La famiglia in Italia: intervento di Raffaella Saso

Mercoledì, 2 Agosto, 2017
La famiglia in Italia: intervento di Raffaella Saso

Riteniamo opportuno riportare per esteso l’intervento di Raffaella Saso, coordinatrice Osservatorio Eurispes sulle Famiglie al Convegno tenutosi presso la Camera dei Deputati sul tema “La Famiglia, Educazione e Benessere”.

L’incontro è stato organizzato da UPF Italia, WFWP Italia e Fondazione delle Famiglie per la Pace Mondiale e l’Unificazione, in collaborazione con la IAPP (Associazione Internazionale dei Parlamentari per la Pace) e numerose altre organizzazioni, promosso dall’On. Eleonora Bechis, riprende il tema della Giornata Internazionale delle Famiglie 2017 proposto dalle Nazioni Unite.

Fin dalla sua fondazione l’Eurispes pone particolare attenzione ai temi ed ai problemi inerenti la famiglia italiana, con un approccio che non si limita all’analisi ed all’interpretazione dei dati quantitativi. Da sempre l’istituto dà voce direttamente ai cittadini e dunque alle famiglie, rilevando attraverso le loro testimonianze mutamenti, criticità, punti di vista.

Una delle sfide più stimolanti affrontate nel corso di questi anni di studio delle caratteristiche e delle questioni centrali inerenti la famiglia italiana è stata quella di individuare un più moderno e reale concetto di famiglia stessa. La definizione di famiglia originaria contenuta nella nostra Costituzione parla di: «Società naturale fondata sul matrimonio». Ma quando si parla di famiglia non si può prescindere da quelle prerogative che hanno caratterizzato questo istituto nel tempo: la sua natura primaria di luogo di affetti e di intenti comuni, e le sue funzioni di protezione, di trasmissione di norme e valori, di socializzazione e sviluppo dei membri.

Ogni famiglia è caratterizzata da un profondo legame affettivo, da un sistema di sostegno reciproco e nei confronti dei figli, che favorisce i processi di identificazione e sviluppo dell’identità personale. Oltre alle molteplici funzioni (sessuale, riproduttiva, economica, socializzante) ciascun nucleo familiare presenta una sua storia, una divisione del lavoro, ed una condivisione di scopi, obiettivi, bisogni e risorse. I rapporti interni ed esterni portano sempre le tracce di epoche e sistemi sociali diversi da quelli attuali, su cui poi intervengono le influenze della cultura contemporanea.

La famiglia ha subìto un’evoluzione continua nel tempo, in relazione a fattori come l’organizzazione sociale, economica e culturale del momento storico. Accanto al modello di famiglia tradizionale emergono quindi nuovi nuclei familiari.
Attualmente, sebbene nel nostro Paese risulti ancora quella più diffusa, la famiglia nucleare non esaurisce il panorama delle diverse forme familiari esistenti. Si assiste alla “pluralizzazione” delle famiglie: tutte le forme di convivenza, con o senza matrimonio, fra sessi diversi o uguali, con due genitori o uno solo (e genitori naturali, oppure solo legali), fino a tutte le forme  di “arrangiamenti di vita” (living arrangements) virtualmente possibili, sempreché gli individui coinvolti si sentano legati da relazioni particolarmente forti dal punto di vista affettivo, quali che siano il tempo di durata e le modalità dei legami.

Si può parlare di famiglia pluri-forme. Questi anni ci mostrano l’aumento di alcuni tipi di famiglia in particolare. Le famiglie di genitori soli (madre sola, o padre solo, con uno o più figli), un modello in crescita numerica soprattutto a causa delle separazioni e dei divorzi. Solo una piccola percentuale è strutturata così fin dall’inizio (la donna, per esempio, può scegliere di avere un figlio senza né sposarsi, né accompagnarsi con il partner). Le famiglie ricostituite (quelle nate attraverso il matrimonio o la convivenza di vedovi ma soprattutto di divorziati), in forte aumento, anche se il loro incremento non è pari a quello dei divorzi (non tutti i divorziati si risposano), come pure le famiglie multi-etniche (quelle nate attraverso il matrimonio di persone appartenenti a differenti etnie), le convivenze, anche omosessuali, le famiglie unipersonali (le famiglie costituite da single). Ci sono poi famiglie allargate (con più di due generazioni nello stesso nucleo, per esempio quando i nonni convivono con i figli sposati e i relativi nipoti), a volte per necessità.
I cambiamenti determinano inevitabilmente nuove esigenze. Il riconoscimento delle unioni civili, la nuova legge sul divorzio, l’introduzione dell’affidamento condiviso rispondono alle nuove dinamiche.

Si è assistito ad una progressiva de-istituzionalizzazione del legame tra uomo e donna, che non è più costretto a esprimersi all’interno di un vincolo coniugale riconosciuto e incondizionato: le relazioni tra i partner sono continuamente rinegoziabili. Di qui la ricerca di un rapporto sentimentale che possa durare fintanto che sia appagante e non per effetto di condizionamenti esterni. L’interesse per il benessere dell’individuo è privilegiato a quello della famiglia come istituzione. All’origine va individuata anche la maggiore autonomia, prima di tutto economico-lavorativa, delle donne: con il tempo, infatti, si è assistito ad un aumento della tendenza delle donne con un maggior potere economico e culturale, a porre fine ad un rapporto matrimoniale o di convivenza insoddisfacenti.
L’incremento delle rotture matrimoniali ha introdotto nuove esigenze e criticità. Di carattere economico, sociale, relazionale. Sul piano del benessere dell’individuo, della richiesta di supporto esterno alla coppia separata, della gestione della prole.

Nel complesso è diminuito il peso quantitativo delle coppie sposate con figli sul totale delle coppie. A partire dal 1976, in ritardo rispetto a molte nazioni occidentali, l’Italia è andata al di sotto del tasso di fecondità che assicura la crescita zero, e che quindi garantisce il ricambio generazionale. Questa tendenza ha poi conosciuto una accelerazione che dura fino ad oggi. Fra le cause ci sono una serie di fattori interdipendenti come l’innalzamento dell’età per le prime nozze, l’aumento delle rotture matrimoniali, il differimento della prima gravidanza. La diminuzione dei tassi di nuzialità, ma soprattutto il differimento del momento delle nozze, il graduale ingresso delle donne nel mondo del lavoro, l’introduzione dei metodi di controllo delle nascite, la volontà diffusa delle coppie di non avere più di due figli, le nuove concezioni individuali sulla realizzazione personale e familiare, sono all’origine del calo costante della natalità nel nostro Paese. Si tratta di un insieme di fattori complessi che interagiscono tra loro e non permettono di parlare di una semplice diminuzione del desiderio di avere figli; ci sono infatti elementi che smentirebbero questa tesi, come l’aumento delle richieste di procreazione assistita e di adozione, e le richieste di facilitare le procedure necessarie. Si tratta invece di una diminuzione della fertilità probabile di coppia, ma anche di ostacoli di carattere economico ed occupazionale, di una precarizzazione delle esistenze che preclude o rende più difficile la genitorialità.
Un’altra tendenza evidente riguarda il fenomeno della famiglia allungata. In Italia il numero dei giovani che permangono nelle famiglie di origine è cresciuto in modo esponenziale. I giovani raggiungono più tardi che in passato le principali tappe dello sviluppo quali la fine del percorso di studio, l’ingresso nella realtà lavorativa, il matrimonio o la nascita del primo figlio nonché la piena indipendenza abitativa ed economica. Tutto ciò soprattutto come riflesso dell’alta disoccupazione giovanile, della precarizzazione del lavoro, della difficoltà di trovare abitazioni economicamente accessibili, ma anche di una cultura familistica che tenderebbe a promuovere un atteggiamento protettivo da parte dei genitori nei confronti dei figli.
L’Eurispes ha indagato, dando la parola direttamente ad uomini e donne, il graduale mutamento dei ruoli maschili e femminili e la redistribuzione dei compiti e ruoli domestici e di cura dei figli. L’ingresso della donna nel mondo del lavoro, con un conseguente importante impegno fuori casa, ha ridefinito i ruoli all’interno del nucleo familiare con il superamento della concezione di una coniuge le cui responsabilità siano circoscritte a quelle relative alla cura della casa e della prole. Le nostre indagini sui cittadini italiani evidenziano con chiarezza come la società sia di fatto più avanti delle istituzioni e della politica. Con qualche eccezione, l’organizzazione famigliare appare abbastanza pronta a favorire la conciliazione tra famiglia e lavoro per le donne. Quel che manca troppo spesso sono politiche a sostegno ed una coerente mobilitazione in questo senso del mondo del lavoro. Benché gli uomini italiani siano sempre più abituati a dividere con le donne il carico di lavoro domestico e, ancora più, a prendersi cura dei figli, con grande naturalezza, le donne continuano a farsi carico di pesi maggiori, affrontando sacrifici per colmare le carenze strutturali del Paese. L’Eurispes le ha spesso definite acrobate. Sono soprattutto loro a lavorare part-time, ad utilizzare i congedi, a ridimensionare percorsi lavorativi già penalizzati da retribuzioni più basse e minori opportunità di carriera.

