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Novità » Rapporto OCSE Sanità Italia

Il modello sanitario italiano, tra pregi e criticità, visto nel contesto internazionale: i dati del Rapporto OCSE

  • 13 Maggio, 2026
modello sanitario italiano rapporto ocse
Sanità italiana tra eccellenza e nodi strutturali: record di longevità (84,1 anni), ma carenza di infermieri e spesa sotto la media OCSE. L'analisi del 2026.
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modello sanitario italiano rapporto ocse
I Punti Chiave

Il Rapporto “Health at a Glance” dell’OCSE promuove i risultati clinici e la prevenzione del Servizio Sanitario Nazionale, ma sottolinea problemi relativi agli investimenti e agli organici.

Il 6 maggio 2026, il CNEL ha ospitato la presentazione del rapporto OCSE “Health at a Glance” che offre una fotografia dettagliata e comparativa della sanità italiana nel contesto internazionale. Se da un lato il nostro Paese continua a vantare indicatori di salute tra i migliori al mondo, dall’altro deve fare i conti con nodi strutturali legati a risorse e demografia.

Le principali evidenze del Rapporto OCSE

I dati evidenziano un’Italia a due velocità: eccellente negli esiti clinici, ma sotto pressione per investimenti e organici.

In Italia aspettativa di vita 2,4 anni in più della media OCSE

Il Rapporto rivela che a livello internazionale l’Italia ottiene risultati migliori della media OCSE in 7 dei 10 indicatori chiave che misurano lo stato di salute e i fattori di rischio. Nel nostro Paese l’aspettativa di vita è di 83,5 anni, 2,4 anni in più rispetto alla media (dati 2023). La mortalità prevenibile è pari a 93 per 100.000 abitanti (media OCSE 145). La mortalità curabile è di 52 per 100.000 abitanti (media OCSE 77). Il tasso di suicidi è di 6 per 100.000 abitanti (media OCSE 11).

Solo il 5,9% della popolazione italiana valuta il proprio stato di salute come cattivo o molto cattivo, contro una media OCSE dell’8%. Quanto ai fattori di rischio per la salute, l’Italia ha dati migliori alla media per quel che riguarda l’obesità auto-dichiarata (12% contro il 19%) e il consumo di alcol (8 litri pro capite contro 8,5). Meno buoni i valori relativi agli adulti che non svolgono sufficiente attività fisica (45% contro 30%) e al fumo quotidiano (19,5% contro 14,8%).

L’intera popolazione può accedere ai servizi essenziali

Relativamente all’accesso e alla qualità delle cure il nostro Paese presenta valori superiori alla media OCSE in 6 indicatori chiave su 10. Il rapporto Health at a Glance illustrato al CNEL, segnala che l’intera popolazione italiana può accedere ai servizi essenziali, mentre in media nei paesi OCSE la copertura raggiunge il 98% della popolazione. Al 95% dei bambini idonei viene somministrato il vaccino trivalente DTP ed anche qui il dato è più alto rispetto alla media. In Italia vengono prescritte 21 dosi giornaliere di antibiotici ogni 1.000 abitanti, contro una media OCSE di 16. Si registrano 224 ricoveri evitabili ogni 100.000 abitanti, rispetto a una media di 473. La mortalità a 30 giorni dopo un infarto miocardico acuto è del 4,7% (media OCSE 6,5%) e del 6,9% dopo un ictus (media OCSE 7,7%). Le donne che si sottopongono a screening per il tumore al seno sono il 55%, un dato corrispondente alla media OCSE.

L’1,8% degli italiani esprime bisogni sanitari insoddisfatti, contro un valore che a livello OCSE raggiunge il 3,4%. Il 44% degli italiani si dichiara soddisfatto per la qualità dell’assistenza sanitaria, mentre la media OCSE è il 64%.

