Storia della medicina

Non vi allarmi la parola che fa da titolo alla chiacchierata di questa sera e cioè “biotipologia”.
 
Se vogliamo darle subito una definizione, si può dire che è quella branca medica che studia i rapporti tra le caratteristiche somatiche dell’uomo ed il suo temperamento o carattere.
E’ un argomento questo che inconsciamente, giorno per giorno, ognuno di noi affronta ed in un certo modo risolve, quando ad esempio, troviamo coerente il comportamento di un certo nostro amico e discordante quello di un altro; e ciò in base a quale parametro? Anche se non ce ne siamo resi conto, a quello che rapporta il loro comportamento, alla loro costituzione fisica.
 
A riprova di questo rapporto, avrete certamente notato che mamme alte, magre, alzano facilmente la voce con i loro figli, perdono facilmente la calma, hanno comunque un modo di riprenderli completamente diverso da quello di madri grasse, dall’aspetto matronale; avrete notato che il signore pingue e corpulento reagisce agli scherzi degli amici assai più bonariamente della persona smilza e gracile, la quale è invece permalosa e chiusa in sé stessa, tanto da non sapere mai da che parte prenderla. Ma non basta: dall’antichità ad oggi, nel campo artistico, pittori, scultori, scrittori hanno sempre espresso nelle loro opere un rapporto tra l’aspetto esteriore ed il temperamento dei soggetti delle loro rappresentazioni: gli egiziani solevano rappresentare l’uomo prevalentemente alto, snello, talora macilento, ma quando volevano rappresentare la socievolezza, l’affabilità, la giocondità del carattere, davano forme armoniosamente arrotondate ai loro soggetti.
Omero rappresentava Tersite, il quale era sempre in lite con tutti cianciando tra gli Achei, “col capo aguzzo e sparso di raro pelo”.
Shakespeare fa dire a Cesare: “Desidero avere vicino uomini ben nutriti, con la testa non troppo allungata e che dormano bene di notte; Cassio ha uno sguardo vuoto, pensa troppo ! Le persone con quell’aspetto  sono pericolose; non c’è nessuno che io eviti più volentieri di Cassio, così magro e sparuto. Quanto preferirei che fosse un po’ più grasso !”. Nietzsche osserva: “un po’ più magro, un po’ più grasso, quanta parte del destino dipende da così poca cosa”. Cervantes avrebbe mai potuto scambiare le parti e mandare Sancio Panza contro i mulini a vento e lasciare Don Chisciotte, così alto e smilzo, come descritto, a dissuaderlo a compiere imprese tanto temerarie e fantasiose ?
Dopo questa introduzione invitante, in quanto fa intravedere i rapporti biotipologici attraverso un’ottica intuitiva, devo ora necessariamente accennarvi come queste intuizioni sono state interpretate e perfezionate dall’antichità sino ai nostri giorni.
La prima intuizione costituzionalistica di cui si abbia nozione storica risale a 2500 anni fa, ai tempi di Ippocrate di Coo, da quando cioè s’è parlato dei temperamenti che si pensava derivassero dal prevalere o meno di uno dei quattro umori dell’individuo, da cui il temperamento bilioso, quello melanconico, quello sanguigno e quello flemmatico. La presenza degli umori nelle giuste proporzioni dà luogo allo stato di salute, mentre il disordine della loro miscela, o crasi, dà luogo alla malattia o discrasia.
Tale concezione umorale ha dominato sino al medioevo, sin quando cioè S. Alberto Magno prima, ed ancor più il suo grande allievo, S. Tommaso d’Aquino, dopo, rapportarono i quattro temperamenti di un tempo alla morfologia e caratteriologia dei vari individui. Si amplia così l’orizzonte, venendo a considerarsi l’uomo come indissolubile composto unitario di un corpo e anima. E’ questo il grande principio tomistico cui si ispira il pensiero medico moderno, secondo cui non può curarsi il corpo senza curare l’anima e viceversa.
Più avanti, nel XVII secolo, il grande forlivese G.B. Morgagni pose in luce l’importanza delle lesioni anatomiche nelle diverse malattie: all’antica concezione umorale si affiancò quella anatomica della costituzione individuale.
E finalmente, alla fine del secolo scorso, si pose su base rigorosamente scientifica lo studio morfologico prima, e funzionale dopo, dei tipi umani, che si ampliò con lo studio delle variabilità dei caratteri psichici patologici, con lo psichiatra viennese Kretchner.
In particolare si deve attribuire al nostro Pende il grande merito di avere, con la sua dottrina armonica, stabilito il concetto dell’unità fisico-psichica dell’individuo, interpretando così l’antica teoria Ippocratica alla luce del moderno ormonismo.
Dopo queste premesse storiche, possiamo finalmente passare alla classificazione dei biotipi umani, come suggerito da Pende, distinguendo così quattro biotipi: quello longilineo nelle sue varianti stenico e astenico e quello brevilineo nelle sue varianti stenico ed astenico.
 