Forse l’aspetto più cruciale in relazione allo stato di salute delle famiglie è però la condizione economica delle famiglie. L’Eurispes parla da tempo, persino da prima della devastante crisi economica internazionale, dell’arretramento degli standard di vita delle famiglie italiane; in particolare quelle definite “della quarta settimana” e ormai della “terza settimana” che non riescono, cioè, con le risorse disponibili, ad arrivare alla fine del mese. In questi anni si sono allargate le aree sociali di disagio che fanno emergere, nella maggioranza dei cosiddetti “normali”, zone di inedita vulnerabilità, accompagnate da lacerazioni e fratture dei percorsi di vita, personali e collettivi, contrassegnati da tassi di incertezza e insicurezza senza precedenti.
Ogni anno la nostra indagine sulla condizione economica delle famiglie svela gli affanni ed i sacrifici delle famiglie, le strategie di risparmio – che passano per la riduzione dei consumi, anche a scapito della qualità della vita, per l’utilizzo dei risparmi per sostenere gli stili di vita acquisiti o per pagare le tasse, per la vendita dei beni di famiglia (il boom dei compro oro) ma anche per l’indebitamento, non solo con le banche ma anche, per l’attuale difficoltà di accesso al credito, con soggetti privati, in alcuni casi veri e propri usurai. La soglia della povertà sembra quanto mai sottile: persone e nuclei che avevano un reddito e un lavoro, magari precario, che l’hanno perso e si ritrovano impoverite; famiglie che non riescono più a far quadrare i conti, a pagare le bollette per il mutuo, l’affitto, la luce, il gas e il riscaldamento, le spese di condominio, la retta scolastica per i figli, la spesa al supermercato o al discount; persone alle quali basta un problema di salute o un lutto in famiglia per precipitare davvero nella povertà.

Tra gli elementi scatenanti si annoverano anche le separazioni: si può a pieno titolo parlare di nuove povertà da separazione. A seguito della rottura del rapporto coniugale la condizione di vita dei coniugi peggiora sensibilmente dal punto di vista materiale. La separazione coniugale sempre più spesso costringe i coniugi a ridefinire anche la propria sistemazione abitativa. La Caritas testimonia come aumenti il numero di chi è costretto a coabitare con amici o familiari perché incapace di far fronte alle spese di una abitazione tutta per sé. A seguito della separazione, la percentuale di chi è costretto ad alloggiare in strutture di accoglienza/dormitori è pari a 16,8% e il 5,2% dei soggetti separati intervistati vive in alloggi impropri. Per fronteggiare tali difficoltà, si tende a ricorrere ai centri di distribuzione dei beni primari (49,3%), alle mense (28,8%) e agli empori/magazzini solidali (12,9%). Di qui dunque, la necessità di elaborare una serie di interventi volti al sostegno dei coniugi separati che sempre più spesso si trovano ad affrontare situazioni di disagio socio-economico. Si pensi agli interventi economici, ma anche a quelli per il sostegno abitativo o a quelli di assistenza e mediazione familiare.

In questo senso appare ancora più evidente come la famiglia – qualunque sia la sua struttura –, rimanga il punto saldo, il sostegno, l’irrinunciabile luogo degli affetti. Lo dicono i figli, i genitori, gli anziani, ma anche le coppie senza prole. Nonostante la quotidiana difficoltà insita nei rapporti famigliari la larga maggioranza delle testimonianze conferma la centralità dei legami famigliari. Ancor più perché la famiglia rappresenta il principale Welfare del Paese, con sostegno economico, assistenziale ed affettivo tra le diverse generazioni, a colmare le carenze diffuse, spesso profonde. Le generazioni intermedie si trovano in molti casi a sostenere da un lato genitori in difficoltà o non autosufficienti – con le note carenze italiane in termini di assistenza domiciliare e sostegno in caso di patologie croniche –, dall’altro i figli, che sempre più tardi raggiungono l’indipendenza economica. Difficile immaginare l’Italia senza il supporto delle famiglie che sostengono i lunghi studi dei figli e, spesso, disoccupazione e precarietà lavorativa, che permettono alle giovani coppie di iniziare una vita insieme impiegando i propri risparmi per far loro avviare un mutuo o acquistare la prima casa, che si prendono cura dei nipoti mentre i figli lavorano e, in moltissimi casi, contribuiscono concretamente a far quadrare i conti. Non a caso proprio in mancanza di una rete famigliare in grado di offrire questo supporto si registrano le situazioni di maggiore difficoltà.
In questo ambito abbiamo sempre individuato le urgenze su cui i decisori politici dovrebbero intervenire. Questo, nel sentire degli italiani, è il vero terreno su cui offrire sostegno alle famiglie. Difendere la famiglia significa offrire gli strumenti per creare nuove unioni e nuovi nuclei, per assistere al meglio i membri bisognosi, per offrire opportunità di studio, indipendenza e realizzazione ai figli. Le famiglie italiane chiedono una diversa organizzazione del mercato del lavoro, tutele contro una precarizzazione che preclude lo sviluppo dei progetti di vita, agevolazioni fiscali in relazione alla presenza ed al numero dei figli e dei soggetti non autosufficienti nel nucleo famigliare, accesso al credito – che tuteli dalla morsa dell’usura dilagante –, l’accesso a nidi, asili e scuole degne della loro funzione. Non difesa da altre forme famigliari, poiché dare diritti ad altri non vuol dire privarne qualcuno.