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Isola di calore urbana: i cambiamenti climatici estremi hanno gravi effetti sulla salute
- di Rossano Morici
Cambiamenti climatici e isola di calore urbana: le intuizioni di Gregor Mendel
Gregor Mendel nei libri di scienze è conosciuto come il botanico che per primo pose le basi per la conoscenza della genetica, attraverso i suoi esperimenti sulle piante, in particolare le piante di piselli. Però il suo interesse, prima che diventasse il padre postumo della genetica, era la meteorologia.
Egli misurò per oltre 15 anni la temperatura dell’aria della sua città Brünn (attuale Brno) al centro storico e in periferia: si accorse che il termometro da lui usato misurava una temperatura più alta in città rispetto alla periferia. Purtroppo, come tutte le grandi scoperte, anche questa fu presa in considerazione soltanto dopo alcuni decenni. Gli studiosi di meteorologia iniziarono a “riscoprire” gli studi del Mendel meteorologo perché nel 1863 a Brno ebbe l’intuizione di descrivere il fenomeno da lui stesso denominato isola di calore urbana. Mendel non si limitò solo a studiare i parametri meteorologici della sua città, ma effettuò anche le misurazioni di ozono presente nell’aria di Brno. Egli misurò la quantità di ozono presente nell’aria delle città di Brno e di altre località vicine. Fu con questo tra i primi a preoccuparsi dei possibili danni che l’ozono poteva arrecare agli esseri viventi animali e vegetali e all’ambiente.
Una ricerca di Jan Munzar sull’inquinamento urbano menziona gli studi condotti da Gregor Mendel sulla meteorologia e sulla presenza di ozono in quattro città della Moravia e della Slesia: Teschen, Kremsier, Brünn e Iglau. Le indagini sulle osservazioni meteorologiche effettuate in Moravia e Slesia nel 1863 (G. Mendel, 1864) includono un passaggio dedicato al contenuto dell’ozono nell’aria misurato con il metodo di Schönbein.

Queste vengono confrontate con i valori medi di quindici anni basati sulle misurazioni meteorologiche del Dr. Pavel Olexík.

nell’aria di Brünn e di altre tre città della Moravia e Slesia nel 1863, basati sulla Scala di Schönbein
(Figura 2: tratta dal volume: “Mendel G., Meteorologische Beobachtungen aus Mähren und Schlesien für das Jahr 1863”).
I meriti di Mendel e di altri scienziati come Schönbein, che scoprì l’ozono e la metodologia per rilevarlo, rivestono grande rilievo in quanto pongono le basi per le future indagini ambientali che saranno sviluppate e ampliate nel XX secolo con l’evoluzione della scienza e della tecnologia.
Un ulteriore grande merito di Mendel è stato quello di fornire le prime notizie sul deterioramento dell’aria nelle aree urbane a causa del carbone, che era il combustibile usato per riscaldare le case e alimentare le centrali termiche delle industrie. Merita particolare attenzione la documentazione da lui presentata sull’isola di calore (isola urbana di calore), comprendente una discussione sulle sue cause e l’introduzione del termine tedesco Rauchnebel che precede l’inglese smog.
Possiamo dunque affermare che Gregor Mendel sia stato anche il primo igienista ambientale con l’individuazione dell’ozono, che viene rilevato anche oggi, gas pericoloso e inquinante, proveniente prevalentemente dalla combustione del carbone usato all’epoca e non solo, come combustibile da riscaldamento domestico, ma soprattutto come combustibile principale per le centrali termiche delle fabbriche.
Questa ulteriore intuizione unitamente all’isola di calore, spiegava allora le numerose malattie dell’apparato respiratorio degli abitanti delle città industriali come Brno e quindi delle più grandi città europee quali, Berlino, Praga, Vienna, Parigi, Londra, eccetera, per citare le più importanti e popolose.
Verde urbano e qualità dell’aria: perché gli alberi proteggono la salute
Più o meno nello stesso periodo (1861) a Senigallia la signora Giulia Micciarelli Sbriscia, valente soprano e donna di elevata cultura, descriveva Senigallia, come “La Nizza delle Marche” per la sua posizione in riva al mare, per le sue colline disposte come un diadema che la circondano e per l’aria purissima che vi si respira, grazie al suo manto arboreo e a un lieve vento che continuamente soffia dal mare alle circostanti colline rinnovandola e purificandola ad ogni istante. Ed inoltre la città ha le vie spaziose, le grandi piazze, ed i palazzi, e le comode e pulite abitazioni, dovute al senso di nettezza insito negli abitanti.
