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Prestazione universale: in scadenza la fase sperimentale. Nonostante le limitazioni di accesso va prorogata per salvaguardare i pensionati che ne usufruiscono
La fase sperimentale del sussidio per gli anziani non autosufficienti volge al termine. Requisiti troppo rigidi, un numero di concessioni inferiore alle attese e il rischio concreto di un ritorno al passato: il futuro della misura è ora al centro del dibattito.
Il tempo a disposizione sta per scadere. Con l’avvicinarsi della conclusione del periodo di sperimentazione (il 31 dicembre prossimo), il futuro della prestazione universale per gli anziani non autosufficienti è ancora incerto. Senza un intervento tempestivo per il rinnovo, il pericolo del decadimento automatico rischia di abbattersi su chi percepisce il sussidio, lasciando le famiglie prive di un sostegno economico fondamentale.
La misura, nata con l’obiettivo di rivoluzionare il settore dell’assistenza domiciliare, si fondava su paletti ben precisi. Per accedere al beneficio era necessario soddisfare requisiti stringenti: un’età avanzata (almeno ottanta ani), una condizione di gravissima non autosufficienza certificata, la titolarità dell’indennità di accompagnamento e, soprattutto, il possesso di un ISEE socio-sanitario estremamente basso, non superiore a 6.000 euro annui.
Proprio questa combinazione di fattori si è rivelata un vero e proprio ostacolo difficile da superare, trasformando la misura in un “caso” molto discusso. Già durante il 2025 il bilancio è stato fortemente sottotono: a fronte di una platea prevista di circa 25-30.000 beneficiari, le concessioni effettive si sono fermate a circa quota cinquemila, evidenziando un divario netto tra i bisogni reali dei pensionati non autosufficienti e le risposte introdotte. Per l’anno in corso, i dati definitivi faticano a emergere, confermando probabilmente una scia di difficoltà applicative.
Requisiti Prestazione Universale: perché i limiti ISEE hanno frenato i beneficiari
Tra i limiti principali che hanno frenato le richieste figurano la soglia ISEE eccessivamente restrittiva (che esclude automaticamente migliaia di anziani poveri ma leggermente sopra i limiti) e la complessità delle procedure di valutazione del bisogno assistenziale. Per superare queste barriere, da più parti sono state avanzate proposte di riforma: dall’innalzamento della soglia economica alla semplificazione dei moduli di accesso, fino a una maggiore flessibilità nell’utilizzo della quota integrativa per i servizi di cura.
Secondo l’Anap, abbandonare la sperimentazione senza una proroga o una strutturazione definitiva significherebbe ignorare il fattore umano che sta alla base della misura. Per le persone che oggi ne usufruiscono e che dipendono da quel supporto economico per la gestione della propria vita lo stop si tradurrebbe in un salto all’indietro “doloroso”, un ritorno a una condizione di isolamento e di affanno economico precedente all’aiuto.
Proroga Prestazione Universale nella Legge di Bilancio: la posizione di ANAP
Alla luce della modestia degli stanziamenti necessari per prolungare la fase sperimentale e dare respiro a una categoria di persone, come i caregiver familiari, in perenne emergenza, l’auspicio è che il Governo nella Legge di bilancio in gestazione trovi le risorse necessarie per prorogare, quanto meno, la misura. Evitiamo che un ammortizzatore sociale così vitale si spenga silenziosamente nel momento stesso in cui cominciava a dare i suoi primi frutti.
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