Solitudine e demenza negli anziani. Il Covid aggrava il tutto

1 Dicembre, 2020
il lockdown e i rischi di solitudine negli anziani

Il problema della solitudine negli anziani, sempre presente in tempi “normali”, diventa estremamente grave nell’attuale situazione di restrizioni e di necessarie cautele dovute alla pandemia da Covid-19. Per questo, anche se esso è per lo più sottovalutato o trascurato di fronte ai numeri davvero tragici dei morti a causa del virus o dei contagiati, si moltiplicano le iniziative di soggetti, Associazioni ed Amministrazioni comunali - come ad esempio l’istituzione di numeri verdi - per cercare di alleviare la situazione di molti anziani che, pur non avendo contratto l’infezione, possono avere talvolta conseguenze non meno dolorose rispetto alle sofferenze di chi è affetto dal virus.

L'Anap, l'Associazione Anziani e Pensionati di Confartigianato, ha istituito gratuitamente per i propri associati "Pronto ti ascolto", un servizio di assistenza psicologica supportato da psicologi specializzati, per far fronte ai problemi di isolamento, paure, depressione o stress, grazie ad un numero verde dedicato.

Isolati in casa, lontani dagli affetti di figli e nipoti, senza poter incontrare gli amici, anche se liberi di uscire con la consapevolezza però di essere i soggetti più vulnerabili e a rischio di ammalarsi di Covid-19, una malattia particolarmente aggressiva dopo i 70 anni, spesso la scelta per molti anziani, libera o obbligata a causa delle condizioni di salute o della scarsa mobilità, è quella dell’isolamento, che è un fattore di rischio importante per problemi mentali come ansia e depressione.

La costrizione a casa negli anziani può alterare il sonno, causando alterazioni della memoria, della capacità di concentrazione del controllo emotivo, favorendo l'irritabilità, ma potrebbe anche esporre a un generale declino cognitivo, e la mancanza di movimento potrebbe avere conseguenze sul sistema cardiovascolare, sul sistema nervoso autonomo e sull'attività respiratoria.

Tale asserzione è confermata da numerosi studi, tra cui uno recente della Fondazione Santa Lucia Irccs di Roma, nel quale si afferma esplicitamente che uno dei rischi frequenti della quarantena per gli over 65 è proprio la demenza senile, di cui l'Alzheimer rappresenta la forma più comune, con quasi il 70 per cento dei casi. Per demenza, in questo caso, si intende un disordine progressivo dell'età associato al deterioramento della memoria, della cognizione, del comportamento e alla diminuzione della capacità di svolgere le attività della vita quotidiana.

Infatti, la riduzione delle attività fisiche, sociali e cognitive a causa dell’emergenza Covid-19, insieme al trascorrere la propria giornata in solitudine e in maniera passiva, sono comportamenti che mettono in serio repentaglio la salute mentale.

Lo studio si è basato sull’analisi dei comportamenti di persone appartenenti alla fascia d’età over-60 che si sono volontariamente sottoposte al test. Ne è emerso come il lockdown abbia determinato cambiamenti rilevanti negli stili di vita di queste persone: oltre 1 persona su 3 ha ridotto i livelli di attività fisica; il 70% ha riferito un aumento della sedentarietà; circa 1 anziano su 3 ha modificato anche la propria dieta quotidiana; il 35% ha riferito un aumento del peso. Circa 1 persona su 5 ha ridotto anche i comportamenti attivi, come cucire, ricamare, lavorare a maglia, dedicarsi ad attività artistiche, bricolage o giardinaggio. Il 60% di essi si dedica ad attività ricreative passive come guardare la tv o ascoltare la radio.

E’ proprio la riduzione dei contatti sociali che crea un enorme disagio psichico. Studi scientifici sostengono che, al contrario, poter contare su una rete sociale fatta di amici e familiari offrirebbe numerosi vantaggi fisici e cognitivi per gli anziani, stimolando il livello di attenzione, migliorando la concentrazione e le capacità di memoria. Una vita soddisfacente dal punto di vista sociale infatti è in grado anche di rallentare gli effetti di altre malattie neurodegenerative come il Morbo di Alzheimer.

E forse è per questo che gli anziani partecipanti alla ricerca si sono lamentati principalmente delle restrizioni legate alle proprie relazioni sociali, anche se l'11% ha riferito di essere ancora impegnato in attività sociali, come l'incontro con altre persone nel rispetto della distanza di sicurezza o la partecipazione a incontri di gruppo su piattaforme online.

Lo studio della Fondazione Santa Lucia conferma, se ce ne fosse bisogno, che il problema della solitudine, aggravata in tempi di Covid, è gigantesco per molti anziani e sarebbero da evitare talune affermazioni di tecnici o politici che privilegerebbero tenere serrati in casa gli over 65 o 70 per evitare che prendano l’infezione. Magari non prendono l’infezione – ammesso che ciò sia vero, dato che l’infezione spesso viene loro trasmessa da infermieri o badanti nei centri anziani oppure da altri congiunti a casa propria -, ma poi forse si ammalano di altre malattie di carattere mentale, che non sono meno gravi.

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