Le richieste e le proposte del Cupla in campo sociale

Mercoledì, 30 Aprile, 2014
Le richieste e le proposte del Cupla in campo sociale

Il Comitato di coordinamento delle Associazioni dei pensionati autonomi (Cupla), di cui l’Anap fa parte, ha elaborato un documento politico-sindacale nel quale, dopo un’attenta analisi sulla situazione economica e sociale del nostro Paese, avanza proposte e richieste in favore dei pensionati in materia di: pensioni, equità tra le categorie, sanità, non autosufficienza, assistenza, povertà, casa, riequilibrio fiscale, isee, pensionamento attivo e rapporti intergenerazionali.

Proposte e richieste che il Cupla sottoporrà all’attenzione del mondo politico, del Parlamento e del Governo. Riportiamo in allegato una sintesi del documento mentre il documento completo può essere consultato sul sito dell’Anap.

Allegato

DOCUMENTO POLITICO CUPLA

(Sintesi)

La dura recessione che ha colpito il Paese rende necessario mettere in campo con urgenza ogni iniziativa rivolta a favorire una ripresa stabile dell’attività economica e produttiva e, nello stesso tempo, avviare concrete azioni di politica sociale per dare sollievo alle famiglie, ed agli anziani

Il CUPLA - Comitato Unitario Nazionale dei Pensionati dei Lavoratori Autonomi, al quale aderiscono le Associazioni ed i sindacati dei pensionati di Confartigianato, CNA, Casartigiani, Coldiretti, Cia, Confagricoltura, Confcommercio e Confesercenti - è ben cosciente delle difficili scelte che il Governo deve compiere per reperire le risorse necessarie e rispettare i parametri di stabilità finanziaria imposti dall’Unione Europea, ma ritiene indispensabile che nei processi di determinazione delle future politiche economiche si tengano nella dovuta considerazione anche i pensionati e gli anziani più in generale, come fruitori del sistema di sicurezza sociale, ma anche cittadini che muovono una importante fetta dell’economia nazionale. Senza la ripresa economica e lo sviluppo è difficile avere una base solida di Welfare, ma è altrettanto vero che l’economia non riparte se la parte meno agiata, e più numerosa, dei cittadini resta senza capacità di spesa.

Gli anziani sono tra le categorie che più hanno pagato gli effetti della crisi. I loro trattamenti pensionistici hanno perso progressivamente valore rispetto al reale costo della vita (anche a causa dei blocchi della rivalutazione automatica) e i loro redditi hanno scontato il peso di un fisco più aggressivo a livello locale. Ma anche l’aumento dei costi per la sanità – a cui come noto gli anziani sono costretti a ricorrere più ampiamente rispetto ad altre fasce di cittadini -, la diminuita disponibilità di prestazioni sociali da parte delle Amministrazioni locali e l’aumento dei costi dei servizi pubblici ne hanno eroso le disponibilità economiche e li hanno spinti sempre più ai margini della società.

In tale contesto il CUPLA guarda favorevolmente ai propositi più volte espressi dal Presidente del Consiglio Renzi di agire con estrema decisione e rapidità verso l’approvazione delle riforme. Richiede però che le misure vengano adottate senza penalizzare ulteriormente il Welfare _ già fortemente indebolito negli anni passati_, senza appesantire il prelievo fiscale _ soprattutto con riferimento alle fasce di popolazione più deboli_, infine pensando al Welfare non come un peso per la società, ma come fattore indispensabile per una piena ed equilibrata espansione economica.

E’ opinione del CUPLA che il Governo non potrà trascurare anche le conclusioni a cui è giunto recentemente il Comitato Europeo dei Diritti Sociali riguardo alla conformità della situazione normativa vigente negli Stati membri su una serie di diritti sanciti dalla Carta Sociale Europea (diritto alla salute, alla sicurezza sociale, all’assistenza sociale e medica, alla protezione delle persone anziane, alla protezione contro la povertà e l’esclusione sociale).

In estrema sintesi sono queste le proposte avanzate all’Esecutivo dal Comitato Unitario Nazionale dei Pensionati dei Lavoratori Autonomi:

  • Potere di acquisto pensioni

Il potere di acquisto delle pensioni ha subìto negli ultimi 15 anni una diminuzione del 30%.

I dati, di una ricerca che il CUPLA ha commissionato al CER, evidenziano che alla perdita di potere di acquisto delle pensioni, in misura crescente in funzione dell’importo, si somma anche l’effetto del fiscal drag monetario.

Si avverte, quindi, la necessità assoluta di un meccanismo specifico di rivalutazione automatica delle pensioni che tenga conto di una doppia indicizzazione, non solo in base alle variazioni dei prezzi (definendo uno specifico "paniere" per gli anziani, che includa i generi per loro di prima necessità), ma anche in base alla variazione della massa delle retribuzioni lorde di contabilità nazionale (aggancio alla dinamica salariale).

