Antonio Prevosti

Oggi il negozio di corso Moneta 13, a Domodossola, è vuoto. Tommy, al secolo Antonio Prevosti, ha riposto le forbici, il rasoio e il pettine, ma non la vivace curiosità che lo ha animato da sempre. E ha impiegato i mesi del lockdown e della pandemia per riflettere e scrivere, pubblicando il suo nuovo libro, che non poteva intitolarsi che Le intermittenze del cuore al tempo de coronavirus.

A 92 anni compiuti, Tommy Prevosti è ancora il vivace e acuto barbiere, la presenza amica in città, fra le montagne ai confini con la Svizzera, concedendosi ancora passeggiate nel centro storico, con il bastone da passeggio a fare più da vezzo elegante che da strumento necessario.

Ed è così che lo incontriamo nella sede ossolana di Confartigianato Imprese Piemonte Orientale; arriva salutando le collaboratrici dell’associazione, chiamandole per nome e per ognuna ha una battuta e un ricordo.

Antonio Prevosti

Adriano Sonzini e Antonio Prevosti

Classe 1930, ha sempre lavorato amando il proprio lavoro. “Era il 1940, eravamo poveri e allora, come usava all’epoca, siccome in via Galletti c’era un barbiere gli ho chiesto se mi prendesse a lavorare. Non c’è paga - mi ha detto subito - se sarai bravo potrai prendere le mance dai clienti. E così ho cominciato”.

Al mattino a scuola, nel pomeriggio alla bottega dal barbiere Battistini. Subito un problema, però: “Ero e sono mancino e il mio principale mi ha detto subito che il lavoro da barbiere è destro, cioè si usa la mano destra non la sinistra. E così ho dovuto imparare”.

Dal barbiere Battistini si sposta poco più in là, sempre nella stessa via: c’è un’altra bottega da barbiere e due fratelli: “Con loro resto sino ai ventidue anni, mi danno una piccola paghetta e lì, a quattordici anni, ho iniziato a usare anche il rasoio, perché non era facile: la pelle andava tesa bene e il rischio di ferire il cliente era alto. Ricordo la rasatura del mento, il mento era proprio un tabù perché era la zona del viso dove era più facile ferire il cliente”.

Poco alla volta, per gradi, con tanta passione e voglia di capire rubando il mestiere ai maestri, il nostro Tommy impara. “Il mio primo cliente è stato mio fratello, per provare, un giorno l’ho fatto sedere nel cortile di casa e gli ho tagliato i capelli. La gente del vicinato allora mi chiedeva di tagliarli anche a loro e così, dopo il lavoro, andavo nelle case a tagliare i capelli. La gente era povera e spesso la mia paga era qualcosa da mangiare, che consumavo a tavola con i miei primi clienti”.

Era un’Italia diversa, l’Italia che aveva vissuto la guerra e che a fatica provava a riprendersi. Era un’Italia di esempi e maestri: “I barbieri di via Galletti sono stati i miei maestri, Battistini, i fratelli Bruno e Giordano Arcari” ma è anche un’Italia di occasioni e di sogni da realizzare. “Avevo poco più di vent’anni, lavoravo, ma come tutti i giovani, mi piaceva anche divertirmi quando potevo andare a ballar ed essere elegante. E un giorno un barbiere di Domodossola mi chiede se voglio rilevare il suo negozio, lui ne ha due in città, vorrebbero cedere quello meno avviato e io, con un pò di incoscienza e pochi soldi in tasca, accetto”.

Ora bisogna pagarlo, il negozio. “In un anno di tempo”, così prevede l’accordo scritto su un pezzo di carta che Tommy sottoscrive: “Con il negozio mi ritrovo anche la clientela, che rimane, e altri clienti nuovi arrivano, anche quelli che già mi conoscevano come dipendente dei fratelli Arcari. Fra i miei clienti c’era il direttore della Cassa di risparmio della città che un giorno mi domanda dove mettessi i soldi che guadagnavo, li do alla mamma, rispondo. No, mi gela lui. Domattina vieni da me, mi dice, e apriamo un libretto di deposito, dai una parte dei soldi a tua madre ma devi avere un libretto di risparmio Inutile dire che in capo a un anno avevo pagato il negozio, messo soldi in banca senza dimenticare mia mamma. Perché io ho sempre incontrato nella mia vita brave persone, che mi hanno indirizzato bene...”.

A venticinque anni, il matrimonio e i primi anni in un appartamentino proprio sopra il negozio. Casa e lavoro. “Si lavorava tutta settimana, anche la domenica, al mattino, e dal martedì al sabato spesso sino a tardi e con una pausa risicata”.

Pochi anni e poi il trasferimento nel negozio che sarà quello di tutta la vita lavorativa, in corso Moneta, in centro città. I numeri di quegli anni, Tommy li ricorda bene: “In corso Moneta dal 1959 al 2020, avevo tre dipendenti, mille clienti e cento abbonati al taglio capelli e alla rasatura della barba. C’erano in città venticinque parrucchieri e Domodossola aveva ventimila abitanti”.

In tanti anni, tanti ricordi: “Da me veniva Nino Di Salvatore, pittore, artista, docente di grande fama, non poteva parlare e a gesti mi indicava le forbici che dovevo usare per tagliarli i capelli e faceva lui il prezzo... E non mi pagava mai in meno. Un giorno mi regalò un catalogo di una sua mostra con questa dedica: cuore, mente e mani d’artista”.

Poi la cultura. “Avevo fatto solo le elementari e prima dei vent’anni mi è venuta la passione di riprendere a studiare. Così mi iscrivo a un corso serale per fare tutte le tre medie. Mi prende veramente una passione per la letteratura, leggevo e scrivevo. Scrivevo pensieri, poesie. Leggevo Hemingway, Malaparte e Proust. Avevo trovato un libraio qui a Domodossola che mi aveva insegnato a leggere: meglio leggere bene una pagina, che cento, e poi bisognava catturare la parola, il pensiero, come diceva lui”.

Dopo qualche anno, già con figli, il corso serale per diventare ragioniere e la soddisfazione di diplomarsi lo stesso anno di suo figlio, oggi ingegnere nucleare, mentre la figlia è medico.

E poi la storia recente, la pandemia da Covid, la decisione di chiudere definitivamente ma lasciando immutata e viva la passione per la cultura, la scrittura. E allora è tempo di bilanci: come coinvolgere le nuove generazioni, come raccontare i valori dell’artigianato per spingerli a diventare i nuovi artigiani di domani?

La scuola è la bottega, bisogna andare con lo spirito di sacrifico, per imparare un mestiere. Ma i giovani sono bravi è la tv che non insegna niente (tv e social, verrebbe da precisare). Solo tante balle! I giovani si devono appassionare a un mestiere, avere lo spirito di andare e fare, non guardare orari, la paga, le ferie ecc. ecc. e ve lo dice il più vecchio parrucchiere d’Italia, che è anche diventato Cavaliere della Repubblica, con il suo lavoro”.

Su questo spunto il nostro incontro finisce, Tommy raccoglie le sue carte, ci dedica il suo ultimo libro e a piedi si dirige verso casa, salutando con la mano.

Alla prossima, Tommy!

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