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Inascoltata la voce di oltre 9 milioni di pensionati: il pagamento delle pensioni di maggio “slittano” a lunedì 4
Il pagamento delle pensioni di maggio, restano ostaggio del “primo giorno bancabile”.
Per circa 9,8 milioni di pensionati italiani che ricevono il trattamento tramite banca, l’appuntamento con la pensione di maggio 2026 si trasforma nell’ennesimo esercizio di pazienza: il pagamento slitterà a lunedì 4 maggio. Il motivo? La rigidità del “primo giorno bancabile“, una norma che sembra non tener conto dello sviluppo dell’informatica e che, nonostante le vibrate proteste dei pensionati già da gennaio, non è stata corretta. Le Banche potrebbero superare autonomamente. Il problema nell’interesse dei propri correntisti?
Le pensioni di maggio verranno dunque pagate, a coloro che le riscuotono tramite banca, soltanto il 4 maggio in quanto questo è il primo giorno bancabile. Nonostante le vibranti proteste dei pensionati nel recente passato per il ritardo del pagamento della pensione a gennaio, in forte ritardo rispetto ai primo del mese, non è stato fatto nulla per aggiornare la norma di legge che risale a molti anni addietro, quando l’informatica non era avanzata come oggi, che parla di “primo giorno bancabile”.
Una norma decisamente anacronistica. In altri Paesi dell’Unione Europea quando il giorno di pagamento è festivo, le pensioni vengono pagate addirittura il giorno prima! Perché in Italia non si fa nulla al riguardo, nonostante, come detto, la forte presa di posizione dei pensionati a gennaio di quest’anno, protesta riportata ampiamente dai giornali e dai media?
L’ANAP, Associazione Nazionale dei pensionati di Confartigianato, avanzò allora una proposta formale al Governo per modificare la norma obsoleta e penalizzante per i pensionati più fragili ma il tutto è rimasto lettera morta. Scendiamo allora ad un’analisi più dettagliata.
Un anacronismo digitale
Nonostante l’informatica abbia abbattuto i tempi di transazione (si pensi ai bonifici istantanei ormai alla portata di tutti), la legge italiana resta ancorata a una visione arcaica. In un sistema interconnesso, l’idea che un file di pagamento debba attendere l’apertura fisica degli sportelli per essere processato è, tecnicamente, un paradosso.
Il confronto con l’estero è impietoso. In molti Paesi europei (come la Germania e la Spagna), se il giorno del pagamento cade di festa, l’accredito viene anticipato al primo giorno lavorativo precedente.
Le proteste di gennaio: un campanello d’allarme ignorato
Il 2026 era iniziato sotto i peggiori auspici. Le proteste di gennaio, ampiamente documentate dalla stampa nazionale, avevano sollevato un coro di indignazione per i ritardi subiti dai pensionati. In quell’occasione si era parlato di una “svolta necessaria”, di tavoli tecnici e di sensibilità politica.
Tuttavia, tutto sembra essere evaporato. Anche la proposta avanzata al Governo dall’ANAP Confartigianato, per modificare questa norma anacronistica non ha avuto alcun seguito.
Perché nulla si muove?
Il sospetto è che dietro l’inerzia normativa non ci sia solo pigrizia politica o burocratica, ma anche una convenienza finanziaria. Posticipare di tre o quattro giorni il pagamento di milioni di pensioni permette di gestire flussi di cassa enormi, generando interessi o risparmi tecnici che, sommati, valgono cifre significative.
Considerazioni
Al di là dei calcoli finanziari, la vera posta in gioco è la dignità della persona. Per chi vive con la minima, tre giorni di ritardo possono fare la differenza tra pagare una bolletta in tempo o subire una mora. Del resto, finché la pensione non verrà vista come un diritto “intoccabile”, il 4 maggio resterà una data emblematica di un Paese che corre a due velocità: quella della vita reale e quella, lentissima, della sua burocrazia.
In conclusione, ai pensionati e alle loro Organizzazioni rappresentative, come l’ANAP, non resta che tornare “alla carica”, magari in prossimità delle prossime elezioni politiche perché, forse, in quell’occasione l’ascolto sarà maggiore! A meno che le Banche, per fidelizzare i propri correntisti e per sensibilità nei loro confronti, non decidano autonomamente di mettere a disposizione l’importo della pensione il primo giorno successivo a quello festivo anche se si tratta di un giorno “non bancabile”. Come sembra, salvo verifica sulla portata del fenomeno, che alcuni Istituti stiano facendo.
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- Anap Confartigianato, Pensioni
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