COVID-19: I Test per individuarlo e la loro affidabilità

5 Novembre, 2020
COVID-19 I Test

Oggi esistono diversi esami diagnostici che determinano se si è entrati in contatto con il virus del Covid-19. Si tratta di:

  • test molecolari, che ricercano il materiale genetico del virus, ovvero il suo RNA;
  • test sierologici tradizionali o rapidi, che individuano la presenza di anticorpi contro il virus;
  • test antigenici rapidi, che individuano le proteine del virus.

Nonostante tutti ne parlino, non sempre conosciamo a pieno cosa sono, come funzionano e quanto sono attendibili, per cui riteniamo utile fare dei chiarimenti.

Test antigenici rapidi

C’è un’altra categoria di test rapidi, utile a determinare in maniera più veloce ed economica se l’organismo è entrato in contatto con il Covid-19. Si tratta dei test antigenici rapidi, che consistono in un tampone rinofaringeo e ricercano specifiche proteine del virus, dette antigeni.

Questo tipo di test richiede circa 30 minuti e non deve essere processato in laboratorio, adatto quindi ad esaminare in breve tempo un gran numero di persone, ad esempio in contesti come aeroporti o scuole. Nei mesi estivi il nostro paese li ha utilizzati per controllare i passeggeri dei voli di rientro da località a forte rischio coronavirus. L’esito positivo necessita di un test molecolare per essere confermato.

Attendibilità del Tampone Rapido

Mentre il tampone è in grado di individuare una singola molecola di RNA in un microlitro di soluzione, il test antigenico fornisce un risultato positivo soltanto quando la persona è molto contagiosa, nel momento in cui l’infezione ha raggiunto il suo picco, in presenza di migliaia, o forse decine di migliaia, di particelle virali, per cui può dare luogo a molti falsi negativi. È tuttavia uno strumento utile ad una prima diagnosi, con una sensibilità pari circa all’85%, che è comunque una buona percentuale. In particolar modo con l’avvicinarsi al momento dell’anno in cui i casi di influenza stagionale andranno man mano ad aumentare e sarà necessario individuare prontamente i pazienti affetti da Covid-19, il test antigenico rapido potrà avere un’importanza sempre maggiore.

Tampone rinofaringeo

Il tampone rinofaringeo prevede il prelievo di materiale biologico dalle narici e dalla faringe tramite un bastoncino monouso. Rileva la presenza del virus attraverso la ricerca diretta dell’RNA virale con analisi molecolare (RT-PCR). Il risultato viene comunicato entro qualche giorno; se è positivo, vuol dire che sul campione è stato trovato del materiale genetico virale, e che dunque il soggetto ha in corpo l’infezione; se è negativo invece no.

Ha un basso margine di errore (la sensibilità è di circa il 98%) e individua il virus anche nei pazienti asintomatici. È l’esame di riferimento per il Covid-19 e si esegue nei laboratori autorizzati dal Ministero della Salute, dalle Regioni e dalle ASL.

Test sierologici

Il test sierologico consiste in un prelievo di sangue venoso, nel quale viene ricercata la presenza di anticorpi, che sono di tre tipi diversi e indicano non solo se l’organismo è entrato in contatto con il virus, ma anche da quanto tempo: si tratta delle immunoglobuline IgA, IgM e IgG. Questo tipo di test ci dice quindi se la persona ha contratto il virus, ma non se è attualmente positiva.

E’ utile per lo screening e il monitoraggio della popolazione, non soltanto delle fasce più a rischio. La sua efficacia, però, non è assoluta, poiché durante la fase di incubazione del virus gli anticorpi non sono ancora presenti e l’esame potrebbe dar luogo a un falso negativo.

Test sierologici pungidito

Ci sono anche dei test sierologici rapidi, ovvero i pungidito, che danno risultati in circa 10 minuti. È necessaria una goccia di sangue, che si ottiene con un prelievo capillare (ovvero, pungendo il dito), e serve a individuare le immunoglobuline IgG e IgM, con un discreto livello di affidabilità. Come il test sierologico tradizionale, però, è utile soltanto per individuare pazienti che hanno già sviluppato degli anticorpi, quindi non nella fase acuta dell’infezione virale.

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Foto di Polina Tankilevitch da Pexels