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Riparare gli elettrodomestici ora conviene di più: cosa cambia con le nuove regole sul “Diritto alla Riparazione”
Da ottobre 2026 una nuova legge rende più facile ed economico riparare lavatrici, frigoriferi e cellulari, anche quando la garanzia è scaduta. Cos’è il diritto alla riparazione e cosa fare, passo dopo passo, se un apparecchio si guasta.
Un aiuto concreto contro lo spreco e le spese eccessive
Dal 22 ottobre 2026 è entrata in vigore in Italia una legge sul “Diritto alla riparazione” che tutela i consumatori e obbliga le aziende produttrici a garantire l’assistenza, i pezzi di ricambio e la trasparenza sui costi.
L’obiettivo è semplice: permetterci di far riparare ciò che acquistiamo senza essere costretti a buttare via apparecchi ancora utili.
Che cos’è il “Diritto alla Riparazione”?
Il Diritto alla Riparazione è una nuova norma nata per tutelare i consumatori e proteggere l’ambiente.
Per molti anni, quando un apparecchio di casa si guastava, ci si trovava di fronte a ostacoli enormi: pezzi di ricambio introvabili, prezzi di riparazione esorbitanti o tecnici non autorizzati che non potevano intervenire. Tutto questo spingeva spesso a buttare via prodotti ancora buoni per acquistarne di nuovi.
La nuova legge nasce proprio per cambiare questa tendenza, stabilendo che chi acquista un bene ha il diritto di poterlo far riparare in modo semplice, trasparente e a un costo ragionevole, allungando così la vita degli apparecchi di tutti i giorni.

Quali prodotti rientrano in questo diritto?
La legge si applica a un’ampia gamma di prodotti d’uso quotidiano, in particolare agli elettrodomestici di casa e ai dispositivi tecnologici.
Rientrano nella normativa:
- Grandi elettrodomestici: lavatrici, lavasciuga, lavastoviglie, frigoriferi e congelatori.
- Piccoli elettrodomestici e apparecchi della casa: aspirapolvere, asciugatrici e altri dispositivi domestici.
- Tecnologia e telefonia: smartphone, tablet e computer portatili.
- Altri dispositivi: televisori e schermi elettronici.
Per tutti questi prodotti, le aziende produttrici sono obbligate per legge a rendere disponibili i pezzi di ricambio e i manuali di riparazione per diversi anni dopo la vendita.
Le tre novità principali che ci tutelano
- Obbligo di riparare anche a garanzia scaduta: Per la maggior parte degli elettrodomestici di casa e dei telefoni, l’azienda che li ha fabbricati è costretta a ripararli se il cliente lo richiede, anche se il periodo di garanzia è ormai terminato.
- Preventivi chiari e senza sorprese: Prima di iniziare il lavoro, il riparatore deve fornire un foglio informativo chiaro con i tempi e il costo esatto dell’intervento. Quel prezzo non potrà aumentare e la proposta resta valida per 30 giorni.
- Un anno di garanzia in più: Se un elettrodomestico nuovo si guasta nei primi due anni e si sceglie di ripararlo invece di farlo sostituire, la garanzia legale sul prodotto viene prolungata di altri 12 mesi.
Cosa fare in pratica se si rompe un elettrodomestico?
Se un apparecchio di casa smette di funzionare, ecco i passaggi semplici da seguire:
- Controllare la garanzia: Se l’acquisto è recente (meno di due anni), ci si può rivolgere direttamente al negozio dove è stato comprato per la riparazione gratuita, ottenendo così anche l’estensione della garanzia per un ulteriore anno.
- Chiedere un preventivo scritto: Se il prodotto è vecchio o fuori garanzia, si può contattare il produttore o un centro di riparazione e richiedere un preventivo ad un prezzo ragionevole e la riparazione entro un tempo anch’esso ragionevole. A questo riguardo, sono previste anche informazioni accessibili sui servizi offerti e la pubblicazione online dei prezzi indicativi delle riparazioni ordinarie.
- Richiedere un apparecchio sostitutivo: Se la riparazione richiede diversi giorni e si tratta di un bene indispensabile (come un frigorifero o il telefono), si può chiedere al centro di assistenza un apparecchio “di cortesia” da usare in attesa della riconsegna.
- Scegliere liberamente il riparatore: Non si è più obbligati ad andare solo nei centri ufficiali. Si può decidere di affidare il lavoro al proprio tecnico di fiducia: il fabbricante è comunque tenuto a fornirgli i pezzi di ricambio originali o compatibili.
Le sanzioni per le violazioni del diritto
Il decreto prevede sanzioni da 5.000 a 50.000 euro per ciascuna violazione, con raddoppio dei limiti nei casi di particolare gravità o recidiva. L’accertamento spetta all’Autorità garante della concorrenza e del mercato.
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