XV Rapporto Inps e Relazione Boeri: spunti interessanti sul welfare

Martedì, 26 Luglio, 2016
XV Rapporto Inps e Relazione Boeri: spunti interessanti sul welfare

Lo scorso 7 luglio il Presidente dell’INPS Tito Boeri ha presentato alla Camera la consueta relazione annuale, che si basa essenzialmente sul XV Rapporto Annuale dell’Istituto, un documento che, attraverso studi, approfondimenti e tabelle prende in considerazione alcuni aspetti relativi alla mission dell’INPS come fornitore di servizi, altri legati alla previdenza e all’assistenza in Italia e alla sua possibile evoluzione e infine aspetti socio-assistenziali e del mercato del lavoro che si basano sulle molteplici fonti di informazione di cui l’INPS dispone. Il tutto fornisce una documentazione di sicuro interesse, e per certi versi originale, per una conoscenza più approfondita del complesso universo del sociale in Italia.

I numeri dei pensionati

Dal Rapporto si legge che in Italia i pensionati INPS sono 15.663.809 (su un totale di 16,1 milioni di pensionati), di cui 47% sono maschi e 53% femmine. I pensionati INPS ricevono in media un importo lordo mensile di 1.464 euro, però con grandi differenze tra i maschi (che ricevono un importo medio di 1.739 euro) e le femmine (che ricevono 1.224 euro). Avendo riguardo ad una classificazione per classi di importo di pensione (lorda), le differenze tra i pensionati sono assai rilevanti. 

Il primo dato che balza all’occhio è che il 38% di essi, pari a 5,9 milioni di persone, ha una pensione inferiore a 1.000 euro. Entrando più nel dettaglio, il 27,2% dei pensionati (4,2 milioni) ha un reddito pensionistico compreso tra 500 e 1.000 euro ed il 10,8% (1,68 milioni) fino a 500 euro. Se prendiamo solo le donne, quasi il 50% di esse ha un reddito pensionistico inferiore a 1.000 euro. 

Il secondo dato da rilevare è che il 6,5% dei pensionati (pari a 1 milione di persone) ha un reddito pensionistico superiore a 3.000 euro. Se si considerano poi solo i lavoratori autonomi, gli importi pensionistici scendono di molto: infatti, il reddito pensionistico medio di un artigiano è di euro 880 mensili, quello di un commerciante di euro 811 e quello di un coltivatore diretto di euro 602.  

La spesa pensionistica e la situazione finanziaria dell’INPS

Entrando nel merito della spesa pensionistica dell’INPS, escludendo le indennità agli invalidi civili, essa incide nel 2015 per il 15,6% sul Pil, contro il 15,3% del 2014. La spesa totale è salita di circa 4,3 miliardi, a quota 273 miliardi. La componente assistenziale vale 25,6 miliardi circa. Lo Stato, attraverso la Gias (Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali), contribuisce alla copertura degli oneri con 42,5 miliardi.

Riguardo al Bilancio nel suo complesso, l'INPS ha chiuso il 2015 con un saldo finanziario positivo di 2,334 miliardi di euro a fronte del disavanzo di oltre 7 miliardi registrato l'anno precedente, risultato ascrivibile soprattutto ai circa 3,5 miliardi di trasferimenti statali che si sono aggiunti ai 21,698 miliardi del 2014.
Con le azioni volte a stanare gli evasori e a combattere gli abusi (accertamento dei contributi versati, verifiche sulla permanenza del diritto all'assegno previdenziale, etc.) l'Inps rivendica di aver contribuito alla riduzione del debito pubblico con circa 13,9 miliardi, di cui 10 miliardi di maggiori entrate e 3,9 miliardi di euro di minori uscite.

Il sostegno alla popolazione non autosufficiente

Il Presidente Boeri dedica una parte importante alla questione della non autosufficienza, inquadrando il problema non solo dall’angolo visuale dei compiti dell’Istituto, che per ora sono limitati all’accertamento delle condizioni di disabilità, ma anche da quello di governo del fenomeno, con proposte concrete per far fronte all’aumento delle persone bisognose di aiuto.