Lo stesso Pende si meravigliò come i suoi quattro biotipi che trovano riscontro nei quattro temperamenti dell’antichità, fossero stati raffigurati in una celebre tela del Durer rappresentante i quattro apostoli.
E’ interessante notare che nel tipo brevilineo prevale il sistema della vita vegetativa rappresentata dal tronco su quello della vita di relazione, rappresentata dagli arti, mentre nel tipo longilineo avviene il contrario.
Per semplicità lasceremo la classificazione di Pende per gli addetti ai lavori; sarà sufficiente, per i nostri scopi divulgativi, considerare solo tre tipi costituzionali, e cioè il longilineo o microsplancnico, la sua variante atletica è il brevilineo o macrosplancnico, soffermandoci quindi prima sulle relative caratteristiche fisiche e poi su quelle caratteriali sia normali sia nelle loro tendenzialità patologiche. Tale classificazione corrisponde a quella proposta dallo psichiatra Kretschner che non prevede il normotipo, in quanto questa rappresenterebbe l’armonia dei caratteri opposti.
Il biotipo longilineo si caratterizza per la prevalenza delle misure degli arti su quelle dell’addome che appaiono lunghi, sottili, con muscoli poco sviluppati, dita sottili e affusolate, collo lungo curvato in avanti, spalle poco sviluppate cadenti all’indietro, scapole alate, ristrettezza toracica, scarsezza di adipe, fronte alta, cranio allungato anteroposteriormente, a torre, viso ovale, nessuna tendenza ad ingrassare, scarsa forza fisica ma maggiore resistenza alla fatica ed alla capacità di difesa dalle malattie, tranne la tubercolosi.
Il biotipo atletico, variante del longilineo, si caratterizza per uno straordinario sviluppo del sistema scheletrico e muscolare, statura indifferentemente nella media o maggiore della media, spalle ampie e sporgenti, corpo ben eretto, naso piatto o rincagnato, mandibola robusta e sporgente, braccia e gambe in rapporto con il corpo, più corte dei longilinei, ma con polsi e caviglie decisamente larghi, adipe normale o scarsa, quindi niente pancia.
Il biotipo brevilineo si caratterizza per il prevalere delle misure del tronco su quelle degli arti, per le dimensioni cospicue del torace, dell’addome e delle anche nei riguardi delle spalle piccole e scarsamente sviluppate, adipe a contorni arrotondati.
Il capo ed il viso appaiono rotondeggianti, il collo piccolo e corto, tanto da apparire talvolta attaccato alle spalle, mani allargate, dita corte e grassocce ma con estremità affusolate, calvizie a contorni più regolari e definiti che non nei longilinei.
Siamo quindi giunti al momento di rapportare le caratteristiche psicologiche ai tipi somatici già conosciuti nelle grandi linee. Ma come s’è giunti alla individuazione di questi rapporti? In particolare attraverso la psichiatria, attraverso l’osservazione fatta dallo psichiatra viennese Kretschner nei primi del ‘900, in base alla quale, delle due grandi categorie di malattie mentali, la schizofrenia o follia dissociativa, prevaleva nei longilinei, mentre l’altra, la psicosi maniaco-depressiva, o follia circolare, prevaleva nei brevilinei. E dov’è il confine tra il comportamento patologico e quello normale, tra l’elevato grado di perfezione che può raggiungere lo spirito umano, il genio e la follia? Quante manifeste anormalità si riscontrano nella vita spirituale di un Tasso, di un Newton, di uno Shopenauer, di un Nietzsche, di un Rousseau, ecc., ecc.; si potrebbe quasi riscontrare un nesso misterioso tra geni e malattia mentale. Non me lo chiedete ! Posso solo rispondervi con Kretschner che tale psicosi sono da considerarsi come esagerazioni, come caricature morbose di due differenti stati psichici assolutamente normali e cioè del carattere schizoide la cui esagerazione è la schizofrenia e del carattere cicloide la cui esagerazione è la follia circolare o psicosi maniaco-depressiva.
Ed allora accenniamo a queste caricature per arrivare finalmente al ritratto della cosiddetta normalità.
Il malato di follia circolare si caratterizza per un alternarsi, da cui ciclo, di fasi di esaltazione con fasi di depressione profonda. La sua vita psichica può paragonarsi al cammino di un viandante attraverso un terreno montagnoso, durante il quale raggiunge vette eccelse dalle quali scorge panorami stupendi, esaltanti, di fronte ai quali si vivifica lo spirito che trabocca in fiumi di eloquenza, ma in altri momenti si trova entro valli profonde, senza vie d’uscita, tra pareti insormontabili ed orridi precipizi, in modo tale che lo spirito non trova altra soluzione per porre termine a tanta sofferenza che dandosi la morte. Per dirla con le parole di Faust, possiamo definire la follia circolare: “splendori di paradiso che si alternano a notti profonde e piene di terrore”. Il malato di follia dissociativa, o schizofrenico, presenta un disfacimento della sua personalità, una sua frattura, tale da sembrare coesistere due anime nella stessa persona, tra loro indipendenti, da cui deriva una distruzione della sua armonia spirituale, con conseguente incoordinazione di idee, incongruenza ed illogicità delle loro reazioni di fronte ai vari stimoli, specie quelli affettivi; rimangono apatici ed indifferenti di fronte alla morte di un persona cara, si isolano dal mondo esteriore raccogliendosi in loro stessi, immedesimandosi con gli apporti della loro fantasia, abbandonando così amici ed impegni importanti; ripetono continuamente le stesse frasi, dimostrano interessi romantici per i più grandi misteri del mondo e della morte; caratteristica è la coscienza della loro malattia, osservando quasi da estranei il comportamento del proprio io.
Da quanto s’è detto sin’ora, emerge una considerazione importante: s’è visto come una forza misteriosa si manifesta in ogni parte del corpo in modo tale che ognuna di essa rispecchi una armonia complessiva diversa per ogni tipo costituzionale, ma sempre adeguata alla funzione cui è destinata, concetto questo estendibile a tutti gli esseri viventi.
Nell’uomo, però, in quanto il più evoluto nella scala biologica, v’è un piccolo particolare, l’intervento di un elemento nuovo, lo spirito, che, come s’è visto, forma un tutt’uno col corpo. Non è pertanto difficoltoso ammettere che questa componente così importante dell’individuo, debba conformarsi a quelle spinte misteriose che dirigono lo sviluppo fisico del corpo.
E’ questa la premessa che ci permette ora di addentrarci nell’esame dei temperamenti dei biotipi umani con maggiore convincimento e sacralità, come se entrassimo, ed in effetti lo è, nel tempio della nostra interiorità, per aprire uno spiraglio ulteriore nella conoscenza di noi stessi e dei nostri simili.
Affrontiamo quindi per primo il temperamento dei longitipi, dell’uomo di pensiero. Va subito notato che l’angolosità dei loro lineamenti concorda con il loro carattere schizoide, fatto di sbalzi ed incoerenze, freddo ma anche ipersensibile, arido ma anche espansivo, tendenzialmente chiuso in sé stesso.