  • Pensioni basse e povertà

In Italia quasi la metà dei pensionati, circa 7,4 milioni, vivono in una condizione di semi povertà con redditi da pensione per un importo mensile inferiore a 1.000 euro. Tra questi sono circa 2,2 milioni le pensioni erogate dall’INPS non superiori al livello minimo, che è di circa 500 euro mensili.

Si pone, quindi, da una parte la necessità di un adeguamento dell’importo minimo di pensione alleviando le condizioni di assoluta povertà in cui versa una parte importante dei pensionati e dall’altra parte agire sui meccanismi fiscali per ridare un po’ di capacità di spesa ai pensionati. Nello specifico la proposta è di adeguare, seppur gradualmente, i trattamenti minimi di pensione al 40 per cento del reddito medio nazionale ed ampliare la "no tax area" ad un importo pari a due volte quello del trattamento minimo delle pensioni dell'Inps (circa € 13.000)

  • Imposizioni sulla casa

Il nuovo Esecutivo ha varato nei giorni scorsi la nuova Tasi, l'imposta sui servizi indivisibili, che prevede la possibilità per i Comuni di elevare dal 2,5 al 3,3 per mille per le prime case e fino all'11,4 per mille per le seconde abitazioni il prelievo che sostituisce la vecchia IMU.

In questo ambito si rileva l’insostenibilità e l’ingiustizia della norma, laddove prevede che gli anziani che restano in case grandi dopo che i figli hanno formato una propria famiglia debbano pagare l’imposta piena anche se il loro reddito è basso ed insufficiente per potere assolvere all’obbligo fiscale. Una norma di attenzione si chiede anche per gli anziani non autosufficienti o ricoverati in case di riposo. La proposta del CUPLA è di prevedere detrazioni ai fini del pagamento dell’IMU per gli anziani che abitano soli nella casa di proprietà ed abbiano redditi al di sotto del doppio del trattamento minimo se singoli o del triplo del trattamento minimo se in coppia, ed escludere dall’imposta gli anziani non autosufficienti o ricoverati in case di riposo.

  • Riequilibrare la pressione fiscale

Oltre alla riduzione del cuneo fiscale annunciata solo per i lavoratori dipendenti e, in parte, per le imprese (con dipendenti) è necessario ridurre la pressione fiscale per i pensionati. Il CUPLA ritiene che limitare l’intervento ai soli lavoratori dipendenti sarebbe una misura davvero ingiusta e assolutamente non in linea con l'obiettivo dichiarato dall'Esecutivo di sostegno sociale e di rilancio dei consumi. Peraltro ciò allargherebbe la forbice che già esiste tra lavoratori e pensionati sulla quota di reddito esentata da tassazione (no tax area).Secondo il CUPLA occorre dunque ridurre la pressione fiscale anche sui pensionati privilegiando le fasce basse di reddito. In aggiunta sarebbe opportuno inoltre diminuire il peso degli adempimenti a carico dei contribuenti, mettere in campo nuovi strumenti per colpire l’evasione fiscale e l’economia criminale e mafiosa

  • Equità tra le categorie e tra i pensionati

È necessario eliminare tutte le discriminazioni che ancora oggi esistono ai danni dei lavoratori autonomi e dei pensionati ex autonomi. Ciò vale nel campo degli assegni familiari, nell’accesso al pensionamento, etc. La richiesta, da tempo avanzata dal CUPLA, è quella di equiparare il trattamento tra i pensionati ex lavoratori autonomi ed i pensionati del lavoro dipendente in materia di assegni famigliari.

  • Nuovo ISEE

Pur apprezzando lo sforzo compiuto per migliorare l'ISEE e condividendo complessivamente le novità introdotte, non è accettabile la scelta di riproporre discriminazioni categoriali fra lavoratori dipendenti e autonomi, in particolare, laddove nel nuovo testo si prevede una franchigia solo per redditi da lavoro dipendente. Inoltre, la scala di equivalenza per l’abbattimento dell’ISEE non valorizza la presenza dell’anziano nel nucleo. Il CUPLA propone, dunque, di  prevedere una franchigia anche per i redditi da lavoro autonomo e nel contempo di valorizzare nella scala di equivalenza la presenza dell’anziano nel nucleo. Propone inoltre di escludere le erogazioni monetarie alle persone con disabilità dal calcolo della situazione economica equivalente.

  • Sanità

La spesa sanitaria pubblica in Italia si colloca notevolmente al di sotto della media europea, e si prevedono ulteriori riduzioni (legge stabilità 2013) nella misura di 540 milioni di euro per il 2015 e di 610 milioni annui a decorrere dal 2016. IL CUPLA guarda con grande preoccupazione alla progressiva sottrazione di risorse e di mezzi al Welfare pubblico che si è perpetrata da oltre un decennio e che ha comportato il ridimensionamento delle tutele pubbliche ed il contemporaneo aumento delle spese dirette poste a carico dei cittadini, con immancabili risvolti sulla possibilità di molte famiglie della fascia medio-bassa della popolazione di accedere ai mezzi per la cura e la salvaguardia della salute . A parere del CUPLA il Servizio sanitario nazionale deve invece mantenere il suo carattere pubblico ed universalista senza perdere di vista l’effettiva capacità di contribuzione dei cittadini e senza dimenticare che la salute è un interesse pubblico sancito dalla Costituzione. Ciò non toglie che è necessario mettere mano ad un’attenta razionalizzazione della spesa sanitaria da cui possono derivare sensibili risparmi di spesa.