Come nel film “Ritorno al Futuro” trilogia prodotta da Steven Spielberg, facciamo un salto di quasi un secolo per incontrare la scienziata e botanica Irma Pierpaoli.
La Pierpaoli esperta di botanica e geografia scrisse un opuscolo stampato nel 1953 dalla Tipografia Senigalliese. L’opuscolo di trenta pagine descrive in modo accurato giardini, alberi e viali alberati della nostra città, allora una perla verde immersa in un mare azzurro. In particolare, Irma Pierpaoli descrive appunto gli alberi, i viali alberati e i giardini, sia pubblici che privati.
Basta salire in collina, per persuadersi che Senigallia non è bella soltanto nella cornice del suo mare, ma anche in quella del suo verde, che la circonda e che ora penetra pure fra le case della città.
Con queste parole la Pierpaoli dipinge la città di Senigallia come era nei primi anni 50. La Pierpaoli dedica una pagina del suo opuscolo per parlare dell’olmo in particolare dell’Olmo di Lando (vedi foto). La pianta di circa 600 anni che fu per decenni la meta dei senigalliesi e non solo per cercare un po’ di fresco nelle torride estati: nella foto si vede la moltitudine di comitive che faceva merenda all’ombra della grande chioma dell’albero.

Non possiamo non citare la descrizione che la Pierpaoli fa di Villa Sorriso, perla verde di Senigallia, vero polmone verde della città.
Isola di calore urbana e alberi: il prezzo della perdita del verde cittadino
Mi ha fatto riflettere l’eccellente articolo a firma del direttore di SenigalliaNotizie.it, dottor Massimo Mariselli, dal titolo Albericidio: il lento declino dei giganti verdi di Senigallia. Emblematica la frase scritta in maiuscolo “Albericidio silenzioso: i pini secolari soffocati dall’edera e dall’indifferenza“. Mariselli nel suo lavoro usa il termine albericidio per indicare il lento e progressivo degrado di un albero fino alla sua scomparsa.
Quello che preoccupa è che secondo le stime di cittadini e associazioni impegnati nella tutela del verde pubblico, nel corso degli anni sono stati abbattuti circa 90 pini secolari e altri 25 dovrebbero subire il medesimo destino. Mi ha colpito il numero di alberi abbattuti e non sostituiti o sostituiti con altre piante che non possono per ovvi motivi prendere il posto dei pini.
In questi giorni roventi di fine giugno 2026 avremmo bisogno di più verde e di più alberi, invece ne abbiamo di meno. Gregor Mendel, con il quale ho iniziato il mio articolo, si era accorto che il centro di Brno aveva temperature più alte rispetto alla periferia, per la mancanza di giardini e di alberi, e la presenza di pavimentazione delle vie, piazze, e coniò il termine isola di calore per descrivere questo fenomeno circa 160 anni fa.
Cosa hanno fatto le varie amministrazioni comunali non solo di Senigallia, che si sono succedute dagli anni 80 in poi del Novecento, su questa importante tematica che riguarda la salute dei cittadini?
Per coloro che sono interessati a questo argomento si suggerisce di leggere il contenuto di alcuni studi condotti a Padova e in altre città d’Italia:
- Foreste urbane per ridurre l’impatto delle ondate di calore, studio del Cnr in 10 città italiane
- Isola di Calore: cause, conseguenze e strategie per ridurre il surriscaldamento urbano
- Analisi fenomeno “isola di calore” nell’area urbana di Bologna
Cambiamenti climatici globali e salute umana
Numerosi sono gli studi e gli articoli che compaiono nel web, spesso in forma multi-mediatica, su questo argomento. Ne abbiamo scelti due di cui riportiamo quelle che, ad avviso di chi scrive, sono le tematiche salienti. Iniziamo con “Cambiamenti climatici e salute globale” di Cristina Da Rold, postato il 1º ottobre 2019, di cui si riportano le parti più importanti.
