In Italia cresce il lavoro per gli ultracinquantenni, ma non come nel resto dei Paesi industrializzati

Martedì, 13 Novembre, 2012
In Italia cresce il lavoro per gli ultracinquantenni

In Italia aumenta il numero degli ultra 50enni con un’occupazione, ma la categoria resta ampiamente sotto rappresentata rispetto alla media dei paesi industrializzati.
E’ quanto emerge da uno studio dell’Ocse. Nel 2011 il tasso di occupazione della popolazione italiana tra 50-64 anni era di 5,9 punti percentuali più elevato rispetto al 2005, ma di 11,6 punti sotto la media Ocse. Ovvero, lo scorso anno il 49,6% degli over 50 della penisola aveva un lavoro, in progresso quindi dal 43,7% del 2005 e dal 40,2% del 2001, ma la media dei paesi avanzati era del 61,2% nel 2011, del 58,4% a metà decade e del 55,6% nel 2001.

Aumenta l’età, sale il divario. Già nella fascia 50-54 anni il divario è ragguardevole (70,7% nella penisola contro 76% Ocse), ma la differenza si fa più ampia con l’aumentare dell’età. Tra i 60-64enni italiani solo il 20,9% risulta occupato contro il 40% Ocse. L’uscita effettiva dal lavoro risulta in effetti anticipata in Italia rispetto agli altri paesi: per gli uomini nel 2011 è avvenuta all’età di 60,8 anni, la stessa del 2005 e 6 mesi in più rispetto a 10 anni prima. La media dei paesi industrializzati nel 2011 era invece di 63,9 anni (63,1 nel 2001).

Donne, disoccupazione lunga. Per le donne l’età effettiva di pensionamento in italia risulta di 59,1 anni nel 2011, ancora più bassa che nel 2005 (61 anni) e nel 2001 (59,6), mentre la media ocse è sempre superiore ai 62 anni (62,8 nel 2011). La disoccupazione tuttavia risulta inferiore (3,9% della forza lavoro) rispetto alla media Ocse (5,8%), anche se prevale la disoccupazione di lungo termine (55,3% contro il 45,9% ocse).

Pochi laureati, nessuna formazione. Gli ultra 50enni italiani hanno del resto un tasso di ‘employability’ inferiore ai coetanei degli altri paesi industrializzati. Solo il 10,7% ha un’istruzione universitaria, meno della metà rispetto al 22,9% Ocse e solo il 4% degli occupati partecipa a programmi di formazione contro il 9,4% Ocse.

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