Medici in attività più della media OCSE, meno gli infermieri

Un altro ambito analizzato da Health at a Glance, il rapporto presentato oggi al CNEL, è quello delle risorse a disposizione del sistema sanitario. In questo caso l’Italia mostra valori migliori della media OCSE in 4 dei 10 indicatori chiave. Il nostro Paese spende per la sanità meno della media OCSE, l’8,4% del PIL, rispetto al 9,3%. Il 4,6% della spesa sanitaria totale è destinato alla prevenzione ed è una percentuale superiore alla media OCSE (3,4%).

In termini di capitale umano, in Italia ci sono 5,4 medici in attività ogni 1.000 abitanti (media OCSE 3,9) e 6,9 infermieri (media OCSE 9,2). Il numero di operatori sanitari nelle strutture di assistenza a lungo termine ogni 100 persone di età pari o superiore ai 65 anni è di 1,5 (media OCSE 5). In Italia ci sono 140 farmacisti ogni 100.000 abitanti, rispetto alla media OCSE di 86. Sul piano delle strutture, nel nostro Paese vi sono 3 posti letto ospedalieri ogni 1.000 abitanti (media OCSE 4,2). La quota di farmaci generici nel mercato farmaceutico (in volume) è del 28% in Italia, rispetto alla media OCSE del 56%.

Stato di salute tra i più alti in Europa

Nel 2024 l’aspettativa di vita in Italia è salita ulteriormente, raggiungendo il livello record di 84,1 anni, la più alta dell’UE insieme alla Svezia. Il dato supera di sei mesi il livello pre pandemia. È quanto rivela il report dell’OCSE Profilo della Sanità 2025: Italia (cliccare qui), presentato oggi al CNEL e realizzato in collaborazione con l’European Observatory on Health Systems and Policies e la Commissione europea.

In linea con le tendenze più generali dell’UE, il divario di genere nell’aspettativa di vita in Italia continua a ridursi. Le donne vivono in media 4 anni in più rispetto agli uomini, un dato significativamente inferiore al divario di genere medio dell’UE, pari a 5,2 anni. Sia gli uomini che le donne italiane mantengono un chiaro vantaggio in termini di longevità rispetto ai loro coetanei dell’UE: gli uomini possono aspettarsi di vivere quasi tre anni in più, mentre le donne vivono 1,6 anni in più rispetto alle rispettive medie dell’UE.

Età media aumentata di 4 anni nell’ultimo decennio

La popolazione italiana sta invecchiando rapidamente. Come sottolineato dal report OCSE Profilo della Sanità, presentato oggi al CNEL, l’età media nel nostro Paese è aumentata di quattro anni negli ultimi dieci anni, raggiungendo i 48,7 anni, un tasso significativamente superiore alla media UE di 2,2 anni. Le proiezioni indicano che la percentuale di italiani di età pari o superiore a 65 anni passerà dal 24% nel 2024 a circa il 34% entro il 2050, quota che rappresenta il valore più alto tra i Paesi dell’UE. Sebbene l’Italia stia invecchiando più rapidamente della media UE, gli anziani riferiscono condizioni di salute relativamente buone.

Tasso di mortalità per cancro in calo, ma rimane la seconda causa di decesso

Il cancro rimane una delle principali sfide per la salute pubblica in Italia, essendo la seconda causa di morte dopo le malattie cardiovascolari. Il tasso di mortalità per cancro standardizzato per età è inferiore di quasi il 7% alla media dell’UE e ha registrato un calo del 15% dal 2011, superiore alla riduzione media dell’UE del 12%. Questo progresso – si legge nel report OCSE Profilo della Sanità 2025 illustrato oggi al CNEL – ha contribuito a una riduzione del 17% degli anni potenziali di vita persi, determinata principalmente dalla minore mortalità per tumore al polmone e al seno.

