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Lavoro notturno e Caregiver familiari: la Cassazione amplia le tutele
Una recente pronuncia della Suprema Corte accende nuovamente i riflettori sui diritti di chi lavora prestando assistenza ad un familiare disabile. Con l’ordinanza n. 20229 del 18 giugno 2026 (che consolida l’orientamento già tracciato dall’ordinanza n. 12649/2023), la Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiarissimo: il dipendente caregiver ha il diritto di rifiutare il lavoro notturno anche se il familiare assistito non è in situazione di gravità.
La sentenza
Per i giudici di legittimità, l’applicazione dell’articolo 11, comma 2, lettera c) del D.Lgs. 66/2003 non ammette interpretazioni restrittive. Non serve il riconoscimento del “comma 3” (handicap grave) della Legge 104/92; è sufficiente che il lavoratore abbia a proprio carico un soggetto con disabilità (art. 3, comma 1) per poter esercitare il diritto di opzione e chiedere l’esonero dai turni di notte. Nemmeno il recente Decreto Legislativo 62/2024 sulla disabilità ha scalfito questo diritto, non avendo introdotto alcuna limitazione legata al “sostegno intensivo“.
Tutti i diritti di cui gode il caregiver familiare che lavora
Oltre alla tutela sopra richiamata, relativa al lavoro notturno, il caregiver familiare che lavora è titolare di una serie di diritti previsti dalla Legge 104 che riteniamo opportuno riepilogare:
- Congedo straordinario biennale: Possibilità di astenersi dal lavoro fino a un massimo di 2 anni nell’arco dell’intera vita lavorativa. Durante il congedo si percepisce un’indennità economica (pari all’ultima retribuzione, entro tetti massimi stabiliti annualmente dall’INPS) e si mantiene il posto di lavoro.
- Scelta della sede e rifiuto del trasferimento: Il lavoratore ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere e non può essere trasferito senza il proprio consenso.
- Priorità nelle modalità flessibili: Diritto di priorità nell’accesso allo smart working o nella trasformazione del contratto da full-time a part-time.
- Permessi mensili retribuiti: Spettano 3 giorni al mese, frazionabili anche in ore, coperti da contribuzione figurativa ai fini pensionistici.
Il punto dell’Anap
Dal punto di vista del diritto del lavoro questa sentenza rappresenta, senza dubbio, una vittoria per la tutela psico-fisica del caregiver, persona troppo spesso oberato da un carico assistenziale logorante. Ma a beneficiarne sono anche i disabili che possono contare nelle ore notturne, che spesso sono proprio quelle in cui si ha bisogno di una persona cara vicina, della presenza di un familiare.
Purtroppo, resta ancora aperto il discorso che riguarda l’approvazione della legge quadro nazionale che riconosce giuridicamente la figura del caregiver familiare in modo universale, garantendo tutele previdenziali e previdenziali a prescindere dal fatto che il caregiver sia o meno un lavoratore dipendente.
Il disegno di legge approvato a inizio anno dal Consiglio dei Ministri è ancora all’esame del Parlamento ed abbiamo serie perplessità che esso possa essere approvato nei tempi previsti e cioè entro la fine dell’anno in modo da diventare operativo dal 2027.
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