Sentenza Corte Costituzionale: legittimo il decreto Poletti sulla rivalutazione delle pensioni

Martedì, 5 Dicembre, 2017
Sentenza Corte Costituzionale: legittimo il decreto Poletti sulla rivalutazione delle pensioni

Il decreto Poletti in materia di perequazione delle pensioni è pienamente legittimo. Lo ha deciso la Corte costituzionale che ha respinto le questioni di legittimità sollevate da numerosi tribunali e sezioni giurisdizionali della Corte dei Conti sul decreto-legge che il governo Renzi varò in emergenza dopo la sentenza con cui la Consulta aveva bocciato, nell’aprile 2015, la norma Fornero che aveva bloccato per gli anni 2012-2013 la perequazione automatica delle pensioni con importo mensile di tre volte superiore al minimo Inps (circa 1.450 euro lordi). Non sono state, quindi, accolte le istanze di numerosi pensionati che si erano rivolti alla Magistratura in quanto il decreto riconosceva solo una parte minima (per gli importi più elevati nulla) della perequazione sottratta dalla Riforma Fornero.

Sono uscite le motivazioni della recente Sentenza della Corte Costituzionale che ha ritenuto legittimo il decreto Poletti del 2015 sulla perequazione delle pensioni, emanato a seguito della Sentenza della stessa Corte costituzionale emanata in quell’anno.

Secondo la Corte, Il decreto-legge del 2015 ha introdotto una disciplina "nuova" e "diversa" della rivalutazione automatica delle pensioni per gli anni 2012 e 2013 ed, in particolare, ha riconosciuto la rivalutazione in misura proporzionale decrescente anche alle pensioni - prima escluse - comprese tra quelle superiori a tre volte il trattamento minimo Inps e quelle fino a sei volte lo stesso trattamento. Per questo non vi è stata alcuna violazione della carta costituzionale.

Sempre secondo la Corte, il blocco della perequazione per due soli anni e il conseguente “trascinamento” dello stesso agli anni successivi "non costituiscono un sacrificio sproporzionato rispetto alle esigenze, di interesse generale", perseguite dalle disposizioni impugnate. La Sentenza ha ribadito che la rivalutazione automatica è uno "strumento tecnico" necessario per salvaguardare le pensioni dall’erosione del loro potere d’acquisto a causa dell’inflazione, e per assicurare nel tempo il rispetto dei principi di adeguatezza e proporzionalità dei trattamenti di quiescenza. Ha ribadito anche che va salvaguardata la garanzia di un reddito che non comprima le "esigenze di vita cui era precedentemente commisurata la prestazione previdenziale".

Il legislatore deve muoversi "bilanciando, secondo criteri non irragionevoli, i valori e gli interessi costituzionali coinvolti": l’interesse dei pensionati a preservare il potere d’acquisto delle proprie pensioni; le esigenze finanziarie e di equilibrio di bilancio dello Stato. Questo senza "eludere il limite della ragionevolezza".