Studio Eurispes - Donne: il termometro della crisi

Martedì, 24 Marzo, 2015
Eurispes - Donne: il termometro della crisi

Attraverso l’ascolto di un campione composto da 521 donne su tutto il territorio nazionale e rappresentative della componente femminile italiana per età e area geografica di appartenenza, l’Eurispes ha cercato di offrire alcuni spunti di riflessione sulla condizione delle donne nel nostro Paese su alcuni argomenti “chiave”: lavoro, condizione economica, consumi, salute, valori e criticità.

Lavoro e conciliazione. Ben poco è cambiato per le donne negli ultimi decenni: permane uno scenario immobile, soprattutto per quanto riguarda i problemi di fondo del sistema occupazionale a livello di inclusione e retribuzione. Se le donne lavoratrici hanno un livello di istruzione superiore a quello raggiunto dagli uomini (sono 3,5 milioni le laureate contro 2,9 milioni), il livello salariale continua ad essere più favorevole per questi ultimi. Il gap retributivo di genere è in Europa al 16,4% e in Italia arriva al 7,3%, un dato positivo ma solo in parte: all’interno del trend 2008-2013 emerge un aumento del 2,4%. Il nostro Paese è penultimo nella classifica a 28 per la differenza di genere tra occupati (19,9%) con un tasso di occupazione del 69,8% per gli uomini contro il 49,9% delle donne (dati Eurostat).

Eppure, secondo l’indagine Eurispes, le lavoratrici sembrano meno preoccupate dagli aspetti economici del proprio lavoro. È piuttosto la conciliazione tra i tempi lavorativi e quelli personali e familiari a far emergere le maggiori criticità.

Le donne, lamentano soprattutto la mancanza di spazi da dedicare a se stesse a causa dei tempi lavorativi (68,3%) e segnalano la difficoltà di far conciliare lavoro e famiglia (50%). Anche l’assenza di stimoli professionali è considerata un peso per le lavoratrici (47,7%) al pari del carico di lavoro troppo oneroso al quale sono sottoposte (41%).

Sul versante dei diversi fattori economici evidenziati nell’indagine, solo le voci relative alla difficoltà di arrivare con lo stipendio alla fine del mese (51,3%) e l’impossibilità di fare progetti per il futuro (56,3%) risultano preponderanti. Tanto che un donna su 5 ammette di avere un doppio lavoro.

La propensione a trasferirsi in un altro Paese è molto elevata tra le donne (45,1%), disposte a cambiare vita soprattutto per accedere a maggiori opportunità di lavoro (67%).

Condizione economica e consumi. Nonostante l’anno si sia aperto con lievi segnali che fanno sperare e accennano ad una ripresa sul fronte dei consumi, le conseguenze della congiuntura economica, che hanno attanagliato l’Italia a partire dal 2008, saranno un fardello difficile da scrollarsi di dosso. Permangono inoltre comportamenti di risparmio preventivo e una rinnovata attenzione alle spese, messi in atto anche da quanti sono solo stati sfiorati dalla crisi.

La divisione dei compiti all’interno delle famiglie tende sempre più ad essere paritetica, eppure le donne continuano in larga parte ad avere in mano nella gestione familiare e ad essere un buon termometro per misurare lo stato economico delle famiglie. Inoltre, esse sono particolarmente attente ai consumi e alle nuove tipologie di acquisto adottate negli ultimi anni per far fronte alle spese.

Nel quadro di difficoltà generale più di 7 donne su 10 (74,9%) hanno visto peggiorare nell’ultimo anno, la situazione economica personale in maniera grave o parziale, tanto che solo il 12,9% ha la possibilità di risparmiare.

La necessità di rivedere i propri stili di vita e di attivarsi per razionalizzare le spese, ha portato molte a preferire, per gli acquisti dei beni di prima necessità e la spesa alimentare, i discount (70,1%). In parallelo, si evita di mangiare fuori casa (81,4%), ammortizzando il costo di ristoranti e pizzerie e riscoprendo la convivialità delle cene a casa tra amici (77,8%) o in famiglia con genitori e parenti (50%).

Aspettare i saldi (87,9%) e ricercare punti vendita più economici come grandi magazzini, mercatini o outlet (84,1%) è una delle strategie anticrisi che sembrano essersi ormai radicate nei comportamenti femminili di acquisto. E una nuova tendenza sembra prendere piede con il numero crescente (44%) delle donne che si rivolgono sempre più al mercato dell’usato.

La possibilità di godere del tempo libero e della cura personale si contrae per 8 donne su 10 che rinunciano, con sempre maggiore frequenza all’estetista, al parrucchiere o all’acquisto di articoli di profumeria, preferendo magari alternative “casalinghe”.

L’arte di arrangiarsi al femminile cambia anche negli spostamenti: con un costo dei carburanti gravoso, l’alternativa migliore è quella di usare di più i mezzi pubblici (41,8%). Mentre l’e-commerce si usa soprattutto in caso di sconti e offerte speciali (47,2%).

Sebbene siano amatissimi e considerati come “di famiglia”, anche i pet iniziano a subire i riverberi di un’economia stagnante: il 47,6% delle donne ammette di tagliare anche sulle spese precedentemente a loro dedicate.

Valori etici. Le donne confermano una particolare sensibilità sulle questioni etiche e dei diritti della persona. Si dicono favorevoli alla tutela giuridica alle coppie di fatto indipendentemente dal genere (67,2%), all’uso della pillola abortiva (57,4%), all’eutanasia (55,5%) e al testamento biologico (68,3)%, ma anche alla legalizzazione della prostituzione (62%). Eppure sembrano meno aperte su questioni che le riguardano da vicino: il 47,6% appoggia la possibilità di ricorrere alla fecondazione eterologa e il 49,3% la tecnica dell’utero in affitto.

Salute e criticità. Nell’ultimo anno il 27,8% delle donne si sono rivolte ad uno psicologo e il 18,4% ha fatto uso di psicofarmaci. Il 7,7% ha ammesso di aver subito forme di stalking e il 21,1% di essere a conoscenza, per via indiretta, di vittime di questo fenomeno.

Il 59,1% delle donne che navigano sul Web (79,8%) ama l’e-commerce, ma solo il 49,8% controlla online il proprio conto bancario e il 31,5% vi paga le bollette. Sono esempi questi di come sia ancora molto lungo il cammino verso la digitalizzazione dei servizi, che otterrà un successo solo parziale se non sarà affiancato ad un serio programma di educazione ai media rivolto ai cittadini. Si rischia infatti di avere a disposizione strumenti elettronici di cui non si conosce l’esistenza o dei quali non si hanno le conoscenze per fruirne.

Il 61,8% delle donne che usano Internet va sui social, tra questi soprattutto su Facebook (94,2%): moltissime (41,3%) vi passano del tempo partecipando ai giochi più diffusi, come Farmville, Camelot, ecc., e sperano di conoscere persone nuove (40,5%), oppure chattano (73,6%). Un’esposizione che può essere anche rischiosa, come rivela il 41,7% delle donne che ha sentito violata la propria privacy su Facebook a causa della pubblicazione da parte di altri di foto in cui era presente. Una internauta su dieci (11,8%) frequenta invece siti di incontri.