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Il punto sulle liste d’attesa: lo scontro istituzionale e la proposta shock dei sindacati medici
Negli ultimi giorni, il dibattito sulla gestione della sanità pubblica in Italia ha raggiunto livelli di tensione notevoli. Al centro della polemica le liste d’attesa, un nodo strutturale che sta mettendo a dura prova il diritto alla salute dei cittadini.
L’ira del Ministro: “Basta trucchi sui dati”
Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, è intervenuto duramente a seguito della presentazione dei dati dei NAS (febbraio 2026) e di recenti approfondimenti, tra cui quelli del Sole 24 Ore. Il Ministro ha denunciato pratiche definite “scandalose” da parte di alcune Regioni e direzioni aziendali, accusandole di manipolare le agende di prenotazione per far apparire il sistema più efficiente di quanto non sia in realtà.
- Le accuse: Schillaci ha puntato il dito contro le “liste chiuse” (pratica illegale) e l’uso distorto dell’intramoenia, ricordando che per legge l’attività privata del medico non può superare quella istituzionale pubblica.
- La posizione del Governo: Lo Stato rivendica l’efficacia del Decreto Liste d’Attesa (DL 73/2024), ma accusa i territori di non applicare le norme e di non spendere correttamente i fondi stanziati.
La risposta dei Medici: “Il sistema è al collasso”
I sindacati medici (tra cui l’Anaao Assomed) non hanno tardato a replicare, rigettando le accuse di essere i “colpevoli” del disservizio. Secondo le sigle sindacali, le liste d’attesa non sono la causa, ma l’effetto di una carenza cronica di personale e di modelli organizzativi obsoleti.
- La proposta del “rimborso”: Di fronte all’impossibilità del pubblico di garantire i tempi previsti dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), i sindacati propongono di rendere sistematico il ricorso al privato con rimborso totale da parte dello Stato.
- L’obiettivo: Sottrarre il cittadino al ricatto dell’attesa infinita, obbligando lo Stato a farsi carico della spesa privatistica qualora la struttura pubblica non sia in grado di fornire la prestazione nei tempi di legge (72 ore per le urgenze, 10 giorni per le prestazioni brevi, ecc.).
I dati della crisi: 13 milioni rinunciano alle cure
I dati citati dall’Osservatorio e dalle analisi giornalistiche dipingono un quadro allarmante:
- Oltre 13 milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi nell’ultimo anno a causa delle attese.
- La spesa sanitaria “out of pocket” (pagata di tasca propria dai cittadini) ha superato i 40 miliardi di euro.
- Circa 2 milioni di persone si sono indebitate per poter accedere a cure private tempestive.
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