Il carico di cancro varia in modo significativo in base al sesso: tra gli uomini, i tassi di incidenza sono inferiori del 2% rispetto alla media UE, con il cancro alla prostata, al colon-retto e al polmone come sedi più comuni. Tra le donne, i tassi di incidenza sono superiori del 4%, principalmente a causa del tumore al seno, che rappresenta quasi un terzo di tutti i nuovi tumori maligni femminili. Molti casi di cancro rimangono prevenibili, ma il consumo di tabacco, principale causa evitabile di mortalità per cancro, continua a rappresentare una sfida importante. Dopo anni di calo, i tassi di fumo tra gli adulti sono nuovamente in aumento, mentre quelli tra gli adolescenti sono tra i più alti dell’UE.

Sui fattori di rischio incidono gli aspetti comportamentali

I fattori di rischio comportamentali – evidenzia l’OCSE nel rapporto Profilo della Sanità 2025 – pesano fortemente sulla mortalità prematura in Italia. Il fumo, il consumo nocivo di alcol, la cattiva alimentazione e l’inattività fisica hanno causato nel 2021 circa 167.000 decessi, pari a circa il 24% di tutti i decessi, una percentuale vicina alla media dell’UE. L’alimentazione scorretta è stata il principale fattore determinante, responsabile di quasi la metà di tutti i decessi legati al comportamento, seguita dal consumo di tabacco (37%), dal consumo di alcol (13%) e dall’inattività fisica (6%). Anche i rischi ambientali hanno inciso pesantemente sulla salute della popolazione. Combinati, i rischi comportamentali e l’inquinamento atmosferico hanno rappresentato circa il 29% della mortalità totale, sottolineando la necessità di misure di sanità pubblica più incisive e complete.

Tassi di mortalità evitabile inferiori alla media UE

Il report dell’OCSE Profilo della Sanità 2025 sottolinea come l’Italia mostri ottimi risultati in materia di salute, con tassi di mortalità evitabile significativamente inferiori alla media UE e tassi di ricovero ospedaliero per malattie croniche più bassi rispetto alla media dell’Unione. Tra i dati positivi, quello della copertura vaccinale antinfluenzale tra gli anziani, che rimane superiore alla media UE, attestandosi al 53%. I tassi di vaccinazione contro il papilloma virus umano (HPV) tra le ragazze di 15 anni, invece, sono scesi al 55%, al di sotto della media UE del 63%.

Le spese per servizi ambulatoriali e cure dentistiche pesano sui gruppi a basso reddito

Sebbene la maggior parte dei costi dell’assistenza ospedaliera sia finanziata in Italia con fondi pubblici, i tassi di finanziamento più bassi per i servizi ambulatoriali e la copertura quasi inesistente per le cure dentistiche contribuiscono a livelli elevati di spesa a carico dei cittadini. Queste barriere all’accesso – sottolinea l’OCSE nel rapporto Profilo della Sanità 2025 – incidono soprattutto sui gruppi a basso reddito, determinando disuguaglianze socioeconomiche nei bisogni sanitari non soddisfatti. Quanto alle prestazioni, alcune criticità evidenzia l’OCSE, si continuano a registrare in diverse regioni del Sud, nonostante il miglioramento complessivo della conformità regionale agli standard di servizio essenziali.

La sfida dei tempi di attesa

Tra le sfide da affrontare, l’OCSE segnala quella dei tempi di attesa. Se da un lato i tempi di attesa per gli interventi chirurgici sono relativamente brevi, dall’altro l’accesso alla diagnostica e alle visite specialistiche rimane limitato, con conseguenti alti tassi di cure non effettuate. Viene poi evidenziato come le tendenze divergenti nella formazione medica e infermieristica possano aggravare gli squilibri nella forza lavoro, dato che l’aumento della formazione medica contrasta con il calo dei laureati in infermieristica. Altro aspetto messo in luce, l’elevato consumo di antibiotici, che può compromettere gli sforzi in atto per controllare la resistenza agli antimicrobici.