In quest’ambito, il carattere schizoide può differenziarsi, a seconda che nella loro carica dinamica, prevalga la fantasia, quella che distingue gli uomini di pensiero, oppure la ragione, che distingue gli uomini di azione. Gli uomini di pensiero vivono appartati, autosufficienti, paghi del loro mondo interiore in cui pochi possono entrare, a malapena la donna amata, con la quale i rapporti tendono al platonico; le ragazze, specie oggi, non mostrano molta simpatia per costoro, per simili sublimazioni dello spirito, per cui questi finiscono per preferire le compagnie di donne mature, più disponibili alla comprensione.
Il loro pensiero va ad interessarsi particolarmente dei problemi dell’esistenza nei quali sono sempre immersi, al punto tale da apparire sempre più insensibili ed indifferenti al mondo che li circonda. A volte invece escono dal loro guscio, ma solo per soddisfare uno strano bisogno di contraddire tutto e tutti: “Bel tempo oggi !” – “Si, ma domani pioverà”. “Bello questo ballo” – “E’ proprio quello che non posso soffrire”.
Tale tendenza esagerata dimostra la parentela tra il carattere schizoide e la schizofrenia, una manifestazione della quale è la catatonia, cioè resistenza non solo agli stimoli esterni ma anche a quelli interiori derivanti dalla propria volontà.
L’uomo di pensiero, il longilineo, è sempre un estremista, non indulgerà mai a compromessi, sarà sempre o tutto da un lato o tutto dall’altro ! Dostoevskij così descrive questo carattere quando parla di “nature dai due abissi, nature capaci di unire in sé tutte le contraddizioni possibili, spaziando contemporaneamente in due abissi opposti: quello che ci sovrasta e che alberga gli ideali più sublimi e quello al di sotto di noi, l’abisso della perdizione più infame e vergognosa”.
La difficoltà di far coesistere questa loro doppia natura è causa di non lievi conflitti e sofferenze interiori, sino a quando la loro intensità o esagerazione, per dirla con Kretschner, viene a sconvolgere nella dissociazione completa, una superficie che sembrava tranquilla.
Da questa sorta di unità comportamentale la personalità schizoide può presentarsi con aspetti diversi: v’è il raffinato dalla squisita sensibilità artistica con la quale può mascherare povertà di affetti e sentimenti,  affettato, fanatico della pulizia, il tipo che si scandalizza se tagliate il pesce col coltello o peggio se afferrate il pollo con le mani; v’è il fanatico, l’esaltato nella sua idea che lo isola  anche se lo innalza su tutti i suoi simili (a questi appartengono le schiere dei santi, dei martiri, dei profeti, asceti, fondatori di religioni, visionari, creatori di nuovi sistemi filosofici); v’è infine il pedante arido, scontroso, intransigente, scontento dei suoi simili, peggio se dipendenti, i quali non trovano vita facile con un simile capo ufficio.
A tal punto, possiamo verificare quanto s’è detto facendo una scorribanda storica tra personaggi ai cui lineamenti decisi corrisponde un comportamento coerente. E’ bene premettere che: i poeti longilinei, e quindi a temperamento più o meno schizoide, si caratterizzano per avere rappresentato il mondo non già nella sua realtà ma come viene interpretato dalla loro soggettività; siano essi tragici, lirici, patetici, romantici; gli argomenti da loro preferiti riguardano problemi esistenziali, filosofici e psicologici astratti dalla vita vissuta; raramente indulgono a descrizioni della natura. Tra questi, il mio concittadino T. Tasso, volto caratteristico, esempio scolastico di longilineo schizotimico: eternamente scontento di sé, sempre intento a limare, rimaneggiare il suo capolavoro mai ritenuto finito, diffidente verso tutti sino a ritenersi perseguitato anche se tutti si prodigavano a rendergli la vita gradevole. Alla fine, la degenerazione del suo comportamento sfociò nella follia schizofrenica, tanto da costringere il Duca di Ferrara, Alfonso d’Este, a richiuderlo come alienato.
Altro personaggio caratteristicamente longilineo: il poeta Shiller; nei suoi capolavori si passa dal pathos eroico, alla lirica sentimentale, dalla descrizione di violenze e delitti passionali, all’espressione di sentimenti ed affetti puri e sublimi: coesistenza tormentata di due personalità.
In altro campo, sempre tra i longilinei, osserviamo Federico II il Grande, re di Prussia: lineamenti ad angolo, corpo snello, capo leggermente incurvato in avanti, spalle cascanti, viso ovale angoloso; in costui riscontriamo grande irrequietezza spirituale;  sin da ragazzo accompagna le sue inclinazioni sentimentali con languidi versi e s’innamora della contessa Orzewka, più anziana di lui. Dopo una adolescenza goffa ed impacciata, nella prima maturità, inizia un’attività frenetica con una energia inesauribile, spinto sempre da un impulso misterioso che gli impedì sempre di vivere in pace; il suo temperamento schizoide rasentò punte dissociative, affiancando ad un comportamento austero e frugale, atteggiamenti pedanti e rigidamente schematici; ma peggio ancora giunse ad un inaridimento affettivo, preferendo i suoi levrieri ed i suoi soldati agli affetti familiari, finendo i suoi giorni in un isolamento completo, lavorando senza tregua, dissimulando così l’aridità della sua vita interiore.
Anche Voltaire, suo amico, ebbe una caratteristica costituzionale longilinea e pertanto privo di ogni traccia di affettività, sostituita da un sarcasmo mordente e da una osservanza meticolosa delle forme esteriori. Freddo, calcolatore, seppe sempre realizzare i suoi obiettivi anche se poco ortodossi.
Osserviamo Kant, identico morfologicamente a Voltaire, se ne differenzia totalmente per la carica astratta delle sue speculazioni filosofiche: la spinta ideale, sempre superlativa nei longilinei, lo portò, oltre che alla formulazione di una costruzione filosofica gigantesca, all’adeguamento della sua vita, al suo principio dell’imperativo categorico.
Nel campo religioso si ritrova il carattere schizoide tra tipi di entusiasti, di profeti o fanatici pronti a morire piuttosto che rinnegare i dogmi della loro fede. Colpisce in questi il contrasto tra l’ardore mistico che li infiamma e la fredda determinazione che non rifugge dagli  atti più efferati per il trionfo del loro credo: tra questi possiamo comprendere il Savonarola e Calvino; quest’ultimo si preoccupò talmente della felicità ultraterrena dei suoi simili che in quattro anni ne consegnò una cinquantina   al carnefice. Questi appare col viso schiacciato da ambo i lati e straordinariamente affilato, il naso esageratamente lungo e diritto e la barba a  pizzo  che accentua ancor più la forma lunga e appuntita del mento, come pure il Savonarola col viso ossuto e  macilento e con bene evidente il profilo ad angolo. Entrambi infatti proseguono lo scopo prefisso senza  riguardi di sorta  per nessuno e con uno zelo che ha del fanatico; la loro integerrima
 