L’OMS stima che i cambiamenti climatici causeranno 250.000 morti all’anno entro il 2030, tenendo conto solo di cinque aspetti: malnutrizione, malaria, diarrea, virus dengue e ondate di calore.
Altri punti trattati riguardano “Gli effetti sulle malattie croniche” quali le malattie cardiovascolari, cerebrovascolari e malattie dell’apparato respiratorio che avrebbero un aumento percentuale della mortalità rispettivamente del 3,4%, 3,6% e 1,4%, se si verificasse un incremento della temperatura globale terrestre di 1ºC. L’aumento termico globale potrebbe far aumentare gli insetti vettori di pericolose malattie infettive. Inoltre, potrebbe essere incrementata la capacità vettoriale di trasmissione della malaria già ora molto elevata.
Infine, l’articolo tratta i gravi problemi delle “Migrazioni e povertà”. La Banca mondiale stima che entro il 2030 i cambiamenti climatici spingeranno 100 milioni di persone e forse più a migrare a causa di fattori come la perdita di proprietà, l’aumento degli oneri sanitari e la riduzione dei raccolti.
Riteniamo altresì utile ed importante riportare le parti salienti del Simposio internazionale tenuto a Roma dall’Istituto Superiore di Sanità dal titolo: “Se il clima cambia, la salute peggiora”, Healt and Climate Change, che fa il punto sui rischi che comportano i cambiamenti climatici sulla salute umana.
La prestigiosa rivista Lancet ha affermato che il cambiamento ambientale colpisce i sistemi fisici e gli ecosistemi e influenzerà la salute umana in molti modi. Gli scenari futuri prevedono che un aumento della popolazione mondiale a 8 miliardi di persone entro il 2030 potrebbe comportare gravi carenze di cibo, acqua ed energia e di conseguenza ci potrebbero essere forti ripercussioni sulla salute e sulla disponibilità di risorse. La perdita dei servizi forniti dagli ecosistemi naturali comporterà la necessità di trovare alternative dispendiose. Gli ecosistemi in equilibrio e con un’alta resilienza sono in grado di ammortizzare e/o ridurre gli effetti sulla salute.
Ad esempio, una buona funzionalità degli ambienti umidi gioca un importante ruolo sulla risorsa acqua poiché aumenta la disponibilità di questa risorsa e la sua qualità, fornendo quindi un ambiente più pulito come, d’altro canto, quella delle aree verdi urbane permette di preservare la qualità dell’aria e di mitigare le ondate di calore causate da temperature estreme.
Un punto importante e interessante discusso nel simposio è quello di considerare l’Italia una sorta di laboratorio per studiare gli effetti dei cambiamenti climatici. In tutto il sud Europa, Italia inclusa, i cambiamenti climatici stanno causando un aumento degli eventi meteorologici estremi come ondate di calore, piogge intense e allagamenti costieri, una espansione di nuove specie di vettori di malattia e sono associati ad un peggioramento della qualità dell’aria e al rischio incendi aggravato dalla siccità. Secondo le stime più recenti in Italia entro il 2100 i giorni di ondata di calore aumenteranno in modo esponenziale, da 75 fino a 250 giorni all’anno, secondo i due scenari estremi di più basse e più alte emissioni di gas serra.
L’Italia, per la sua posizione geografica, per l’estensione longitudinale, le sue caratteristiche orografiche e idrografiche, l’estrema eterogeneità meteo-climatica, lo stato diffuso di inquinamenti post-industriali, unito a una vulnerabilità idro-geologica e sismica, è un vero e proprio laboratorio di ricerca sull’impatto del cambiamento climatico sulla salute.
Mostra in modo chiaro e inequivocabile come siano necessarie, per tutelare la salute umana, azioni specifiche di prevenzione, politiche e strategie nazionali di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici in atto.
Inquinamento atmosferico e salute: i rischi di ozono e particolato
Secondo l’OMS sette milioni di persone ogni anno muoiono prematuramente di malattie non trasmissibili a causa dell’inquinamento. Molti contaminanti atmosferici danneggiamo anche il clima. L’OMS ritiene che, diminuendo il livello di PM 10, si potrebbe ridurre la mortalità nelle città inquinate del 15% l’anno. Tra questi il particolato carbonioso, che è il principale componente del particolato fine (PM 2.5) prodotto da emissioni diesel e combustione di biomasse, e i livelli di ozono troposferico dovuto principalmente alle emissioni di metano da insediamenti urbani, rifiuti e agricoltura e di ossidi di azoto da traffico autoveicolare.
