La salute in Italia: luci, criticità e raccomandazioni dell’OECD

Anap il : 
19 Dicembre, 2019

Secondo l'OECD l’Italia è seconda in Europa per quanto riguarda la più alta speranza di vita, anche se notevoli disparità persistono tra le regioni, per genere e situazione socioeconomica. Nel complesso, il sistema sanitario italiano è efficiente, e garantisce un buon accesso a prestazioni sanitarie di elevata qualità a costi relativamente bassi, sebbene si registrino differenze considerevoli tra le regioni.

Le principali sfide per il sistema sanitario italiano consistono nel migliorare il coordinamento delle prestazioni sanitarie per la crescente fascia della popolazione affetta da malattie croniche, e ridurre le disparità di accesso alle cure. Le criticità messe in evidenza dall’OECD, secondo l’Anap, sono condivisibili, ma non vi è dubbio che non sono esaustive.

Vi sono molti altri problemi sui quali l’Associazione dei pensionati degli artigiani ha da tempo segnalato e che attendono una risposta. Siamo un Paese all’avanguardia per quanto riguarda la tutela della salute. Ma molto c’è ancora da migliorare: dalle liste di attesa alla integrazione socio-sanitaria soprattutto per le malattie invalidanti e croniche, dalla prevenzione alla tutela delle categorie più deboli economicamente. Occorrerebbe un approfondimento  complessivo  coinvolgendo, come Governo, le Organizzazioni sindacali e soprattutto quelle degli anziani. Ecco i punti più rilevanti delle osservazioni dell’OECD:

  • In seguito alla crisi economica del periodo 2008-2009 la spesa sanitaria ha inizialmente subito dei tagli, rimanendo poi stabile negli ultimi anni. Nel 2017 l’Italia ha destinato alla spesa sanitaria l’8,8 % del PIL italiano, una percentuale inferiore rispetto alla media dell’UE, pari al 9,8 %. La spesa sanitaria è stata finanziata per circa tre quarti con fondi pubblici, una percentuale inferiore rispetto al 2010 (79 %) nonché alla media attuale dell’UE (79 %). Le spese out-of-pocket sono aumentate in seguito all’introduzione, sulla scia della crisi economica, di nuovi ticket per molti servizi sanitari e prodotti farmaceutici. Il tasso di bisogni sanitari non soddisfatti è generalmente basso, ma resta più elevato per le persone a basso reddito.
  • L'Italia vanta un solido sistema di assistenza sanitaria primaria che le consente di fare fronte alle esigenze di una popolazione che invecchia. Diverse regioni stanno sperimentando nuovi modelli di erogazione dei servizi, con l’istituzione di poliambulatori territoriali e strutture di assistenza intermedie che si collocano tra l’assistenza sanitaria primaria e quella ospedaliera, potenziando in tal modo la capacità di gestione dei casi e associando i servizi sanitari con l’assistenza sociale. Sebbene queste iniziative mirino a identificare nuovi modelli di assistenza per pazienti affetti da malattie croniche, la maggior parte di questi progetti sperimentali non è ancora stata oggetto di un processo di valutazione formale.
  • L'Italia ha dovuto far fronte a sfide importanti per ripristinare la fiducia dell’opinione pubblica riguardo ai benefici della vaccinazione: ad esempio, l’inadeguata copertura vaccinale, sia adesso che in passato, ha comportato negli ultimi anni la comparsa di diversi focolai di morbillo. Nel 2017 è stato approvato un piano nazionale di prevenzione vaccinale, che ha dato vita a un unico programma nazionale di vaccinazione comprendente dieci vaccini obbligatori per i bambini. Tuttavia, la disinformazione e la scarsa coerenza delle politiche continuano a ostacolarne l’attuazione.
  • A livello di personale sanitario, se da un lato il numero di medici e infermieri per abitante ha registrato un leggero aumento nell’ultimo decennio, dall’altro crescono le preoccupazioni riguardo alla carenza di personale nel futuro, dato che oltre la metà dei medici attivi ha un’età superiore ai 55 anni. Negli ultimi anni la formazione e l’assunzione di nuovi medici è stata limitata dalla mancanza di tirocini e di specializzazioni post-laurea, nonché di buone opportunità di lavoro per i medici di recente formazione, il che ha portato all’emigrazione di molti laureati in medicina e giovani medici. L’ambito della pratica infermieristica rimane limitato e non sono previsti ampliamenti di ruolo ai fini di migliorare sia l’accesso alle cure che le prospettive di avanzamento professionale del personale infermieristico.
  • Come in altri Stati Membri dell’UE, le previsioni indicano che l’invecchiamento della popolazione e la moderata crescita economica eserciteranno negli anni e nei decenni futuri una pressione sulla spesa pubblica per la sanità e l’assistenza a lungo termine. Un migliore coordinamento a livello nazionale per lo sviluppo di soluzioni sanitarie digitali potrebbe contribuire a migliorare l’accesso ai servizi sanitari e l’efficienza dell’erogazione dei servizi.