rettitudine, la
 
loro tenacia incrollabile e la loro fredda risolutezza, furono alla   base del trionfo della loro causa.  Robespierre ! Vera natura dai due abissi (Dostoevskij); in lui la più arida affettività si affiancò ad esaltazione spirituale, l’idealismo più elevato si unì alla più torbida brutalità , il tutto in un uomo chiuso, imperturbabile.
S’è già detto che il temperamento atletico è una variante del longilineo dal quale si differenzia per un maggiore sviluppo della muscolatura: il loro bicipite si impone non solo anatomicamente ma anche in senso figurato perché lo sanno impiegare bene anche per farsi largo nella vita a forza di gomitate ! Il  loro mento quadrato e sporgente rivela energia e volontà fattiva. Come il longilineo, il loro temperamento è schizoide ed è caratterizzato da una freddezza, insensibilità, incapacità di affetti, tesi come sono da una volontà ferrea di agire e raggiungere in ogni modo gli obiettivi prefissi; ma a differenza del longilineo, dell’uomo cioè di pensiero, dagli intenti speculativi astratti, spirituali, ultraterreni, in poche parole con prevalenza della fantasia, nell’atletico prevale la ragione e quindi è interessato a problemi reali, pratici, facendo della sua vita un continuo campo di battaglia, ma come il longilineo non è mai soddisfatto, vede il suo obiettivo sempre sull’altra sponda, obiettivo che non indulge a fantasticherie o sentimentalismi: le scene passionali o le sdolcinature romantiche lo fanno ridere, come pure l’amore platonico e le amicizie spirituali; possiede la forza e perciò ama impiegarla, per cui frequenta volentieri palestre, campi sportivi, teso a primati e record da superare sempre.
Da questa categoria provengono i grandi generali, i dittatori, i magnati dell’industria, i grandi commercianti, gli statisti più insigni, i conquistatori e gli esploratori tesi alla scoperta di nuove terre.
Tra questi un esempio classico: Cecil Rhodes. Arriva da giovane nel Sud Africa, privo di mezzi ma in pochi anni accumula un immenso patrimonio con il commercio di diamanti, ma solo questo non gli basta; vuole il potere e concepisce un’impresa addirittura fantastica, pazzesca anche per quei tempi: un dominio coloniale inglese dal delta del Nilo al Capo di Buona Speranza, il tutto allacciato da un’unica ferrovia diretta ed il tutto lo realizzò con estrema rapidità. Ogni manifestazione di vita affettiva lo lascia indifferente: si dice che durante un viaggio in Africa, ad un capitano di bastimento austriaco, addolorato per la mancanza di notizie della sua famiglia lontana, gli dicesse in modo sprezzante di essere un “bebè”.
Passiamo ora nel campo opposto per conoscere il temperamento ciclotimico dei brevilinei, dei megalosplancnici  o pnichici, dell’uomo di cuore o affettivo e rimaniamo nella raffigurazione data per i malati di follia circolare o maniaco-depressiva cui tendono i brevilinei e ricordiamo quel viandante che dagli stupendi panorami godibili dalle cime eccelse scendeva poi negli abissi oscuri del fondovalle e, diciamo pure, di trovarci con i brevilinei cicloidi su collinette dolci, tipo quelle nostre marchigiane, dalle quali possiamo ammirare l’infinito dell’ermo colle leopardiano, ma dalle quali si può discendere nei fossacci che però danno sempre la speranza di risalire sul colle.
Cecil Rhodes.  Tipo longilineo atletico
Invece delle angolosità dei longilinei, troviamo nei brevilinei arrotondamenti sia delle forme che del temperamento: l’umore varia dalla depressione, all’entusiasmo, senza sbalzi, dolcemente; gli affetti sono nutriti senza eccessi, l’ideazione procede piana ed ordinata, amano la compagnia delle persone affabili e socievoli, rifuggono l’isolamento, posseggono uno spirito di adattamento che arrotonda anche i loro rapporti sociali, rendendoli simpatici, graditi nelle compagnie, disponibili ai compromessi, non quelli “storici” i quali sono invece frutto di calcoli tortuosi di chi vuole raggiungere con decisione e determinatezza obiettivi politici nello stile dei longilinei. In conclusione, questa loro disponibilità ai rapporti umani, il loro innato ottimismo, l’accettazione senza discussione delle tradizioni, la loro non disponibilità alle esagerazioni, al metafisico, al trascendente, rende gli uomini con temperamento affettivo la classe di persone destinate a costituire il fondamento delle nazioni: la borghesia, la sana, attiva operante borghesia, anche se questa può degenerare nella mentalità piccolo-borghese che porta alla stasi se non al regresso; ma di solito a questo punto, forse per l’alternarsi dei corsi e ricorsi storici, si inserisce preziosamente l’intervento dell’uomo di pensiero, il longilineo, il quale privo di ogni debolezza sentimentale, ingaggia la sua battaglia senza accettare compromessi, deridendo le tradizioni che per i più attestano il giusto solo in ossequio a consuetudini più o meno antiche, diventano in genere rivoluzionari le cui idee grandiose ed incendiarie illuminano il cammino dell’umanità assicurandone il progresso alla ricerca di nuovi orizzonti.
 
