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La fotografia del sistema previdenziale italiano, tra crescita della spesa e disuguaglianze strutturali, scattata dall’Osservatorio Inps
Sono 23 milioni le prestazioni del sistema pensionistico italiano vigenti al 31.12.2025, relative a 16,4 milioni di beneficiari per un ammontare complessivo annuo di 372 miliardi di euro. Lo certifica l’Osservatorio statistico sulle Prestazioni pensionistiche e sui beneficiari del sistema pensionistico italiano dell’Inps.
I dati dell’ultimo Osservatorio statistico dell’INPS sul sistema pensionistico e sui suoi beneficiari, pubblicati il 15 ottobre scorso come riportato dal Comunicato stampa dell’Istituto dello stesso giorno, offrono una fotografia nitida dello stato del nostro sistema pensionistico.
I dati complessivi
Le cifre complessive descrivono un sistema in costante espansione: al 31 dicembre la spesa totale ha raggiunto i 372,45 miliardi di euro, segnando un incremento del 2,3% rispetto all’anno precedente. A crescere, tuttavia, non è stato solo l’impegno finanziario complessivo, ma anche la platea dei fruitori, arrivata a 16,4 milioni di persone con un aumento dello 0,6%.
Le prestazioni erogate sono complessivamente oltre 23,1 milioni, una disparità numerica rispetto ai beneficiari che si spiega con il fenomeno delle prestazioni multiple. Circa un terzo dei pensionati italiani percepisce infatti due o più trattamenti, cumulando assegni di natura diversa come vecchiaia, reversibilità o sostegni all’invalidità.
La spesa previdenziale e quella assistenziale
Un nodo centrale dell’analisi riguarda la netta separazione tra la spesa squisitamente previdenziale, finanziata dai contributi versati durante la vita lavorativa, e la spesa assistenziale, a carico della fiscalità generale. Le pensioni di vecchiaia, anzianità e ai superstiti si attestano al 76,7% assorbendo la quota maggioritaria dell’esborso, superiore all’80% delle risorse.
La componente assistenziale, comprensiva di invalidità civile, assegni e pensioni sociali, rappresenta una quota rilevante in termini di prestazioni (oltre il 20% del totale dei trattamenti), pur assorbendo un peso finanziario proporzionalmente più contenuto, pari all’8,3% della spesa complessiva. Questo divario tra numero di prestazioni e impatto finanziario evidenzia come i sussidi assistenziali garantiscano importi medi pro capite piuttosto bassi, spesso insufficienti a garantire un’autonomia economica decorosa.
Le disuguaglianze strutturali
L’analisi territoriale e di genere mette a nudo due storiche fratture del Paese. Sul piano geografico, il Nord assorbe la fetta più consistente delle risorse, concentrando il 51% della spesa e oltre il 47% dei beneficiari, con importi medi superiori del 7,2% rispetto alla media nazionale. Il Mezzogiorno raccoglie invece il 28% delle risorse complessive, scontando gli effetti di una storia lavorativa segnata da maggiore discontinuità occupazionale e retribuzioni medie più basse. Ancora più marcato è il divario di genere: le donne costituiscono la maggioranza assoluta dei pensionati, pari al 51% del totale, ma incassano solo il 44% dei redditi pensionistici complessivi. Il reddito pensionistico medio annuo degli uomini supera infatti di ben il 33% quello femminile. Questo divario riflette fedelmente i decenni di disparità salariale, il maggior ricorso al part-time e le interruzioni di carriera legate al carico del lavoro di cura familiare che ancora grava prevalentemente sulle donne.
Considerazioni
Le valutazioni su questi dati mettono in luce un sistema che regge sul piano della tenuta sociale ma che evidenzia rigidità strutturali preoccupanti. Più di 4,5 milioni di pensionati percepiscono un reddito complessivo inferiore ai 1.000 euro al mese, a dimostrazione del fatto che la copertura garantita non sempre protegge dal rischio di povertà.
Quanto poi alla flessione del numero di pensionati che ci si poteva attendere a causa delle restrizioni all’uscita, la realtà demografica sta evidentemente neutralizzando, almeno per il momento, i paletti normativi. Infatti, sebbene le opzioni di flessibilità in uscita siano state progressivamente irrigidite, la componente assistenziale e di invalidità, che non risente dei requisiti contributivi continua a crescere di pari passo con l’invecchiamento generale della popolazione.
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