Diventare Nonni

diventare nonni

IL SIGNIFICATO PSICOPEDAGOGICO DEL RUOLO DI NONNO

Da un punto di vista psicologico, il ruolo di nonno/a risponde ad almeno tre funzioni: come figura di sostegno si genitori che lavorano; come figura di “radice” cioè di legame con la storia famigliare di appartenenza; come figura di recupero affettivo poiché non ha la responsabilità diretta dell’educazione del nipotino.

La figura di sostegno si evidenza al momento in cui i genitori che vanno a lavorare fuori casa, si trovano nella necessità di lasciare il bimbo con una persona che si occupo di lui con affetto e competenza.
Sicuramente i nonni, di solito la nonna ma non necessariamente, sono la persona più qualificata in quanto possono assicurare l’affetto e la cura genitoriale insieme alla competenza derivata dall’esperienza.
Non è da sottovalutare l’importanza dell’essere “radice” cioè costruire il legame profondo con il passato proprio in un periodo, quale quello che stiamo vivendo oggi, in cui ognuno prova l’ansia incoffessata e misconosciuta di non avere riferimenti: la velocità dei cambiamenti ci fanno ignorare il passato (che già sembra preistoria) e ignorare il futuro (che non si riesce ad immaginare).
Viviamo in un presente stretto e poco motivante. Per un bambino “avere un nonno” vuol dire che anche i suoi genitori sono stati piccoli, come lui, e che lui crescerà come loro: il suo desiderio diventa speranza, diventa futuro.
Quando sente che gli vengono attribuiti somiglianze fisiche o caratteriali con il genitore o con il nonno, si sente parte di una storia familiare che continua, di cui è portatore e per la quale è importante.
In un mondo di precarietà, può essere un progetto di vita non trascurabile.

Infine, ma non per ultima, la possibilità di attuare un recupero dell’affettività. In effetti in molti casi essere nonni rappresenta una seconda “occasione genitoriale” per chi ha vissuto il tempo in cui era padre o madre in modo affrettato o ansioso o iperprotettivo o poco responsabile ecc.
Diventare nonni può essere un momento d’oro per riscoprirsi capaci di tenerezza, di affettuosità e di allegria insospettate, o troppo a lungo soffocate, in nome dell’efficienza, della produttività e del benessere economico.
 
A chi sta per diventare nonno o nonna
- a chi lo è appena diventato
- a chi lo è da poco

Oggi cominciamo a capire che non si può buttare tutto rinunciando a sfruttare in modo saggio quanto resta dopo una prima utilizzazione. Si parla di ristrutturazione, ricollocazione, reinserimento, formazione permanente, riciclaggio, ecc perché siamo diventati consapevoli  che l’”usa e getta” è un atteggiamento autolesionista.
Oggi cominciamo a capire che le persone e i sentimenti sono più importanti del consumo.
Ecco che siamo pronti a riscoprire quale possa essere il valore del diventare “nonno” cioè diventare la radice salda di un albero che cresce e genera fiori e foglie,.
Siamo pronti a conoscere le nuove prospettive che si possono aprire a chi affronta in modo consapevole un ruolo significativo e delicato nell’ambito della famiglia che va comunque rispettata nella sua autonomia.

Oggi le statistiche ci dicono che i bambini ce ne sono pochi, sempre meno (siamo ormai a crescite zero in diverse regioni italiane) e di ultracinquantenni che ne sono sempre di più.
Forse dovremmo immaginare un bambino attorniato da molti adulti che si concedono l’onore della sua attenzione?
Sembra di no poiché i nonni hanno altro da fare e i bambini hanno tv e videogiochi per passare il tempo.
Però non è mai successo che un nipotino dovesse essere ricoverato in ospedale in stato di shock dopo aver ascoltato i racconti del nonno mentre recenti notizie confermano i pericoli dell’uso prolungato e sconsiderato dei videogiochi.
D’altra parte le nuove famiglie non prevedono la presenza di una persona che si occupi dei bambini per affetto e non perché pagata.
Per i “vecchi” ci sono case di riposo, RSA, “residenze aperte”; per i bambini asili nido, scuole materne, baby sitter.
E sono tutti soli, ognuno può sentirsi “abbandonato”, anche i genitori, troppo spesso soli.

Ci sono buone ragioni che ci hanno portato a questa realtà, ottime ragioni che non possono essere e non devono essere dimenticate, ma forse possiamo migliorare, forse possiamo salvaguardare i diritti del singolo nell’incontro con i suoi simili (che magari sono anche parenti).
Nessuno vuole tornare al passato, nessuno rinnega i vantaggi della vita moderna, ma bisogna aprirsi alle sinergie, all’aiuto reciproco, alla formazione di competenze e consapevolezze perché la vita sia vivace, non frenetica, perché la vita continui, non si trascini.

Possiamo rivalutare le tre componenti generazionali delle società: bambini, genitori, nonni facendo loro scoprire le possibilità costruttive di ogni età senza rimproverare, recriminare o cercare di dimenticare.
Possiamo rivalutare la valenza educativa dell’incontro tra chi ha vissuto e chi ha la vita davanti.
Un albero ha una chioma estesa quando le sue radici, i rami tagliati ricrescono se non vengono eliminate le radici.
Troppi alberi crollano perché non hanno più radici, troppe persone distruggono la propria vita perché non hanno legami affettivi solidi, non “appartengono” più a nessuno, non fanno parte di niente.