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Disabilità in Costituzione, il ddl Guidi approda in Aula: “Via la parola minorati. Così la Carta pronuncia i diritti delle persone con disabilità”
La riforma modifica l’articolo 38 della Carta. Consenso unanime e bipartisan. Dopo un lungo esame in Commissione Affari Costituzionali, il disegno di legge costituzionale a prima firma del senatore Antonio Guidi è stato approvato all’unanimità nella seduta di mercoledì pomeriggio ed è ora pronto ad approdare nell’Aula del Senato.
Il provvedimento, composto da un unico articolo, interviene sull’articolo 38 della Costituzione introducendo il principio secondo cui: “La Repubblica riconosce e garantisce il diritto delle persone con disabilità all’autonomia, all’inserimento sociale e professionale e alla partecipazione alla vita della
comunità“.
Si tratta di un passaggio che aggiorna il testo costituzionale alla luce dell’evoluzione culturale, giuridica e sociale maturata negli ultimi decenni, superando definitivamente approcci assistenzialistici e affermando una visione fondata su diritti, partecipazione e piena cittadinanza.
“La disabilità è una condizione che interroga la società e le sue capacità di includere. Con questo disegno di legge affermiamo che autonomia, partecipazione e vita di comunità non sono concessioni, ma diritti che la Repubblica riconosce e garantisce – afferma il senatore Guidi, già ministro alla Famiglia – L’approvazione unanime in Commissione dimostra che su questi temi è possibile costruire una convergenza che supera le appartenenze politiche e guarda all’interesse generale del Paese. Per questo desidero ringraziare il presidente della Commissione Affari Costituzionali, Andrea De Priamo, e il ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli per l’indefessa passione e l’impegno con cui hanno accompagnato questo percorso. Quando le istituzioni lavorano insieme, i diritti delle persone diventano più forti”, conclude.
Una riforma che evolve i testi fondativi
Questa proposta – spiega Guidi – nasce da una constatazione profonda: la Costituzione evolve insieme alla società. Come i precedenti aggiornamenti agli articoli 9, 41 e 33 hanno saputo recepire nuove sensibilità e nuove esigenze collettive, oggi si riconosce la necessità di affermare in modo esplicito il diritto delle persone con disabilità all’autonomia, all’inclusione e alla partecipazione.
La persona con disabilità non viene più osservata esclusivamente attraverso il prisma dell’assistenza, ma come cittadino titolare di diritti, capacità e possibilità di contribuire pienamente alla vita della comunità.
Una proposta in linea con la visione europea e globale
Il disegno di legge si inserisce nel solco delle principali direttrici internazionali: la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia nel 2009, la Strategia europea per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030 e, più recentemente, la Carta di Solfagnano sottoscritta durante il G7 Inclusione e Disabilità del 2024.
Tutti questi strumenti condividono una visione comune: superare il paradigma esclusivamente medico della disabilità per affermare un modello fondato sui diritti, sull’accessibilità, sull’autodeterminazione e sulla piena partecipazione alla vita sociale, culturale, politica ed economica.
Un consenso che attraversa gli schieramenti
L’approvazione unanime in Commissione Affari Costituzionali rappresenta un segnale politico significativo. Sul tema della disabilità si è registrata una convergenza trasversale che ha consentito di portare il testo all’esame dell’Aula con il sostegno di tutte le forze politiche.
Il ddl costituzionale, presentato dal senatore Guidi e sottoscritto da esponenti di maggioranza e opposizione, ha raccolto nel corso dell’iter parlamentare ampi consensi sul valore simbolico e sostanziale della riforma, riconosciuta come un aggiornamento necessario della Carta costituzionale.
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