Novità » Riforma Fondo Sanitario Nazionale
Fondo Sanitario Nazionale: dal CNEL osservazioni e proposte per nuovi criteri di riparto tra Regioni
Approvato il 25 giugno scorso dall’Assemblea del CNEL il documento di Osservazioni e Proposte “Nuovi criteri di riparto della spesa sanitaria”. Secondo il Consiglio i criteri attuali sono superati dalle condizioni sanitarie, sociali ed economiche del Paese. Si pone, quindi, la necessità di individuare nuove modalità di ripartizione del Fondo Sanitario Nazionale verso i Sistemi Sanitari Regionali, anche al fine di riportare il dialogo politico tra istituzioni sui binari di una logica di programmazione condivisa.
Il CNEL evidenzia come l’attuale sistema di riparto sia caratterizzato da una marcata staticità: i criteri di pesatura utilizzati per distribuire le risorse sono rimasti sostanzialmente invariati nel corso degli anni. Le Regioni stesse hanno ribadito l’esigenza di introdurre nuovi riferimenti, come la densità abitativa, i livelli di inquinamento, la quota di popolazione anziana e altri fattori sociali e territoriali. In sintesi, la necessità di una revisione del sistema di riparto può essere ricondotta ai seguenti elementi:
- le variabili attualmente considerate non sembrano più esaustive ai fini della stima del fabbisogno;
- i pesi utilizzati sono frutto di dati e modelli ormai datati;
- manca un’evidenza verificata empiricamente della validità dell’algoritmo di riparto.
Il documento ha alle spalle un ampio lavoro istruttorio, svolto a seguito del Protocollo d’intesa sottoscritto nell’ottobre dell’anno scorso tra il CNEL e la Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome. Sulla scorta di questo accordo è stato costituito un apposito Gruppo di lavoro, composto dalle massime eccellenze del mondo sanitario e del mondo accademico, per approfondire il tema del riparto del Fondo Sanitario Nazionale.
Inoltre, coerentemente con quanto evidenziato nelle edizioni 2024 e 2025 della Relazione annuale del CNEL sui servizi pubblici, il Consiglio ribadisce anche l’assoluta necessità di un congruo incremento del finanziamento pubblico complessivo da destinare al comparto sanitario. Tale potenziamento si rende indispensabile per allineare le risorse stanziate ai reali fabbisogni assistenziali della popolazione, evitando che le dinamiche di riparto del Fondo si traducano in una mera gestione di risorse insufficienti, la quale pregiudicherebbe la garanzia uniforme dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) sull’intero territorio nazionale.
La proposta di modifica dei criteri di riparto si fonda su quattro punti di declinazione del futuro algoritmo. Il primo individua le componenti assistenziali sulla base dell’aggregazione dei servizi che condividono indicatori di fabbisogno comuni. Il secondo prevede la ripartizione delle risorse sulla base dei bisogni individuali della popolazione afferente. Il terzo dovrebbe apportare ulteriori correzioni tenendo conto dei differenziali di efficienza delle strutture e delle caratteristiche della morfologia del territorio, anche in riferimento agli aspetti demografici. Il quarto riguarda una quota di risorse per ridurre le disuguaglianze e affrontare i bisogni che non sono rilevati in emergenza. È anche previsto un organo di supporto e monitoraggio terzo e indipendente, che preveda la partecipazione dei principali stakeholder, comprese le parti sociali.
Il punto Anap
Le proposte del CNEL colgono con precisione i nodi strutturali del nostro SSN ma aprono anche non pochi interrogativi sulla loro applicabilità.
Introdurre tra i criteri di riparto la deprivazione economica significa ammettere che la salute dipende fortemente dai fattori socio-economici. Chi è più povero si ammala di più, fa meno prevenzione e ha bisogno di una rete pubblica più forte. Legare inoltre i fondi alla “speranza di vita in buona salute” corregge un’ingiustizia statistica: non basta contare gli anziani anagrafici, bisogna valutare la fragilità cronica di una popolazione. L’organo di monitoraggio terzo, infine, rappresenta una garanzia di trasparenza ed equità.
La proposta del CNEL si inserisce, peraltro, in un contesto normativo complesso in cui l’autonomia differenziata potrebbe creare problemi.
Spostare inoltre più risorse verso i territori più fragili è sacrosanto, ma deve accompagnarsi a una rigorosa verifica delle capacità programmatorie delle ASL locali. Senza un potenziamento delle competenze manageriali e senza l’attuazione piena delle Case di Comunità previste dal PNRR, il rischio è che le maggiori risorse non si traducano automaticamente in servizi migliori per i cittadini.
In conclusione, il documento del CNEL ha il grande merito di portare nel dibattito istituzionale una visione di equità sociale non più rinviabile: la salute non può dipendere dalla “residenza” di ciascuno di noi. Resta però da vedere se la politica avrà la forza di tradurre queste osservazioni in norme concrete, superando le remore dei vari territori.
- Anap
- Anap Confartigianato, Cnel
Potrebbe interessarti:



