Crisi e salute: nove milioni di italiani non si curano più

Venerdì, 5 Aprile, 2013
Crisi e salute: nove milioni di italiani non si curano più

Anche in Italia gli effetti della crisi economica sulla salute diventano sempre più evidenti, con nove milioni di persone che rinunciano a curarsi per mancanza di risorse. Lo sottolinea Walter Ricciardi, direttore dell’Osservatorio nazionale sulla salute dell’Università Cattolica di Roma, secondo cui il nostro paese non ha adottato le iniziative possibili per limitare il problema. "Nel nostro paese ormai nove milioni di persone ha rinunciato a curare disturbi di piccola e media entità - spiega l’esperto commentando lo speciale della rivista Lancet sulla salute in Europa ai tempi della crisi - o per le liste d’attesa troppo lunghe, o perché non riesce a pagare le terapie. Un esempio lampante viene dalle cure dentali, con un aumento delle persone che perdono i denti e non li sostituiscono, anche perché l’odontoiatria in Italia è quasi esclusivamente privata".
Secondo il rapporto annuale stilato dall’Osservatorio dall’inizio della crisi è aumentato l’utilizzo di farmaci antidepressivi (da 8,18 dosi giornaliere per 1000 abitanti nel 2000 a 35,72 nel 2010), sintomo dello stato di malessere, ma anche gli stili di vita stanno peggiorando, con una diminuzione nel consumo di frutta e verdura a favore di cibi più economici e calorici e la rinuncia all’attività fisica per risparmiare.

Anche i tagli ai servizi sanitari hanno comportato effetti sulla salute delle persone: "Un esempio di questo si può vedere nelle statistiche sui tumori della mammella - sottolinea Ricciardi - al Sud c’é la metà dei casi ma lo stesso numero di morti. Questo perché mancano i servizi di screening, e quindi le diagnosi vengono fatte quando il cancro é in stadio avanzato". Molti altri paesi, spiega Ricciardi, sono riusciti a limitare i danni con alcuni provvedimenti: "Ci sono cinque o sei cose che si possono fare - afferma - dall’aumento della prevenzione, in cui l’Italia è ultima in Europa per spesa rispetto al Pil, alla modulazione delle prestazioni in base alle esigenze del territorio, all’integrazione tra i servizi sociali e quelli sanitari, per impedire che prestazioni sociali vengano erogate a costi più alti dal Ssn. Da noi ci si è limitati ai tagli".