In arrivo badanti e assistenti familiari formate da Regione Lazio

Mercoledì, 27 Giugno, 2012
Regione Lazio

Qualificare gli assistenti familiari e badanti sia stranieri che italiani, al fine di potenziare i servizi socio-sanitari assistenziali erogati a livello domiciliare. Questo il progetto sperimentale Sap, Servizi alla persona, promosso dall’assessorato regionale al Lavoro, in accordo con il ministero del Lavoro e per il quale sono stati stanziati 2milioni 700mila euro. L’iniziativa, e’ stata presentata  dal presidente Renata Polverini, dall’assessore regionale al Lavoro Mariella Zezza e dal direttore del San Camillo Forlanini, Aldo Morrone. Il progetto Sap, nasce dalla sempre più crescente richiesta di assistenza e qualificazione nel settore sei servizi alla persone, e punta ad inquadrare tutti gli operatori e le strutture coinvolte in una rete di attività. La fase sperimentale di Sap coinvolgera’, inizialmente, 60 persone e partira’ in un primo momento dall’azienda ospedaliera San Camillo Forlanini, per poi interessare tutto il territorio regionale.

Gli avvisi pubblici per l’estensione del progetto, infatti, sono gia’ in fase di definizione e saranno attivi a partire dall’estate 2012. Nell’ambito di Sap, e’ previsto un servizio d’incrocio tra domanda e offerta di lavoro mediante degli sportelli, che saranno gestiti dalle associazioni o gli enti che vinceranno il bando, e che consentiranno l’incontro tra le badanti, una volta formate e le famiglie. "Questo progetto - ha detto Polverini - e’ frutto di un lavoro di squadra, che dal punto di vista istituzionale, e’ la chiave per ricominciare a dare risposte ai tanti bisogni che ancora non riusciamo a coprire. Quando la filiera ha ben presente quali sono i problemi e la collaborazione e’ fattiva e reale, si riescono a realizzare progetti importanti, che sanno costruire risposte. Quello dei servizi socio-assistenziali e’ un tema delicato, che si incastra con la condizione del sistema sanitario che, per troppi anni, ha concentrato quasi esclusivamente un impegno in quella che e’ la struttura madre, gli ospedali, quando invece si dovrebbe andare in senso inverso. Per fare questo c’e’ un passaggio fondamentale: costruire un sistema formativo, per assistere in modo piu’ appropriato, coloro che hanno bisogno di aiuto".
"Mettiamo insieme - ha proseguito il presidente del Lazio - da un lato politiche di conciliazione e l’altra dotiamo il nostro sistema di persone piu’ qualificate delle quali ci possiamo fidare. Ancora una volta il Lazio diventa regione sperimentale, dove ci sono realta’ che hanno prodotto risultati straordinari. Sap, infine, e’ anche in linea con quelle politiche di integrazione che la regione Lazio sta portando avanti". "Abbiamo messo a disposizione 2,7milioni di euro, per orientare assistere ed incentivare le famiglie che vogliono assumere personale che si prenda cura dei propri cari e della propria casa - ha spiegato l’assessore Zezza - e allo stesso tempo qualificare giovani e disoccupati, immigrati e donne e chi viene espulso dal mercato del lavoro e creare degli sportelli di incontro.

La regione Lazio si dimostra prima in Italia per capacita’ di attivita’ socio-assistenziale. Ci sono 400mila famiglie, record italiano, che hanno almeno una persona al loro servizio. Questa cifra fino al 2020 e’ destinata a raddoppiare. Le famiglie, dunque, in particolare nella nostra regione diventeranno "imprese". E’ anche un modo per far emergere il lavoro in nero: il 38% dei servizi socio-assistenziali e’ irregolare". "E’ un progetto che mette in rete un sistema per migliorare non solo servizi alle persone ma anche contesto economico - ha spiegato Morrone - Le azioni che mettiamo in campo sono: formazione di base e formazione "specifica", sulla base delle più comuni malattie invalidanti che si riscontrano nella popolazione. Sap, ha tra gli altri obiettivi quello di non alimentare il lavoro nero e lo sfruttamento. Favorisce una reale e piena integrazione delle persone straniere che vivono nel nostro paese, supporta i servizi socio-assistenziali del pubblico e del privato per le famiglie e limita il ricorso inappropriato ai medici di base al pronto soccorso e ad altri servizi".