 
 
Ma rappresentiamoli anche visivamente, questi brevilinei: poiché digeriscono bene in quanto sereni e provvisti di un apparato digestivo efficiente, in quanto non sono dei visceroptosici, li vediamo frequentemente a tavola in buona compagnia; quando con rito sacrale si allacciano il tovagliolo ampio dietro la nuca, affettano con diligenza l’arrosto, condiscono molto compresi della loro funzione i vari cibi e si apprestano ad aggredire il piatto di spaghetti con occhio languido, umido di commozione e più colorito del solito per l’abbondante irrogazione sanguigna della pelle; difficilmente si alzano mentre mangiano, per loro ogni altro impegno è rinviabile. Rifuggono gli sport impegnativi e, se lo fanno, è solo per mantenere la linea; al massimo giocano a bocce; la loro risata è cordiale, piena, coinvolgente, differente da quella degli uomini di pensiero che è stridula, accennata a mezza bocca perché sarcastica, la classica risata verde.
 
Anche nelle creazioni artistiche e scientifiche dei ciclotimici è possibile ritrovare la loro spiccata socievolezza ed affettività: scrittori e poeti non costringono la mente del lettore a riflessioni amare o all’indagine di astrusi problemi filosofici o sociali, ma descrivono situazioni o ambienti quali sono loro obiettivamente apparsi, con spirito di comprensione, di compatimento, senza giudicare o condannare, senza l’umorismo caustico dell’uomo di pensiero. Ricordiamo tra questi Carlo Goldoni che seppe rappresentare la Venezia del ‘700 nella vivace realtà delle sue calli, dei campielli, dei salotti, delle ville, con i vizi e le virtù dei suoi abitanti senza sarcasmi ma con sottile umorismo e cordialità. Ed ancora Pietro Metastasio il quale nella sua prosa melodrammatica si preoccupò più di carezzare l’orecchio con l’armonia delle sillabe, dei versi e delle immagini dolcemente scandite che impegnare il lettore con l’inquietudine dei sentimenti.
Gli studiosi o scienziati, prediligono campi di indagine reali e non speculazioni per il mondo astratto, per cui tra i brevilinei ciclotimici troviamo cultori di zoologia, botanica, anatomia, fisiologia, geografia, etimologia, storia naturale, di raccolta e classificazione di materiale scientifico; tra questi possiamo ricordare Pasteur, Koch. Non vi troveremo certamente teorici, filosofi, metafisici come i longilinei Copernico, Keplero, Newton, Faraday. A completamento delle tendenze artistiche vanno ricordate le profonde diversità musicali delle creazioni di Schubert, classico brevilineo, da quelle di Chopin, classico longilineo e di Rossini, autentico brevilineo e gaudente culinario.
 
 
A conclusione della descrizione dei due temperamenti ora descritti, mi sembra interessante e dimostrativo soffermarci sul fatto che anche i grandi movimenti religiosi hanno risentito della personalità dei loro iniziatori; infatti il Messia del Cristianesimo che si impegnò con il pensiero e con le opere verso l’unico scopo di salvare l’umanità, redimendola dal peccato ed indicando come preminente l’elevazione dello spirito sulla fragilità della carne, è stato sempre rappresentato dagli artisti magro, emaciato; al contrario, il Messia orientale, Buddha, che indugiò nelle serene contemplazioni dello spirito contemplativo, predicò ai suoi allievi; “mangiate, bevete e soddisfate i vostri desideri come farfalle che suggono dal calice di ogni fiore”, viene rappresentato con corpo pingue e di forme arrotondate.
 
Qualche considerazione finale:
la disponibilità, la tolleranza e l’amore per la vita tranquilla dell’uomo affettivo non esclude che talvolta questi possa avere esplosioni improvvise di collera, ma differentemente dagli uomini di pensiero che si rodono internamente e quindi più pericolosi, gridano e rompono quanto è a loro portata di mano sino a che l’ira non sia sbollita, senza lasciare strascichi o rancori.
Sarebbe inoltre errato fare paragoni fra i biotipi descritti e, peggio ancora, sarebbe stabilire quali di essi sia migliore o peggiore. Abbiamo infatti visto che, sia pure con atmosfere diverse, possiamo avere condottieri, santi ed eroi sia tra gli uni che gli altri, artisti e scienziati che hanno saputo esprimere il loro genio nelle loro opere con differenti tendenzialità, iniziati che hanno saputo coinvolgere nel loro diverso credo religioso, per millenni, moltitudini fino al martirio. D’altra parte, quanta monotonia in un mare sempre placido senza la variante di superfici increspate sino alla burrasca e quanta ossessione in una musica tutta sbalzi e dissonanze senza il respiro largo di un andante o di un adagio.
 
