Disegno di legge stabilità, il Fondo sanitario nazionale per il 2014 sale a 109,901 miliardi

Mercoledì, 6 Novembre, 2013
Disegno di legge stabilità, il Fondo sanitario nazionale per il 2014 sale a 109,901 miliardi

Il Disegno di legge sulla stabilità, approvato dal Consigli dei Ministri il 15 ottobre, nel testo trasmesso al Senato, contrariamente a quanto avvenuto con le manovre finanziarie e le leggi di stabilità degli ultimi anni, per la prima volta non contiene tagli al Fondo Sanitario Nazionale per il triennio 2014-16 suscettibili di ripercussioni sui livelli essenziali delle prestazioni sanitarie erogate ai cittadini. Fin dal prossimo anno, nel finanziamento a carico del bilancio dello Stato del Fondo Sanitario Nazionale ci saranno 2 miliardi in più. Per il 2014 salirà infatti a 109,901 miliardi la quota a carico dello Stato, per l’appunto 2 miliardi in più rispetto ai 107,9 miliardi previsti dalla precedente Legge di stabilità del Governo Monti, a copertura del mancato inserimento dei nuovi ticket. Questo stanziamento sarà inserito nelle tabelle del bilancio dello Stato allegate al Ddl stabilità, insieme alla rivalutazione del fondo sanitario 2015 che salirà a 113,106 miliardi.

Quest’anno dunque non sono stati effettuati tagli che impattano sui livelli dei servizi sanitari. I Livelli essenziali di assistenza (Lea) non saranno toccati e non ci saranno nuovi ticket. Non vi è alcuna riduzione della spesa farmaceutica - né territoriale, né ospedaliera – della spesa per dispositivi medici, di quella per l’acquisto di prestazioni dalle strutture private accreditate, della spesa per acquisti di beni o servizi da parte delle aziende sanitarie e ospedaliere. Quanto alle misure di contenimento della spesa nel pubblico impiego contenute nell’art. 11 del Ddl, si tratta di disposizioni applicabili a tutti i dipendenti pubblici contrattualizzati, pertanto anche al personale del SSN. Tali disposizioni, che sono in gran parte già vigenti, comportano risparmi per il finanziamento statale al Fondo Sanitario Nazionale di 540 milioni nel 2015 e di 610 milioni nel 2016, ma non sono riconducibili a tagli alle prestazioni in senso stretto.