Nello specifico si propone di restituire ai medici di base un ruolo primario, attraverso la costituzione sul territorio dei pool di medici multidisciplinari; di superare il regime provvisorio dell’intramoenia (che purtroppo ha tenuto conto più delle richieste dei medici che non delle esigenze dei pazienti); di colmare i divari qualitativi e quantitativi tra regioni e territori. Da ultimo il CUPLA ritiene indispensabile che le nuove risorse necessarie vengano reperite  attraverso razionalizzazioni mirate dei servizi e delle procedure e non attraverso tagli lineari o riduzione dei servizi e delle tutele pubbliche.

  • Sistema Socio-sanitario

L’integrazione tra servizi sociali e sanitari costituisce per il CUPLA una assoluta priorità per fornire servizi adeguati alle effettive necessità dell’individuo. La legge 328/2000, che avrebbe dovuto far partire ovunque l’integrazione dei servizi sanitari e dei servizi assistenziali attraverso un nuovo e più aderente approccio alle problematiche delle persone bisognose, purtroppo ha avuto un’applicazione limitata e con macroscopiche differenze territoriali. E ciò non solo perché non c’è stata una sufficiente destinazione di risorse, ma anche perché non si è data attuazione pratica ad alcuni adempimenti in essa contenuti. Il CUPLA, oltre a ritenere indispensabile una adeguata integrazione dello stanziamento dei Fondi nazionali di carattere sociale, chiede che vengano riattivati sul territorio servizi sociali, sanitari e assistenziali integrati e nel contempo che si proceda a riqualificare le misure locali di intervento per le non autosufficienze, nonché tutte le provvidenze economiche ai bisognosi, eliminando incongruenze e assicurando un sostegno vero ed efficace a chi ne ha bisogno. E’ necessario poi definire i LEP (Livelli Essenziali di Protezione Sociale) ed individuare i costi “standard” per alcuni servizi come gli asili nido, l’assistenza domiciliare e residenziale.

  • La non autosufficienza

Per quanto riguarda in particolare la non autosufficienza, nel corso degli ultimi dieci anni il Fondo Nazionale è stato ridotto da 1.884 milioni di euro del 2004 a 275 milioni di  euro nel 2013, nonostante l’Italia sia uno dei Paesi con il maggior numero di non autosufficienti sul totale della popolazione. Del tutto insufficiente sono, inoltre, le risorse aggiuntive che vengono stanziate allo scopo dalle Regioni, con interventi a macchia di leopardo. La conseguenza è che ancora una volta sono le famiglie, in assenza dello Stato, a dover farsi carico dei loro congiunti non autosufficienti, con ripercussioni evidenti sulle attività lavorative e sui bilanci familiari. Ancor peggiore la situazione è quando l’anziano è solo. La richiesta del CUPLA è dunque che il Fondo Nazionale per la non autosufficienza venga dotato delle risorse indispensabili per consentire ai non autosufficienti di condurre una vita dignitosa e contemporaneamente di alleviare il peso sulle famiglie, riformando il sistema di assistenza alle persone bisognose di cure puntando sull’assistenza domiciliare

  • Invecchiamento attivo e solidarietà intergenerazionale

L’Anno europeo 2012 per l’invecchiamento attivo e la solidarietà intergenerazionale avrebbe dovuto costituire l’occasione per favorire la partecipazione degli anziani alla vita attiva, nella consapevolezza che essi possono ancora dare molto alla società, invece_ almeno in Italia_, poco si è fatto per dare attuazione alle indicazioni e alle raccomandazioni che hanno chiuso l’anno europeo. Viceversa sarebbe necessario intervenire sulla normativa vigente per aggiornarla introducendo, in generale, forme di agevolazione ed incentivazione che permettano agli anziani di svolgere un ruolo maggiormente integrato. Nello specifico il CUPLA ritiene sia necessario promuovere la salute in tutte le politiche ed iniziative affinché venga assicurato un invecchiamento attivo, incoraggiare l’apprendimento intergenerazionale nei posti di lavoro, migliorare l’immagine delle persone anziane e con essa una visione positiva dell’invecchiamento. Da ultimo il Comitato auspica che, in occasione del semestre europeo, gli stati membri consultino le organizzazioni dei pensionati per la stesura di riforme importanti quali: inclusione sociale, pensione  sanità e assistenza a lungo termine.