Gli interventi

Alla presentazione del Rapporto erano presenti: il Presidente del CNEL, Renato Brunetta, il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, e la Direttrice DG Salute della Commissione europea, Sandra Gallina, dei quali riportiamo i passi più significati dei loro interventi:

  • Il Presidente del CNEL ha focalizzato il suo intervento sul valore sociale ed economico del sistema sanitario, introducendo il tema della longevità come “sfida politica”. La salute infatti, a suo avviso, non deve essere vista solo come un costo ma come un pilastro della crescita economica e della coesione sociale. Il Servizio Sanitario Nazionale non va semplicemente “difeso” nel suo stato attuale, ma trasformato. Il sistema deve evolversi per rispondere a una popolazione che invecchia rapidamente, garantendo che i buoni risultati finora ottenuti rimangano sostenibili nel lungo periodo. Il Presidente ha concluso offrendo il CNEL come sede di monitoraggio permanente per supportare le riforme basate sull’analisi dei dati oggettivi forniti dall’OCSE.
  • Il Ministro della Salute ha accolto con favore i dati positivi sulla qualità delle cure, pur riconoscendo le debolezze strutturali. Occorre però – ha sottolineato – una sanità “più moderna, vicina e giusta”, puntando forte sulla riforma della medicina territoriale per alleggerire gli ospedali (punto in cui l’Italia è storicamente debole rispetto ai partner OCSE). Il nodo critico della carenza di infermieri è la necessità di valorizzare i professionisti, evitando che i giovani medici e infermieri lascino il pubblico o il Paese. L’innovazione tecnologica e la telemedicina – ha concluso il Ministro – sono gli strumenti principali per ridurre le liste d’attesa e superare le disuguaglianze regionali, ancora troppo marcate tra Nord e Sud.
  • La Direttrice Generale Salute della Commissione Europea ha portato la prospettiva europea, collegando le sfide italiane al contesto della “European Health Union“. In particolare, la Direttrice ha detto occorre investire su innovazione e prevenzione per garantire sistemi più resilienti. Senza una gestione chiara dei sistemi sanitari rischiamo un contraccolpo economico. Per questo è importante avere dati e analisi che ci aiutino a capire quali scelte compiere, perché la sanità è il nucleo dell’attività economica. Nonostante una buona resilienza generale, persistono differenze a macchie di leopardo ed è necessaria una maggiore omogeneità. Nel 2025 l’Italia ha compiuto progressi significativi nell’aspettativa di vita e nella riduzione della mortalità evitabile; sul tema del personale, condividiamo sfide comuni al resto d’Europa. La competitività – ha proseguito – è centrale: innovazione e ricerca farmaceutica devono rimanere nel nostro continente.

    Il futuro della sanità europea dipende dall’innovazione e non bisogna avere paura dell’intelligenza artificiale. La prevenzione è la vera rivoluzione: sanità non significa solo ospedali, ma collaborazione sinergica tra tutti gli attori per rendere il sistema sempre più resiliente”. Lo ha affermato Sandra Gallina, direttrice generale della Direzione generale della salute e della sicurezza alimentare della Commissione europea.

Considerazioni ANAP

Secondo l’Anap, al di là delle ricorrenti critiche che nel nostro Paese si focalizzano soprattutto su disservizi e attese, il Rapporto OCSE restituisce dignità al nostro Servizio Sanitario Nazionale. Essere tra i primi al mondo per aspettativa di vita e qualità delle cure post-acute non è un caso, ma il frutto di un sistema che garantisce a tutti, indipendentemente dal reddito, l’accesso a eccellenze cliniche.
Mentre in altri contesti internazionali la salute è un bene di lusso o un debito perenne per le famiglie, in Italia rimane un diritto protetto. Le criticità evidenziate – come, ad esempio, la carenza di infermieri – non devono essere usate come pretesto per sminuire il servizio pubblico, bensì come stimolo per investire meglio.

Un sistema che con meno risorse della media ottiene risultati migliori della media è, per definizione, un sistema sostanzialmente valido. Questo non vuol dire che non può, anzi che non deve essere migliorato ma è bene non toccare quello che funziona, e funziona bene!

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