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Sanità: il XXI Rapporto del C.R.E.A. lancia un appello a Governo e Istituzioni per garantire un futuro equo e sostenibile
Il Rapporto evidenzia l’aumento, in questi ultimi anni, sia del numero delle famiglie che ricorrono alla sanità privata – tra le quali anche quelle più fragili e povere – sia la spesa complessiva sostenuta dalle famiglie stesse.
Il C.R.E.A. (Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità) ha presentato lo scorso 21 gennaio, presso la sede del CNEL, il suo 21° Rapporto Sanità, dal quale emerge la necessità di un impegno congiunto tra governo e istituzioni per garantire un futuro equo e sostenibile al Servizio Sanitario Nazionale, ripensando la tutela pubblica per adeguarla ai cambiamenti demografici, sociali e tecnologici, recuperando una reale equità nell’accesso e nelle opportunità offerte alla popolazione in termini di esiti di salute raggiungibili.
“Il Rapporto Sanità realizzato dal CREA e presentato al CNEL – ha dichiarato nell’occasione il presidente del CNEL Renato Brunetta – offre una fotografia particolareggiata del nostro Servizio sanitario, in una fase di indubbia criticità strutturale, a fronte di cambiamenti demografici che impattano pesantemente dal punto di vista dell’equità, dell’efficienza e della sostenibilità del sistema. Il dibattito sulla sanità è spesso viziato dalle contrapposizioni politiche sulla spesa dedicata al SSN, rischiando di tralasciare un fenomeno sempre più decisivo: la longevità. Cresce la speranza di vita e cresce la domanda di servizi alla persona. Di conseguenza, l’equilibrio che ha permesso il miracolo del welfare per un intero secolo, il Novecento, si sta spezzando”.
Le principali evidenze del Rapporto C.R.E.A.
Rispetto agli anni ’80 la quota di famiglie che spende privatamente per la Sanità è aumentata dal 50,8% al 70%: un risultato disallineato rispetto alla “promessa” di una copertura universale e globale dei bisogni di salute, intrinseca nella istituzione del SSN.
L’84% dell’incremento del numero di famiglie soggette a spese sanitarie private si è accumulato negli anni ’90 e in quel decennio la spesa pubblica è aumentata del 4,4% medio annuo (+0,8% in termini reali), mentre quella privata più del doppio (+10,7%). Dopo il 2000 la spesa pubblica e quella privata sono però cresciute allo stesso ritmo (+2,7% medio annuo, pari al +0,7%, in termini reali). Si smentisce quindi, che con il Federalismo si sia generata una “privatizzazione” strisciante della tutela sanitaria che, semmai si è realizzata negli anni precedenti.
La crescita del numero di famiglie che spendono privatamente per la Sanità va quindi in parallelo con quella della spesa: l’incidenza dei consumi sanitari sui bilanci delle famiglie si è più che raddoppiata, raggiungendo in media il 4,3%, e toccando il 6,8% per quelle “meno istruite”; anche in questo caso il prezzo più alto lo pagano le famiglie meno abbienti: la quota di spesa privata sostenuta dal 60% delle famiglie meno abbienti è cresciuta dal 27,6% al 37,6%.
Il Servizio Sanitario Nazionale ha dovuto ricorrere a forme di razionamento implicito per garantire la sua sostenibilità finanziaria, che spiegano il peggioramento dei livelli di equità della tutela precedentemente richiamati: si pone quindi il tema di valutare se un aumento della spesa (ovvero del suo finanziamento) possa essere risolutiva; ma le cifre necessarie sono difficilmente raggiungibili se non altro perché sono molti i settori in competizione per avere maggiori allocazioni di risorse pubbliche (in primis l’istruzione, gravemente sottofinanziata).
Per garantire il mantenimento del SSN è allora necessario un cambio di paradigma per le politiche sanitarie (e in particolare per la regolamentazione pubblica), che devono essere sempre più declinate in termini di Sistema Salute piuttosto che di Servizio Sanitario.
Il 21° Rapporto Sanità conclude, quindi, sottolineando che è necessaria una revisione sostanziale dell’intervento pubblico in Sanità, attraverso un dibattito “costituente” volto a ripensare il sistema, strutturato all’origine per rispondere a bisogni clinici acuti e non più adeguato a soddisfare le aspettative della popolazione che ora si concentrano su un concetto olistico di benessere e qualità della vita.
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