Incontro con il Ministro Poletti sul Piano di contrasto alla povertà

Mercoledì, 9 Marzo, 2016
Incontro con il Ministro Poletti sul Piano di contrasto alla povertà

All’incontro con il Ministro Poletti sul Piano Nazionale relativo alla lotta alla povertà, che si è tenuto il 14 febbraio, sono intervenuti una cinquantina di rappresentanti (gran parte del terzo settore, gli altri di Organizzazioni sindacali), tra i quali un rappresentante di Anap/Confartigianato.

In apertura il Ministro ha illustrato ampiamente il Piano sottolineandone i punti cardine: l’universalità dell’impianto, che non va ad aggiungersi agli interventi che già esistono, e la stabilità delle risorse (sia pure ancora scarse ma in progressivo aumento). Altro aspetto qualificante del Piano è il concetto dell’inclusione attiva.

Il Ministro non ha nascosto le difficoltà di realizzazione in quanto se al Ministero spetta il compito di definire le linee guida (concordate peraltro con le Regioni), la competenza in materia di assistenza spetta alle Regioni e la realizzazione pratica del Piano dovrà essere portata avanti dai Comuni (o, meglio, dagli ambiti territoriali). E proprio ai Comuni andrà una parte degli stanziamenti perché possano approntare le infrastrutture necessarie (centri di accoglienza, assistenti sociali e quant’altro). Sempre i Comuni dovranno poi raccordarsi con il “privato” (e cioè terzo settore e Organizzazioni) e garantire la cooperazione e l’integrazione degli interventi da parte delle diverse realtà pubbliche interessate, a cominciare dalle ASL. C’è quindi un problema serio di governance sul quale ha confessato di non avere ancora le idee chiare.

Il Ministro ha poi sottolineato l’importanza del monitoraggio relativo anche alla efficienza ed efficacia degli interventi che consentiranno di migliorare in futuro il piano stesso. Ha voluto anche fugare ogni dubbio sul problema delle reversibilità e confermare che la razionalizzazione delle prestazioni assistenziali si rende necessaria per evitare sovrapposizioni inutili. Il Ministro ha terminato dichiarando che le procedure per accedere ai benefici saranno snelle (non vi saranno più bandi) e che a partire da luglio di quest’anno verranno impiegate le risorse previste dalla Legge di Stabilità per il 2016.

E’ seguito l’intervento del Direttore Generale competente per materia che ha illustrato in particolare i requisiti richiesti per il 2016: famiglia con figlio minore o disabile; ISEE inferiore a 3.000 euro; valutazione dello stato di bisogno multidimensionale. Ha concluso il Ministro ribadendo le difficoltà da affrontare e chiedendo, proprio per questo, la collaborazione di tutti e assicurando incontri più ravvicinati (l’ultimo c’era stato a luglio). Si rimette peraltro in allegato, per opportuna conoscenza, il documento predisposto all’uopo da Anap/Confartigianato.

DISEGNO DI LEGGE DELEGA IN MATERIA DI CONTRASTO DELLA POVERTÀ

Si condividono, nella sostanza, gli obiettivi del disegno di legge delega in materia di contrasto della povertà, riordino delle prestazioni e sistema degli interventi e dei servizi sociali, approvato dal Consiglio dei Ministri in data 28 gennaio, anche se, a nostro avviso, è solo un primo passo verso quel diritto alla “vita dignitosa” garantito dalla nostra Costituzione, ove all’art. 3 stabilisce che “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Il d.d.l. è anche una risposta, sia pur parziale e tardiva, alla Piattaforma Europea contro la povertà e l’emarginazione (Europa 2020) che fu adottata nel 2010 e che, tra l’altro, impegnava gli Stati membri alla riduzione della povertà in Europa di 20 milioni di cittadini entro il 2020, a fronte di 122 milioni di poveri.

Per la verità, da allora, a causa della crisi economica e delle condizioni fortemente recessive che si sono create, che hanno portato ad una contrazione importante della produzione industriale, alla chiusura di centinaia di migliaia di aziende, alla crescita della disoccupazione, il problema si è ancor più aggravato, con un aumento esponenziale delle famiglie in povertà e in indigenza, mentre si è accentuato lo squilibrio tra fasce povere e fasce ricche della popolazione.

