Il Rapporto Italia 2013 di Eurispes: una fotografia della crisi italiana

Martedì, 19 Febbraio, 2013
Eurispes

L’Italia è "un Paese completamente ripiegato sul suo presente" dove "si è operato affidandosi al giorno per giorno, con risposte parziali, spesso improvvisate, con misure utili al massimo a tamponare qualche falla". Ma se si vuole uscire dalla crisi politica, economica, sociale ed etica che ha colpito il Paese bisogna abbandonare la "subcultura del presentismo" che è diventata la nostra filosofia di vita. E’ quanto ha affermato il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara in occasione della presentazione del Rapporto. Ed ecco i dati più significativi del Rapporto.

I numeri della crisi
Il 60,6% degli italiani, 3 su 5, sono costretti a intaccare i propri risparmi per arrivare alla fine del mese; il 62,8% ha grandi difficoltà ad affrontare la quarta (quando non la terza) settimana.
L’80% delle famiglie italiane pensa che «la situazione economica generale sia peggiorata negli ultimi dodici mesi (per il 61,5% “nettamente” e per il 18,5% in parte)». Qui si inserisce la piccola schiarita all’orizzonte: l’anno scorso il numero dei pessimisti era più alto, al  93,6%. E, parallelamente, la quota di chi pensa che la situazione sia migliorata (nettamente o in parte) passa dall’1,4% del 2012 al 10,9% di quest’anno.
Dal presente al futuro, le tinte restano relativamente fosche: il 52,8% pensa che la situazione economica del Paese subirà un peggioramento nei prossimi 12 mesi (il 27,9% la vede stabile, solo un italiano su dieci attende un miglioramento).
Il carico fiscale sulle spalle delle famiglie nell’ultimo anno "risulta, rispetto al precedente, nettamente aumentato per il 41,7% degli italiani, un po’ aumentato per il 27,5%. A non trovare alcuna differenza è il 13,8%, mentre è rispettivamente diminuito leggermente e nettamente per il 5,5% e il 5,2

Il risparmio
Il 70% degli italiani ha visto nell’ultimo anno peggiorare la propria situazione economica personale (il 40,2% di molto, il 33,3% in parte). Solo il 4,8% indica invece un miglioramento.
La situazione è peggiorata più per chi ha una partita IVA che non per i lavoratori dipendenti (anche con contratti atipici).
Le maggiori difficoltà si rilevano fra i 45 e i 64 anni, seguono i 35-44enni.
Il 35,7% ha chiesto un prestito bancario negli ultimi tre anni (dato in aumento di 9,5 punti rispetto alla rilevazione 2012). Le categorie più bisognose di aiuti finanziari sono quelle con contratti a tempo determinato (atipico o subordinato) e le partita Iva (44,2%), contro il 35,2% dei lavoratori subordinati a tempo indeterminato.
Il 62,3% dei prestiti è stato chiesto per pagare debiti accumulati e il 44,4% per saldare prestiti precedenti. Il 27,8% di chi chiede un prestito deve acquistare una casa, il 22,6% coprire spese mediche, il 5% per potersi permettere una vacanza, il 13,1% per far fronte ad un evento (matrimonio, battesimo, cresima). Il 47,8% dei prestiti è per cifre ridotte, fra mille e 10mila euro, il 26,9% fra i 10mila e i 30mila euro, il 10,3% arriva a 50mila euro, il 15,1% fino a 100mila euro e oltre.

I consumi
Il 73,4% nell’ultimo anno ha visto una diminuzione del proprio potere d’acquisto. Su cosa si risparmia?
L’89,9% ha ridotto le spese per i regali, l’88,5% acquista più prodotti in saldo, l’86,7% ha ridotto le spese per i pasti fuori casa, l’85,5% cercato punti vendita più economici per i vestiti, l’84,8% riduce le spese per viaggi e vacanze, l’84,8% sceglie prodotti alimentari più convenienti, l’83,5% taglia sul tempo libero, l’83,1% le spese per estetista, parrucchiere, articoli di profumeria, l’81,9% quelle per gli articoli tecnologici.

E ancora: il 72,6% ha cercato punti vendita economici per gli alimentari (contro il 52,1% che dichiarava la stessa cosa nel 2012). Il 58,4% acquista prodotti online per ottenere sconti ed aderire ad offerte speciali, il 52,2% ha ridotto le spese per la benzina usando di più i mezzi pubblici, il 40,6% risparmia sulle spese mediche, il 38,4% si rivolge al mercato dell’usato.

Come cambia la vita quotidiana
Per risparmiare, il 91,8% limita le uscite fuori casa (dal 73,1% registrato un anno fa), l’82,2% invece di andare al cinema guarda film in dvd o in streaming (dal 56,5% di un anno fa), il 77,2% sostituisce la pizzeria/ristorante con cene a casa tra amici (dal 56,7% del 2012), il 44,1% va più spesso a pranzo/cena da parenti/genitori.
Ci sono anche nuove abitudini che riguardano la vita lavorativa: il 54,9% si porta il pranzo da casa. Il 30,9% degli italiani ha fatto acquisti facendo ricorso a pagamenti rateizzati, soprattutto per comprare elettrodomestici, automobili, computer e telefonini. Il 28,1% si è rivolto ad un “Compro oro”, con una vera e propria impennata rispetto all’8,5% del 2012. Il 14,4% ha chiesto prestiti a privati (non parenti e amici), non potendo accedere a prestiti bancari (più del doppio dal 6,3% del 2012). Il 26,8% arrotonda lo stipendio con lavori informali (assistenza anziani, baby sitter, piccola sartoria). Il 28% ha venduto beni/oggetti su canali online di compravendita.

Gli italiani sono sempre più ’amici’ degli animali - Gli italiani non rinunciano, neanche in tempi di crisi, a prendersi cura di un animale domestico. Anzi, aumentano le persone che offrono un ’posto’ a un quattro zampe (+13,6%). Più della metà delle famiglie del nostro Paese, pari al 55,3%, ha in casa uno o più animali domestici; nel 2012 ci si fermava al 41,7%. Il più amato rimane il miglior amico dell’uomo, il cane.

Un quarto  ha il tablet - La mania dei tablet ha ormai contagiato quasi un quarto degli italiani. Le preoccupazioni economiche non sembrano, peraltro, avere conseguenze dirette sugli indicatori dello stato di salute degli italiani, Una delle ragioni di questo “disallineamento” – spiega il Rapporto- è riconducibile a quello che viene definito “tempismo nella reazione”, vale a dire che certi stili di vita possono richiedere un orizzonte temporale più lungo perché subiscano modificazioni significative. Fatto sta che si vive più a lungo. In particolare, dal 1975 al 2010 ‘aspettativa di vita è cresciuta di quasi 10 anni ( 9,8 per le donne; 8,6 per gli uomini).