Per gli italiani il welfare non è un costo ma un investimento

Martedì, 3 Dicembre, 2013
Per gli italiani il welfare non è un costo ma un investimento

Migliora la percezione del Welfare nell’opinione pubblica: per il 70 per cento degli italiani il Welfare è un investimento e non è un costo. Solo per il 25 per cento degli intervistati l’Italia non può più permettersi un sistema welfare come questo. Ma per la maggioranza si tratta di uno strumento di crescita. A dirlo è l’indagine realizzata da Swg per Legacoopsociali.

Dove trovare i soldi per investire nel sociale? Per il 46 per cento degli italiani lo Stato deve recuperare le risorse  dall’evasione fiscale, per il 14 per cento dalle fondazioni bancarie. Tre, invece, sono le principali paure degli  italiani: disoccupazione, pressione fiscale e precarietà lavoro. Oltre il 60 per cento delle famiglie chiede servizi di orientamento al lavoro, mentre il 56 per cento indica come bisogno prioritario i servizi di cura domiciliare per le persone anziane.
Sempre secondo l’indagine, dal 2010 a oggi sono raddoppiati gli italiani che si sentono poveri (passando dal 6 al 12 per cento). Uno su quattro arriva a fine mese “con molte difficoltà”, il 68 per cento ha paura di perdere il lavoro e solo il 39 per cento pensa di appartenere al ceto medio, un dato che nel 2002 sfiorava il 70 per cento.

Cooperative, primatiste in fiducia. Le organizzazioni di volontariato e le cooperative sociali (68 per cento) sono in testa alla classifica di fiducia degli italiani, distanziando di gran lunga le banche (15 per cento), il governo (18 pe cento) e le imprese sia pubbliche che private. Lo dice sempre l’indagine anzidetta. Per il 61 per cento degli intervistati le cooperative sociali suppliscono alle mancanze dello Stato rispetto ai temi dell’assistenza, mentre un altro 57 per cento (il questionario permette di dare più risposte) ritiene che nei prossimi anni l’importanza delle cooperative sociali aumenterà perché diminuiranno sempre più i servizi pubblici gestiti dallo Stato e dalle amministrazioni locali.

Coop sociali, “strangolate dagli anticipi bancari”. Negli anni della crisi nera, che ha inciso con “tagli pesantissimi” sui servizi alla persona, la cooperazione sociale ha retto, facendo registrare un +30 per cento di cooperative e lavoratori dal 2007 a oggi. Tuttavia, denuncia la Legacoopsociali sono diversi i casi di cooperative “strangolate da anticipi bancari, perché dopo aver emesso fattura non sono state pagate anche oltre i 36 mesi”. La presidente di Legacoopsociali ha ricordato che rispetto alle 85.800 cooperative presenti in Italia nel 2007, oggi si è arrivati a oltre 115 mila. E di fronte alla crisi, il loro ruolo appare fondamentale: “Molte famiglie non sono più in grado di pagare i servizi, perché la crisi è reale e tangibile per le persone , ma le nostre cooperative hanno fatto un grande sforzo per supplire a queste difficoltà”.