato parecchio sulla svalutazione di pensioni buone, ma non certo da nababbi. In caso di assegni che superino i 1.505 euro al mese (3 volte il minimo, calcolando che il trattamento minimo del 2017 è di 501,89 euro), ci sarà una rivalutazione parziale sulla base di altri due scaglioni.

Si tratta di pochi euro dato che l'inflazione è molto bassa, ma il meccanismo di fatto potrebbe sanare un’ingiustizia, anche considerando l'attesa imminente decisione della Corte Costituzionale sul "bonus Poletti". La Corte infatti dovrà decidere sulla scelta operata dal Governo di restituire, ai pensionati cui era stata bloccata la rivalutazione per due anni (2012-2013) dal Salva Italia, solo il 12% della mancata perequazione (dando priorità agli assegni più bassi).

Dal 2019 è confermata la rivalutazione al 100% per gli assegni fino a tre volte il minimo; poi è prevista la rivalutazione al 90% per quelli tra tre e cinque volte il minimo (tra 1.500 e 2.500 euro al mese circa), mentre adesso sono previsti due scaglioni uno al 95% e uno al 75% tra le quattro e le cinque volte il minimo. L'ultima fascia, oltre le cinque volte il minimo, sarà rivalutata al 75% rispetto all'inflazione, una percentuale più alta di quella prevista fino al 2018 (il 50% tra cinque e sei volte il minimo, 45% per gli importi superiori a sei volte il minimo). Ma soprattutto il meccanismo che ritorna in vigore nel 2019 salvaguarda per tutti il primo "pezzo" di pensione garantendo sui primi 1.500 euro la rivalutazione piena.