La crisi ha avuto conseguenze negative in tutta Europa sul benessere delle famiglie, per cui oggi si stima che un quarto della popolazione europea è a rischio di povertà o esclusione sociale, ma in Italia gli effetti sono stati ben più gravi se è vero che, secondo Eurostat, un italiano su tre oggi è a rischio povertà e si stima che sono oltre 4 milioni i soggetti in povertà assoluta. Sarebbe, quindi, per prima cosa necessario rivedere il piano europeo – e italiano – alla luce delle mutate condizioni e dei nuovi poveri che si sono aggiunti.

Gli anziani sono tra le categorie che più hanno pagato gli effetti della crisi. I loro trattamenti pensionistici hanno perso progressivamente valore rispetto al reale costo della vita (anche a causa dei blocchi della rivalutazione automatica) e i loro redditi hanno scontato il peso di un fisco più aggressivo a livello locale. Ma anche l’aumento dei costi per la sanità – a cui come noto gli anziani sono costretti a ricorrere più ampiamente rispetto ad altre fasce di cittadini -, la diminuita disponibilità di prestazioni sociali da parte delle Amministrazioni locali e l’aumento dei costi dei servizi pubblici ne hanno eroso le disponibilità economiche e li hanno spinti sempre più ai margini della società. E tra gli anziani sono le donne che hanno più difficoltà a tirare avanti a causa di pensioni dirette o di reversibilità che con grande frequenza, specie tra le ex lavoratrici autonome, non superano il trattamento minimo. I dati dell’INPS lo confermano.

Venendo al disegno di legge delega, che si propone di attuare i contenuti - da noi giudicati positivi - della Legge di Stabilità 2016, si apprezza che per la prima volta si affronti in modo strutturale il nodo della povertà in Italia e si destini a tale scopo un significativo quantitativo di risorse, anche se esse rappresentano solo un primo e limitativo passo per allineare il nostro agli standard dei Paesi più avanzati che già da tempo hanno adottato misure di sostegno reddituale. 

Condividiamo, in particolare, la caratterizzazione di inclusione attiva, e non assistenziale, data alle nuove prestazioni, come misura nazionale di contrasto alla povertà consistente in un sostegno economico condizionato all’adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione lavorativa  e sociale, individuata come livello essenziale delle prestazioni da  garantire su tutto il territorio.

Il punto decisivo, a questo proposito, è coordinare le politiche di welfare locale e fornire ai soggetti che debbono attuarle, a partire dai Comuni, gli strumenti necessari, anche economici,  per poter concretamente lavorare al fine di individuare i soggetti a cui va circoscritto l’intervento ed operare per la loro inclusione nella società e, se del caso, nel lavoro. Si tratta di elaborare  nei territori  progetti personalizzati d’inserimento sociale e di mettere in campo gli interventi necessari alla loro attuazione con le relative  attività di monitoraggio.

Nell’assicurare il nostro contributo a sostenere le politiche attive di cui sopra,  esprimiamo tuttavia perplessità circa la “razionalizzazione di altre prestazioni anche di natura previdenziale”, soprattutto se in queste fossero incluse le prestazioni pensionistiche ai superstiti ed in modo particolare se la loro concessione o la loro misura dovesse essere sottoposta allo strumento dell’ISEE.

Considerato  che attualmente le pensioni di reversibilità ai superstiti sono già molto penalizzate, e pertanto sarebbe necessario migliorarle anziché peggiorarle ulteriormente, si propone di stralciare completamente il loro riordino dalla legge delega.

Condividiamo  invece il proposito di razionalizzazione delle prestazioni assistenziali sottoposte alla prova dei mezzi, per la cui concessione si ritiene opportuna la valutazione della ricchezza familiare attraverso l’ISEE,  nonché  il riordino della normativa in materia di sistema degli interventi e dei servizi sociali.

A tale riguardo, il riordino delle prestazioni assistenziali, pur necessario al fine di razionalizzarle, evitare abusi e uniformarle su tutto il territorio nazionale, deve avere l’obiettivo di ampliare e rendere più efficace il sistema di protezione sociale, e non quello di produrre risparmi in un settore nel quale vengono impegnate risorse che già sono percentualmente in rapporto al PIL ai livelli più bassi nell’ambito della U.E. Sarebbe pertanto opportuno che si trattasse in modo separato, anche per quanto riguarda le risorse, la problematica della spesa assistenziale e quella della povertà, la quale non può essere finanziata tagliando altre prestazioni assistenziali, che molto spesso interessano handicappati e soggetti deboli fisicamente.”