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La forza dell’età: perché la mente non invecchia se continuiamo a guardare avanti
Un recente studio dell’Università di Yale conferma che l’ottimismo e la cura delle relazioni migliorano la memoria e la salute. Invecchiare non significa fermarsi, ma scoprire nuove risorse per dare valore a ogni giorno.
C’è un vecchio pregiudizio, duro a morire, che dipinge la terza età come una stagione di inevitabile declino. Addirittura, ai tempi dei romani, ricorreva l’espressione (Senectus ipsa est morbus“)! Niente di più sbagliato. A smontare questa visione una volta per tutte ci pensano la scienza e una ricerca condotta dall’Università di Yale, coordinata dalla professoressa Becca R. Levy e pubblicata sulla prestigiosa rivista Geriatrics.
I dati parlano chiaro: molti anziani non solo mantengono intatte le proprie capacità, ma possono addirittura migliorare le proprie prestazioni cognitive e mentali con l’avanzare dell’età. La chiave di questa vera e propria giovinezza della mente non si trova in una pozione magica, ma in qualcosa che ognuno di noi possiede: l’atteggiamento verso la vita e verso sé stessi.
La tentazione di isolarsi
Il vero nemico da combattere non è lo scorrere del tempo, ma la tentazione di isolarsi. Quando ci si convince che “ormai è tardi” o che non si ha più nulla da dare, si rischia di cadere in una trappola invisibile. L’isolamento spegne la curiosità, rallenta i pensieri e toglie colore alle giornate.
Lo studio di Yale dimostra, al contrario, che mantenere una percezione positiva dell’invecchiamento agisce come un farmaco naturale potente e senza controindicazioni. Chi continua a darsi degli obiettivi, chi guarda al domani con curiosità e chi si sente ancora parte attiva della comunità guarisce più in fretta dalle malattie, protegge la memoria e, soprattutto, vive meglio e più a lungo.
Gli anni d’oro portano con sé un tesoro che i giovani non possono ancora avere: la sintesi dell’esperienza, la capacità di valutare le cose con la giusta distanza e una profonda saggezza emotiva. La mente non smette di imparare e di adattarsi, ha solo bisogno di stimoli.
Riscoprire il piacere di nuovi interessi
Migliorare le proprie prestazioni a settanta, ottanta o novant’anni significa riscoprire il piacere di una lettura, coltivare un interesse mai approfondito prima, camminare, confrontarsi con gli altri e, perché no, mettere le proprie competenze a disposizione della società attraverso il volontariato e l’associazionismo.
Non è il momento di abbattersi o di chiudere la porta al mondo. Ogni giorno in più è un’opportunità per tessere nuove relazioni, per dialogare con le nuove generazioni – che hanno un disperato bisogno di punti di riferimento stabili – e per riprendersi lo spazio che si merita.
Uscire di casa, stringere una mano, partecipare a un progetto comune: sono questi i gesti che mantengono il cervello attivo. Guardare avanti, con fiducia e orgoglio per il proprio cammino, non è un’illusione ingenua, ma la scelta più intelligente e scientificamente provata per vivere una vita piena e gratificante.
C’è da augurarsi che i risultati dello studio contribuiscano a cambiare la percezione di molti sull’invecchiamento e sull’inevitabilità del declino. C’è anche da augurarsi, come del resto sottolineato dagli stessi autori dello studio, che i risultati supportino maggiori investimenti nella prevenzione, nei programmi di riabilitazione e in altri servizi di promozione della salute che aiutino gli anziani a rafforzare la loro capacità di resilienza e di miglioramento.
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