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Stoccaggio gas UE e sicurezza energetica nel 2026
Il tema dello stoccaggio gas UE è tornato centrale nel dibattito europeo dopo la scadenza del regolamento emergenziale introdotto nel 2022 per affrontare la crisi energetica.
All’epoca, l’Unione europea aveva imposto agli Stati membri di riempire i depositi al 90% entro il 1° novembre, soglia poi ridotta all’80% entro il 1° dicembre 2025 per garantire maggiore flessibilità.
Oggi la Commissione propone di prorogare il meccanismo fino al 2027, ma diversi Paesi chiedono modifiche per evitare effetti indesiderati sui prezzi e sulla competitività.
Scorte in calo e inverno più impegnativo
Secondo l’International Energy Agency, l’inverno 2025-2026 ha registrato il ritmo di esaurimento delle scorte più rapido degli ultimi cinque anni.
Al 1° novembre 2025, il livello medio europeo era pari a circa l’82%, ma le stime indicano che al 31 marzo 2026 le riserve potrebbero scendere al 26%, il valore più basso dal 2022.
Il calo è legato a temperature inferiori alla media e al fenomeno della cosiddetta “Dunkelflaute”, cioè una prolungata carenza di sole e vento che ha ridotto la produzione rinnovabile di oltre il 30%.
Di conseguenza, è aumentata la domanda di gas per il riscaldamento e per la produzione elettrica.
Il caso della Germania è particolarmente significativo, poiché a metà febbraio gli stoccaggi risultavano sotto il 25% e tutto il gas immesso nei mesi precedenti per preparare l’inverno era già stato prelevato.
Attualmente vengono quindi utilizzate scorte accumulate negli anni precedenti, segnale di una gestione più complessa rispetto ad altri Paesi.
L’Italia, invece, aveva raggiunto il 95% di riempimento a fine ottobre, mostrando un diverso livello di preparazione delle scorte di gas.
Il peso crescente del GNL
Nel 2025 le importazioni europee di GNL hanno raggiunto 175 miliardi di metri cubi e, secondo le stime, nel 2026 potrebbero superare i 185 miliardi.
La quota di gas naturale liquefatto sul totale dell’approvvigionamento dell’Unione è salita dal 30% nel 2024 al 38% nel 2025, con circa il 60% delle forniture provenienti dagli Stati Uniti.
Nel 2025 le importazioni di gas russo, tra GNL e via gasdotto, sono state pari a 32-34 miliardi di metri cubi.
Da aprile 2026 sarà vietato l’acquisto di GNL russo tramite contratti a breve termine, mentre dal 2027 il divieto sarà esteso a tutti i contratti e successivamente anche alle forniture via tubo.
L’obiettivo è rafforzare la sicurezza energetica europea, riducendo l’esposizione a fornitori considerati strategicamente critici.
Tuttavia, la sostituzione integrale dei volumi russi con maggiori forniture statunitensi potrebbe aumentare la dipendenza da un singolo partner, sollevando interrogativi sulla reale diversificazione.
In Italia, nel 2025, il GNL è diventato la prima fonte di approvvigionamento con il 34% del totale, confermando un cambiamento strutturale nei mercati energetici.
Tra regole e consapevolezza strategica
Il dibattito sulle nuove norme non riguarda soltanto le percentuali di riempimento, ma il più ampio tema della sicurezza energetica.
Il documento CER evidenzia come, dopo la crisi ucraina, non sia sufficiente diversificare i fornitori, ma occorra garantire anche opzioni interne e margini di sovrabbondanza.
In questo contesto, l’equilibrio tra obblighi normativi e funzionamento del mercato appare delicato.
Regole troppo rigide possono sostenere i prezzi nella fase di riempimento estivo, mentre eccessiva flessibilità può ridurre il livello di protezione in caso di nuove tensioni geopolitiche.
In uno scenario internazionale ancora incerto, programmazione, prudenza e visione strategica restano elementi essenziali per tutelare famiglie e pensionati, considerando che la gestione delle riserve di gas sarà determinante anche per il prossimo inverno.
- Anap
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