Sarebbe anche errato credere di poter facilmente catalogare gli uomini nell’uno o nell’altro dei tipi descritti; sembra che i tipi costituzionali puri non superino il 10% della popolazione e che nel rimanente 90% si trovino le varietà, i miscugli, derivanti da tutti i complessi fenomeni dell’eredità prima e dagli influssi ambientali e culturali dopo. Sarà comunque sempre possibile individuare in ognuno caratteri salienti che, sia pure diversi, non ci offriranno mai dei soggetti ibridi o contraddittori ma caratteri sempre intimamente fusi in una armonica contraddizione.
 
Troveremo così ottimi temperamenti ove si mescolino i caratteri dell’uomo affettivo-gaio con quelli dell’uomo d’azione tipo atletico: qui infatti troviamo fusi una grande energia e resistenza al lavoro e spirito di iniziativa, una grande tendenza alla riflessione ed alla prudenza; questi uomini, quando si elevano al di sopra della media, profondono grande umanità ed affettività nello spiegare l’energia fattiva dell’uomo d’azione.
Dal tipo misto scaturiscono figure luminose di condottieri: Hindemburg per la Germania e Cavour per l’Italia.
Personalità interessanti derivano dall’associazione del longilineo con l’atletico: a seconda del prevalere dell’uno sull’altro, si osserverà un diverso prevalere della tendenza alla riflessione ed alle lunghe meditazioni dell’uomo di pensiero su quelle dinamiche, bisognose di estrinsecarsi in azioni ed opere a largo respiro.
Difficoltà maggiori si presentano nella fusione del tipo brevilineo con il longilineo, ove a volte prevale l’adipe sull’addome ma con il corpo allungato del longilineo, a volte il contrario: un capo nettamente rotondeggiante su un tronco ed arti longilinei
 
