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Alzheimer, aumentano i casi e la Sardegna è indietro nell'assistenza

Alzheimer, aumentano i casi e la Sardegna è indietro nell'assistenza

SASSARI. In Sardegna si vive peggio che nel resto d'Italia. E non si parla di malessere dovuto alla crisi economica, ma di stato di salute, in particolare di quella mentale. Secondo i dati Istat diffusi nei giorni scorsi a Cagliari durante la sesta giornata nazionale per la lotta all'Alzheimer organizzata da Anap e Ancos di Confartigianato Persone Sardegna infatti nell'Isola gli uomini passano 25,2 anni (il 32% della loro vita) in uno stato di "non buona salute", mentre le donne passano ben 33,1 anni (39% della vita) in questa condizione. Una situazione che colpisce ancora di più se paragonata a quella nazionale: gli anni in "non buona salute" per la media degli italiani maschi è solo di 19,9 anni mentre per le donne è di 27,7 anni. Ma le cattive notizie non finiscono qui.
Se da una parte anche in Sardegna si è allungata l'aspettativa di vita (per gli uomini di 1 anno (quasi 78 anni di media) e per le donne di 4 mesi (85 anni in media) dall'altra l'Istat prevede che l'indice di dipendenza dei nostri anziani (cioè il rapporto tra la popolazione con 65 anni e più e la popolazione in età attiva 15-65 anni,) passerà dal 24,5% per gli uomini e dal 32,6% delle donne (attuale) al 70,1% degli uomini e al 89,1% nel 2050. Non a caso questi dati sono stati diffusi durante il convegno dal titolo "Senza ricordi non hai futuro: non permettere all'Alzheimer di cancellare il tuo domani". Strettamente collegato a quanto detto finora, infatti, c'è il
forte aumento in Sardegna di decessi per demenze e malattie del sistema nervoso. Se confrontiamo i dati del 2006 con quelli del 2009 si nota che queste morti (negli over 65) sono cresciute del 9%, in particolare del 10% per gli uomini e dell'8,3% per le donne.
Dal convegno è emerso come questa situazione che negli anni potrà solo peggiorare generi anche un'elevata pressione sulla domanda di assistenza e servizi ospedalieri: già nel 2010 in Sardegna c'era un tasso di ospedalizzazione per i disturbi mentali senili del 53,4% ogni 10mila abitanti. Un importante servizio per l'assistenza degli anziani colpiti da questa malattia neurodegenerativa e da demenze senili, è rappresentato dal servizio di Assistenza Domiciliare Integrata (Adi) che rappresenta una tipologia di assistenza alternativa al ricovero ospedaliero e che ha vantaggi per la qualità della vita del paziente. «Nonostante la grande rilevanza di
questa forma di assistenza, il numero medio di anziani presi in carico è ancora basso» spiegano gli organizzatori del convegno. E in effetti i dati avvalorano questa dichiarazione: «In Sardegna si è passati dall'1,1% del 2005 (nazionale 2,9%) al 2,5% del 2010 (nazionale 4,1%)». Per capire meglio: se si applicassero nell'Isola i dati medi (8,7%) delle 3 migliori regioni (Emilia Romagna 11,6%, Umbria 7,7% e Friuli 6,8%) che applicano l'Adi, la Sardegna potrebbe passare dagli attuali 8.137 assistiti a 32.928, quasi il quadruplo.

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Mercoledì, 10 Aprile, 2013