Visite del medico di famiglia a tutte le ore

Mercoledì, 25 Luglio, 2012
medico di famiglia

Balduzzi prepara la rivoluzione dei camici bianchi. Tariffe fisse e un freno ai furbetti della parcella. Studi medici aperti tutti i giorni per tutto il giorno e libera professione dei camici bianchi ospedalieri sotto più stretto controllo delle Asl per evitare abusi e fenomeni di elusione fiscale. Stop anche alla corsa alle cause sanitarie dette "facili", possibili solo in casi di dolo o grave colpa. E’ una mini riforma sanitaria che Balduzzi presenterà il prossimo Agosto al consiglio dei ministri, dopo la pausa estiva.

Tra le novità c’è quella che riguarda i medici di famiglia, pediatri e specialisti ambulatoriali che dovranno smettere di lavorare in proprio e associarsi per garantire studi aperti 24 ore su 24 per sette giorni su sette. I medici di famiglia non saranno più compensati solo con una quota fissa per ciascun assistito, ma anche con una parte variabile in funzione della complessità clinica dei casi trattati.

Anche se nella nuova lista dovrebbero entrare nuove cure per le malattie rare e l’epidurale per il parto indolore. Spariranno le tac per i semplici mal di testa. Le novità riguarderanno anche le visite private dei medici ospedalieri. Le Regioni potranno continuare ad autorizzare l’attività negli studi privati, ma a condizioni diverse. Prima di tutto gli studi dovranno lavorare "in rete" con le Asl, che potranno controllare se il medico lavora più privatamente che in ospedale. Verranno poi fissate tariffe minime e massime per ciascuna prestazione per evitare il "caro-visita", recentemente rilevato dal Censis. Niente più pagamenti in cash, ma solo con moneta elettronica e assegni da intestare alla Asl anzichè al medico.

Infine, con questo decreto, sarà più difficile portare medici e Asl in tribunale. I ricorsi potranno essere presentati solo per colpa grave e dopo, mentre un fondo di solidarietà a costo zero coprirà i maxi-risarcimenti e le categorie più esposte. Questo rallenterà l’escalation delle cause sanitarie che al 98,8% finiscono con l’archiviazione. Uno spreco valutato ben 10 miliardi di euro l’anno.