Nei prossimi 60 anni – afferma infatti Boeri – le persone con più di 80 anni sono destinate a triplicarsi e le generazioni maggiormente a rischio di non autosufficienza passeranno da un quinto a un terzo della popolazione italiana. E’ impensabile che le famiglie, che si evolvono e diventano più piccole, possano sostenere da sole tale impatto, considerando che, già oggi, il grado di copertura dell’assistenza pubblica, secondo le stime INPS, raggiunge solo il 45% delle persone non autosufficienti e con la sola indennità di accompagnamento.

Il numero dei beneficiari delle indennità di accompagnamento è cresciuto del 75,5% negli ultimi 15 anni, passando da 1,2 milioni nel 2000 a 2,2 milioni nel 2015, per una spesa complessiva pari a circa 12 miliardi annui. 

La relazione dà conto anche del programma Home Care Premium dell’INPS, che rientra nell’ambito delle politiche di intervento a sostegno della non autosufficienza realizzate dall’Istituto con l’intento di coprire parte degli oneri che gravano sulle famiglie per la cura dei parenti non autosufficienti. Attualmente il programma di Home Care Premium è destinato unicamente ai dipendenti pubblici che, per legge, contribuiscono, mediante trattenuta diretta, ad alimentare fondi dedicati alla realizzazione di politiche di welfare in favore proprio o dei loro congiunti. Il programma privilegia l’assistenza domiciliare e si realizza attraverso prestazioni economiche e di servizio. 

Boeri suggerisce di intervenire in tre direzioni:

  1. Graduare l’entità delle indennità di accompagnamento in base al grado di bisogno assistenziale e alle condizioni economiche delle famiglie. L’obiettivo deve essere quello di fornire un aiuto più consistente a chi ne ha maggiormente bisogno.
     
  2. Ridurre le fonti di sprechi, da una parte razionalizzando gli accertamenti della disabilità e attribuendo tali compiti al solo INPS (togliendoli alle ASL) e dall’altra parte rendendo più stringenti i controlli sui premessi e congedi retribuiti per l’assistenza a persone con disabilità gravi (L.104/92 e art.42 comma 5 D.Lgs 151/01), considerando che essi costano allo Stato circa 3 miliardi di euro all’anno e che il diverso utilizzo di tali normative tra pubblico e privato (pubblico impiego di media 6 giorni pro-capite all’anno; lavoratori privati un giorno e mezzo) indica probabili abusi.
     
  3. Introdurre una contribuzione obbligatoria come assicurazione contro il rischio di non autosufficienza. L’INPS calcola che tale contribuzione, se estesa anche ai pensionati, potrebbe essere relativamente contenuta (dell’ordine dello 0,35% del salario o della pensione).


Contrasto alla povertà

E’ proprio attraverso il presidio del territorio che l’INPS si ripromette di rafforzare anche il raccordo con gli enti locali nel fornire protezione sociale, ed in particolare con i Comuni che sono i veri depositari dell’esperienza accumulata in Italia nelle misure di contrasto alla povertà introducendo, almeno sperimentalmente, schemi di contrasto alla povertà, come redditi minimi garantiti. L’Inps può offrire il proprio supporto informativo e amministrativo.

Rammaricandosi per il fatto che la legge delega sul contrasto alla povertà in discussione in Parlamento non è all’altezza della situazione, Boeri, infine, afferma che l’INPS è pronto ad offrire la propria infrastruttura per raggiungere i più poveri e candida l’Istituto a gestire l’applicazione della normativa, quando sarà approvata, e ad erogare le prestazioni su tutto il territorio nazionale sulla base di criteri e modalità uniformi.

Nel merito, le proposte che vengono avanzate, specie quelle sulla non autosufficienza, possono essere anche apprezzabili, ed indubbiamente deve essere utilizzato al meglio il know-how dell’Istituto, la cospicua fonte di informazione di cui esso dispone e le infrastrutture estremamente diffuse sul territorio.

Però noi ci accontenteremmo che, con le indubbie potenzialità che ha, l’INPS curasse di più l’efficienza delle proprie strutture. Accogliamo con positività il fatto che si vuole creare un nuovo modello di servizio più attento all’utenza sul territorio. Resta da scoprire da dove si prenderanno le risorse per impiantare una più ampia rete organizzativa e come questo si concilia con la presenza diffusa dei patronati, a cui oggi viene delegato gran parte del lavoro di ascolto e consulenza previdenziale verso gli assicurati e i pensionati.