CONSIDERAZIONI E DEDUZIONI PRATICHE
 
Per la pazienza dimostratami finora, meritate che vi parli adesso delle importanti applicazioni che possono derivarci, nell’ambito dei rapporti umani e sociali, dalla grande idea portante della tipizzazione umana e comincerò finalmente con il parlarvi del più tipico ed importante rapporto umano, quello che in definitiva decide della bontà o meno della scelta della nostra compagna, quello tra l’uomo e la donna. Perché questa sera parlo solo ora della donna anche se è stata sempre sottintesa nella mia esposizione? Non certo per mascolinismo ! Mi conoscete e sapete quanto io sia un estimatore della donna. Il motivo deve ricercarsi nella particolare conformazione della donna che ne rende più difficoltosa la sua classificazione biotipologica; costituzione che la porta ad una maggiore abbondanza di grasso (il 30% in più dell’uomo), anche più ampie, ossa più sottili, torace più ristretto, naso e mandibola meno sporgente, muscolatura meno sviluppata.
Va inoltre subito detto che mentre il temperamento schizoide del longilineo e più caratteristico per l’uomo, irregolare e contraddittorio com’è , quello cicloide del brevilineo è più congeniale alla donna, perché armonico, equilibrato, passivo (almeno formalmente), sa farle trovare la gioia nel sentirs donna, nel rendere felice il suo compagno e nell’essere una buona madre, le permette di realizzarsi anche nelle conquiste più semplici, senza pretese spirituali esagerate delle intellettuali. La madre di Goethe fu un esempio classico di donna squisitamente femminile, brevilinea, sempre contenta, madre ed educatrice esemplare dei suoi figli, come può rilevarsi dalle sue parole: “sono lieta di vivere: nel mio cammino cerco di evitare le spine e di trovare la felicità nell’appagamento di desideri semplici e modesti. Se debbo passare per una porta troppo bassa, mi inchino; quando mi imbatto in una pietra che ingombra la via, la rimuovo se mi riesce ma, se è troppo pesante, le giro attorno e così so trovare ogni giorno qualche motivo di gioia”.
Ma se alla donna calza meglio il tipo brevilineo, esiste tuttavia anche la donna longilinea schizoide ed  è peggio per lei perché in quest’abito c’entra con più difficoltà dell’uomo, si sente meno a suo agio, è più turbata dal contrasto tra la realtà quotidiana e le tendenze astratte della sua vita spirituale; sentimentalmente tendono all’amicizia puramente spirituale, alle atmosfere concettuali e, quando esagerano in questa direzione, sembrano meno femminili. Poco portate alle occupazioni, si dedicano di più a quelle intellettuali, facilitate dalla loro ideazione pronta, dalla vivacità e prontezza di giudizi i quali spesso tendono all’ironico; in tal modo brillano in società e forse proprio per la maggiore difficoltà nell’affrontarle, vengono giudicate interessanti dagli uomini, mentre esse a loro volta si atteggiano ad anime incomprese.
C’è tanta verità in quella frase che dice: ”le donne longilinee infiammano ed accecano, invece quelle brevilinee riscaldano”. Ed allora, quale donna dobbiamo scegliere? Dobbiamo farci bruciare o solamente riscaldare? Nessuna scelta ! Dobbiamo solamente armonizzarci od almeno tendere al temperamento con cui convivere. Perciò chi aspira ad una vita tranquilla, serena, da viver con una persona equilibrata, sempre uguale a sé stessa,   disposta a comprendere ed assecondare i nostri orientamenti, ebbene, in tal caso affidiamoci alla donna brevilinea, rotonda, alle dolcezze delle sue curve fisiche e temperamentali! Se invece aspiriamo al movimento, alle difficoltà e complicazioni spirituali, se ci sentiamo abbastanza forti e resistenti di fronte ai continui mutamenti di umore, al continuo tentativo di imposizione della sua personalità, se ci compiaciamo della brillantezza ed arguzia delle sue risposte, per lo più espressione di elevatezza spirituale e cultura, ebbene, facciamoci bruciare dalle fiamme della longilinea !
Ed ora, dopo avere tentato di spogliare anche la donna, non vi sentite tentati dalla curiosità di poggiare il vostro occhio sul buco della serratura di qualche appartamento in cui vive una coppia di sposi, ognuno dei quali, non avendo avuto l’opportunità di ascoltare la chiacchierata di questa sera, non poteva essere opportunamente ragguagliato sulle conseguenze della loro reciproca scelta? Cominciamo quindi a curiosare nel primo appartamento, ove vediamo uniti un marito longilineo con una moglie brevilinea. Bah! E’ andata bene sia a loro che ai loro figli; qui, la decisa personalità di lui, sia pure nelle sue angolosità, viene assorbita dalla dolcezza di lei ed i figli respirano nell’atmosfera distesa che ne deriva, giovandosi anche di un certo autoritarismo paterno, dal momento che sanno di poter ricorrere, al momento opportuno, alle amorevoli intercessioni materne.
Cambiamo nido d’amore e, sempre con l’occhio sulla serratura, osserviamo come tubano, ma non tanto, un marito brevilineo con una moglie longilinea; qui le cose procederanno discretamente nella misura in cui l’affettività, la tolleranza e la sopportazione di lui, sapranno mitigare la supremazia spirituale di lei che tenterà sempre di imporsi; in questo caso possono osservarsi quelle esplosioni improvvise di violenza, anche se di breve durata, tipiche dell’uomo tranquillo; il tutto si risolverà con l’acquisto di un nuovo servizio di piatti e di bicchieri...
Ho l’impressione di vedervi interessati a questi pettegolezzi biotipologici ed allora continuiamo il nostro giro nel condominio, per curiosare in altri due appartamenti e veder cosa succede nei matrimoni tra individui dello stesso abito fisico e quindi con caratteri simili. Qui la prognosi è meno favorevole, concordemente alla comune credenza dell’attrazione reciproca tra persone di carattere opposto: se la coppia è costituita da due brevilinei, il pericolo è uno solo e cioè l’ombra di una grande noia che accompagna per tutta la vita un percorso fin troppo tranquillo, senza scosse, senza temporali vivificatori, su acque immote, stagnanti forse senza neanche il diversivo di un momento di esasperazione. Verrebbe da dire: che schifo di armonia ! Se la coppia è viceversa formata da due longilinei schizoidi, ebbene, qui ci scappano veramente gli schizzi che spruzzano dal loro continuo contraddirsi, ostinati e decisi come sono a non cedere, sicuri delle loro idee e quindi determinati a difenderle ad ogni costo.
Quale sarebbe in questo caso una via d’uscita ?  Raggiungere quella tolleranza, base anche del nostro buon vivere civile che, mentre i brevilinei posseggono senza merito in quanto insito nella loro personalità, i longilinei la possono acquisire in virtù della loro attitudine culturale.
Dopo considerazioni così succose, farò ora qualche breve cenno su applicazioni in altri campi del nostro studio biotipologico : in omaggio alla discreta presenza di insegnanti in questa sala, comincerò con le considerazioni che possono derivare in campo scolastico.
Naturalmente anche i comportamenti degli scolari differiranno a seconda dei loro biotipi: infatti mentre i longilinei sono dotati di maggiore predisposizione e capacità nella risoluzione di tematiche logiche e razionali, per cui eccellono in ricerche astratte, gli scolari brevilinei, invece, prediligono lavori costruttivi con oggetti e materie concrete. Nel formulare giudizi, l’insegnante dovrà tener presente che i longilinei presentano più frequentemente anomalie del sistema nervoso, quindi sono irrequieti con sbalzi improvvisi ed imprevisti di umore: sono i cosiddetti “ragazzi difficili”; non così i brevilinei, per lo più inclini alla calma ed alla tranquillità. L’insegnante, quindi, nel dover prendere provvedimenti, dovrà anche tener presente che i primi sono estremamente sensibili, sino al morboso, mentre i brevilinei, per il loro temperamento cicloide, rispondono meglio se vengono presi dalla parte del cuore, facendo cioè presa più sull’affetto e sul sentimento che sulla loro intelligenza o ragione. Il comportamento dei primi si caratterizza anche perché preferiscono rimanere soli, in compagnia di qualche libro, sia perché più inclini a meditare sia per la difficoltà di scegliersi un amico; sono inoltre poco inclini a confidarsi anche con il proprio insegnante, mentre sono spinti dall’amor proprio ad impegnarsi e finiscono così per diventare i primi della classe, i Pierini che sanno tutto. I brevilinei, invece, saranno i beniamini dell’insegnante perché più sereni, aperti alla confidenza con tutti, compagni ed insegnanti.
In campo occupazionale si sconsiglierà i brevilinei ad intraprendere attività che richiedono grande sforzo fisico ed impegno di molte energie; andranno invece indirizzati verso occupazioni in cui occorre sveltezza e precisione dei movimenti complessivi del corpo; si preferiranno i longilinei nei lavori manuali che richiedono abilità e destrezza nei piccoli movimenti delle mani (orologiai, meccanici di precisione); si escluderanno ancora questi dalle public-relations, da attività che richiedono socievolezza, comunicativa, simpatia, doti queste in cui non eccellono.
Penso di poter chiudere questa panoramici dicendovi che non vi parlerò di altri campi di applicazioni biotipologiche, ad esempio di quello sportivo e più ancora di quello in cui agisce la magistratura la quale deve esprimersi in merito ai vari reati che, in definitiva, rappresentano il vario modo di reagire delle varie personalità di fronte ad una stessa causa; comprenderete che non ve ne sarebbe il tempo ma principalmente non vi sarebbe la mia capacità di interloquire con Beccaria tra i suoi delitti e le sue pene; ho già accennato alle pericolose deviazioni della criminologia Lambrosiana.
 
