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Bonus animali domestici: ottenere il beneficio statale è come azzeccare un terno secco al lotto
Il bonus, per l’estrema esiguità del fondo a disposizione, è praticamente un “miraggio”. Per gli ultrasessantacinquenni, economicamente “fragili” che devono sostenere spese per i propri animali malati, oltre alle detrazioni fiscali, l’unica via percorribile restano le iniziative solidali già attive sul territorio. Lo Stato, invece del bonus, dovrebbe valorizzare e sostenere queste realtà.
Il legame tra l’uomo e l’animale domestico rappresenta, specialmente per gli anziani e i soggetti fragili, un pilastro fondamentale per il benessere psicologico, il contrasto alla solitudine e la qualità della vita. Non a caso si parla, da tempo e sempre dipiù, di “pet therapy”. Aver riconosciuto questo valore da parte dello Stato ha significato riconoscere un vero e proprio “diritto alla compagnia affettiva“. E questo è certamente apprezzabile. Tuttavia, l’introduzione del bonus animali domestici si è rivelata una risposta puramente simbolica se non perfino dannosa. I benefici, infatti, sono irrisori tant’è che solo poche centinaia di persone possono usufruirne, mentre l’impegno degli Enti coinvolti, l’utilizzo di procedure informatiche e quant’altro è necessario per “mettere a terra” il bonus, ha certamente un costo.
Di fronte a un welfare pubblico che frammenta le risorse in micro-interventi inefficienti, come questo, emerge la necessità di una riflessione sul principio di sussidiarietà. Nel caso specifico, piuttosto che disperdere fondi in bonus strutturalmente monchi, le istituzioni dovrebbero riconoscere, valorizzare e sostenere anche economicamente quella rete di iniziative private, associazioni del Terzo Settore e realtà locali che già oggi, con immensi sforzi e capillarità, garantiscono cure veterinarie, cibo e assistenza a chi non può permetterseli. Ma vediamo, in particolare, come nasce e cos’è il bonus di cui parliamo.
Istituzione, requisiti e modalità del Bonus
Introdotto dalla Legge di Bilancio e regolato nei dettagli dal Decreto del Ministero della Salute, lo specifico “Bonus Animali Domestici” mira a rimborsare le spese veterinarie (visite, esami di laboratorio, interventi chirurgici e farmaci prescritti). La misura non è però universale, ma è limitata da stringenti paletti anagrafici ed economici:
- Requisiti anagrafici e reddituali: Il richiedente deve avere più di 65 anni e un ISEE familiare inferiore o uguale a 16.215 euro.
- Identificazione dell’animale: Il contributo spetta solo per gli animali d’affezione (cani, gatti, furetti) regolarmente iscritti all’Anagrafe di riferimento e dotati di microchip.
- Modalità di erogazione: La gestione è frammentata su base territoriale. Sono le singole Regioni e i Comuni a emanare i bandi e a gestire le graduatorie. I cittadini devono presentare domanda online allegando l’ISEE e le fatture delle spese, rigorosamente pagate con metodi tracciabili. L’aiuto economico si traduce generalmente in un rimborso a posteriori o in voucher, per un importo compreso tra i 200 e i 300 euro all’anno per richiedente.

Lo stanziamento e il calcolo delle probabilità
L’aspetto più critico della misura risiede nel fondo a disposizione. Lo Stato ha previsto per quest’anno uno stanziamento complessivo a livello nazionale di appena 237.500 euro (quota parte del fondo triennale da 750.000 euro).
Se ipotizziamo un rimborso medio di 250 euro a cittadino, i fondi bastano a coprire appena 950 beneficiari in tutta Italia. Incrociando poi i dati demografici, in Italia gli over 65 sono circa 14 milioni; tra questi, la platea potenziale che rispetta il requisito di un ISEE inferiore a 16.215 euro è stimata prudenzialmente in circa 2,5 milioni di anziani. Va infine considerato, per essere più precisi, anche il rapporto tra le persone che hanno un animale in casa rispetto al totale delle persone (circa quattro su dieci).
La percentuale di cittadini aventi diritto che riuscirà effettivamente a ottenere il bonus prima dell’esaurimento dei fondi è quindi pari allo 0,095%. La probabilità, invece, di azzeccare un terno secco al Lotto è dell’0,0085%.
Ciò significa che ottenere il bonus dello Stato è sì leggermente più probabile di un terno al lotto, ma la percentuale resta così infinitesimale. Per un anziano fragile, ricevere l’aiuto pubblico è quasi un miracolo statistico.
Diamo ora, per completezza, uno sguardo alle alternative possibili:
Le detrazioni IRPEF
Per le spese veterinarie, è possibile ricorrere alla detrazione fiscale del 19% prevista nel Testo Unico delle Imposte sui Redditi. Questa agevolazione non ha limiti di età o di reddito, ma sconta dinamiche fiscali rigide:
- Il tetto massimo di spesa detraibile è fissato a 550 euro all’anno.
- Su questo tetto si applica una franchigia fissa di 129,11 euro. Significa che le spese al di sotto di questa cifra restano interamente a carico del cittadino.
- Il calcolo si effettua sulla differenza (550 – 129,11 = 420,89 euro). Applicando il 19%, lo sconto reale massimo sulle tasse è di appena 79,96 euro annui, indipendentemente dal numero di animali posseduti. Una cifra utile, ma ben lontana dal coprire i costi di una patologia cronica o di un intervento chirurgico d’urgenza.
La sussidiarietà: il ruolo dei privati e del Terzo Settore
Se i bonus sono, come detto, puramente simbolici e le detrazioni offrono un sostegno modesto, la vera rete di salvataggio per i cittadini economicamente fragili è rappresentata dalle iniziative del welfare privato e del Terzo Settore.
Associazioni animaliste, fondazioni, cliniche veterinarie private e l’associazionismo locale portano avanti da anni progetti di “mutuo soccorso veterinario” e “banchi alimentari” per animali. Si tratta di ambulatori sociali che offrono sterilizzazioni gratuite, cure a tariffe solidali e supporto diretto ai pensionati in difficoltà, intercettando il bisogno reale.
La vera svolta politica consisterebbe dunque, a nostro avviso, nell’applicazione del principio di sussidiarietà verticale e orizzontale. Lo Stato dovrebbe rinunciare alla logica dei micro-bonus spot e scegliere di pubblicizzare, valorizzare e consolidare queste reti private già esistenti sul territorio.
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