Le concentrazioni soglia dell’ozono nella troposfera fissate al fine di tutelare la salute umana, la vegetazione e gli ecosistemi vengono frequentemente superate nella maggior parte dei Paesi europei. L’OMS denuncia che solo il 12% delle grandi città rispetta i valori guida per la qualità dell’aria e pertanto raccomanda un intervento urgente di riduzione dell’inquinamento urbano.
Prevenzione del caldo estremo: strategie per tutelare salute e ambiente
L’ultimo punto riguarda la sicurezza dell’acqua potabile e l’approvvigionamento. Gli effetti del cambiamento globale del clima sulla disponibilità e qualità delle acque, sull’igiene e la gestione dei reflui, colpiscono direttamente la salute. Le malattie legate all’acqua trasmissibili e non, sono uno dei principali killer nel nostro pianeta. Preoccupa l’atteso incremento delle malattie diarroiche, che oggi uccidono 2,2 milioni di persone ogni anno, combinato con numerose altre malattie gravi, tra cui il tracoma, un’infezione agli occhi che porta alla cecità circa 1,5 milioni di individui l’anno. L’OMS indica la minaccia alla sicurezza degli approvvigionamenti idrici già oggi estesa a più di tre quarti della popolazione mondiale, e gli scenari sul clima dei prossimi decenni (proiezioni IPCC a 1,5° o 2° C) esacerbano il rischio.
Incrementi delle temperature, precipitazioni meteoriche di maggior frequenza e gravità, con fenomeni sempre più difficilmente prevedibili, scioglimenti dei ghiacciai, drastiche alterazioni di portata e flusso dei corsi d’acqua, alterazioni nell’alimentazione dei corpi idrici sotterranei, sono fattori sinergici sempre più critici per la ricarica e l’inquinamento dei bacini (ad esempio a causa della proliferazione di alghe tossiche) e la sicurezza di sistemi idro-potabili, fognatura e depurazione.









Note:
- Burianová J., Roche K. F., Gregor Johann Mendel Meteorologist, Masaryk Universisty Faculty of Science, MuniSci, 5 December 2022.
- Munzar J., Gregor Mendel and urban environment, Moravian Geographical Reports n. 2/1994.
- Il metodo Schönbein sfruttava le proprietà ossidanti dell’ozono e si basava su cartine reattive impregnate di una miscela di amido e ioduro di potassio. Quando l’ozono presente nell’aria entrava in contatto con la carta, ossidava lo ioduro in iodio elementare. Lo iodio reagiva poi con l’amido, producendo una colorazione variabile dal blu chiaro al viola scuro. Il colore veniva confrontato visivamente con una scala cromatica standard per determinare la concentrazione.
- Morici R., Giulia Micciarelli Sbriscia – dalle opere di Rossini e Verdi alle acque sulfuree – in Marca/Marche rivista di storia regionale n. 15/2020, Andrea Livi Editore.
- Pierpaoli I., Senigallia nel suo sfondo geografico fisico e nelle sue zone di verde, Tipografia Senigalliese, 1953.
- Pierpaoli, p. 14.
- Pierpaoli, p. 17.
- Isola di calore o isola di calore urbana è un fenomeno di surriscaldamento legato a diversi fattori, tra cui la mancanza di adeguato verde, alberi e viali alberati, presenza di asfalto, cemento o pavimentazione di strade, piazze, eccetera.
- Morici R., Fattori climatici e salute, in Marca/Marche rivista di storia regionale n. 14/2020, pp. 325-329, Andrea Livi Editore.
- Cristina Da Rold, Cambiamenti climatici e salute globale: cosa dicono i dati e la letteratura scientifica, consultabile nel sito.
- Who Unfccc Health and Climate Change Country Profile Project: Monitoring health impacts of climate change and progress in building climate resilient health systems.
- Shock Waves: Managing the Impacts of Climate Change on Poverty. Consultabile nel link.
- Se il clima cambia, la salute peggiora, Simposio Healt and climate change, Istituto Superiore di Sanità, Roma 3-5 dicembre 2019.
- Anap
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