E’ appena il caso di sottolineare l’importanza della predisposizione dei biotipi a vari gruppi di malattie. Ma non posso terminare senza accennare agli sconvolgimenti filosofici e religiosi che possono derivare dall’argomento trattato; avrete certamente sentito traballare la fede nel libero arbitrio, in questa nobile ambizione umana.
Sarebbe infatti veramente sconcertante la logica di certi passaggi, pensare cioè al nostro comportamento determinato dalla forma del nostro corpo e questo, ancora determinato dalle leggi dell’ereditarietà, che a loro volta non dipendono dalla nostra volontà ma da un determinato patrimonio cromosomico. Saremmo nel vicolo cieco del più classico fatalismo ! Cerchiamo quindi di uscire insieme da questo tunnel per giungere alla luce di una certezza cui non possiamo, rinunciare in quanto esseri pensanti, alla certezza della libertà del volere. In effetti due cose sono certe: la tirannia dell’eredità biologica non è assoluta ma relativa ed ancora che non si ereditano i caratteri ma le predisposizioni; è in questo spazio che si condizionano i risultati di tanti studi e ricerche che potrebbero dimostrare il contrario, come quelli sui gemelli monocoriali o quelle sulle ricerche genealogiche familiari per le disposizioni al genio o alla santità (vedi S. Agostino e la madre S. Monica ed ancora S. Benedetto e sua sorella S. Scolastica).
A tal fine, sono interessanti le considerazioni di Walter Jaensch, il quale, nella struttura a strati della nostra sfera psichica, ha trovato che quelli più primitivi, detti anche strati paleopsichici, quelli cioè che presiedono più allo sviluppo della sfera fisiologica che di quella psicologica, sottostanno  maggiormente alle leggi mandeliane dell’eredità, mentre scarsa è la dipendenza degli strati più elevati sui quali influisce maggiormente l’ambiente il quale modifica più incisivamente il quadro psichico.
Ma più ancora ci viene in aiuto la concezione cattolica, cui s’è già accennato a proposito di S. Tommaso, secondo la quale è Dio che dà ad ogni uomo che viene al mondo, lo spirito, unendolo al corpo, allestito dai genitori, per formare un nuovo, unico, indissolubile composto, in cui l’anima conserva tutta la sua potenza e trascende, come spirito, le necessità e le leggi corporee.
Nella luce di questa fede, la genetica della persona si salva dal naufragio della disperazione in cui cadrebbe fatalmente se si limitasse alla biotipologia dell’eredità.
Altro notevole conforto ci viene dal pensiero di un altro genio italico, di Dante, del quale riporto alcune terzine:
 
“Lo maggior dono che Dio, per sua larghezza
fesse creando ed alla sua bontade
più conformato e quel ch’ei più apprezza,
 
fu della volontà la libertade
di che le creature intelligenti
di tutte e sole furon e son dotate”.
 
Dio, cioè, donandoci un’anima spirituale, ci provvede di libera volontà, liberandoci così dalla pessimistica prevaricazione del Fato, dominante in tutta la filosofia ellenica e precristiana.
 
 
 
In un’altra terzina, il poeta scrive:
 
“Natura generata, il suo cammino
simil farebbe sempre ai generanti,
se non vincesse il Provveder Divino.”
 
Cioè, noi saremmo la copia del bene, ma soprattutto del male dei nostri genitori se non intervenisse vittoriosamente la Provvidenza Divina; questa infatti, con la infusione di un’anima libera in un nuovo corpo generato consente di superare la tirannia delle leggi ereditarie.
Venendo a tempi a noi più vicini, siamo confortati anche dal pensiero di uno scrittore laico, Prezzolini che, si definì un renitente alla leva cimiteriale, essendo vissuto oltre i cent’anni.
Ebbene, così si esprimeva in una lettera inviata ad un suo amico: “A me pare che il dilemma e la polemica tra libero arbitrio e determinismo sia cosa oltrepassata, non esiste né l’uno né l’altro. La nostra realtà affermata nel nostro interno, è una crescita, una creazione, un sempre nuovo che è più delle condizioni cosiddette determinanti le quali sono “condizioni” ma non “cause”. Non siamo determinati dalla nostra natura, per il semplice fatto che ad un dato momento, la natura diventa coscienza e questa reagisce a suo modo; ciò che si fa, l’azione, è sempre il prodotto non di una somma o sottrazione di motivi ma qualcosa di nuovo che li contiene, ma li cambia di qualità, li fa nostri, li fonde col passato della nostra personalità e diventano non superiori ma diversi”.
Può ravvisarsi in questo pensiero del Prezzolini, un aggancio alla concezione tomistica esposta precedentemente: all’enunciato della natura che diventa coscienza, può accostarsi l’idea di S. Tommaso ove suppone l’intervento di Dio che infonde lo spirito nel corpo nel momento del suo concepimento.
Concludo confortato nel rilevare una certa concordanza tra una concezione laica ed una fideistica, sottolineando così che la verità, quella autentica, deve sempre ritrovarsi ad un unico capolinea.