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La crescita delle pensioni nel 2027 secondo dati “stimati”. Resta il nodo della rivalutazione calcolata sulla base di un indice penalizzante per i pensionati
L’aumento del costo della vita farà scattare da gennaio 2027 l’adeguamento degli assegni pensionistici. Gli importi previsti a fronte di un’inflazione stimata al 2.9% e di un indice FOI (che viene preso a base della rivalutazione) pari al 2,7%. Le attese dei pensionati e le proposte dall’Anap Confartigianato per difendere, con maggiore efficacia, il loro potere d’acquisto.
Le bollette, il carrello della spesa e le spese sanitarie continuano a pesare sulla gestione quotidiana delle famiglie. Secondo gli ultimi dati ufficiali diffusi dall’ISTAT, l’inflazione acquisita ad agosto su base annua è salita al 2.9%.
Se da un lato l’aumento dei prezzi è una nota dolente, dall’altro comporta per i pensionati un passaggio fondamentale: l’applicazione per legge della rivalutazione (o perequazione), il meccanismo nato per proteggere il valore dei trattamenti pensionistici dall’erosione del costo della vita.
Ma facciamo il punto su come funziona il calcolo della rivalutazione delle pensioni, sui nuovi importi stimati relativi al 2027, sulle attese dei pensionati e sulle proposte dell’Anap Confartigianato.
Come viene calcolata la rivalutazione
L’indice utilizzato come base per la rivalutazione delle pensioni è il FOI (Indice dei prezzi al consumo per le Famiglie di Operai e Impiegati). Tale indice è stato fissato dal D.Lgs. 503/1992 (Art. 11). È l’Istat a rilevare la variazione di questo indice (al netto dei consumi di tabacchi) ma è poi il Ministero dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministero del Lavoro, ad emanare ogni anno, entro il mese di novembre, un apposito Decreto Ministeriale volto a:
- fissare la percentuale di rivalutazione provvisoria per l’anno che sta per iniziare;
- certificare la percentuale di rivalutazione definitiva per l’anno che si sta concludendo facendo scattare l’eventuale conguaglio sui cedolini, normalmente, di marzo.
Perché l’indice attuale non protegge davvero i pensionati?
I pensionati hanno una struttura di spesa completamente diversa da quella di una giovane famiglia lavoratrice. La quota prevalente dell’assegno pensionistico viene assorbita da beni e servizi primari ad “alta frequenza d’acquisto” e cioè generi alimentari di prima necessità, utenze domestiche, spese sanitarie.
Negli ultimi anni, i prezzi degli alimentari, dell’energia e della salute sono cresciuti ad un ritmo molto più elevato rispetto all’indice d’inflazione generale FOI (che viene “calmierato” dal calo o dalla stabilità dei beni tecnologici o di altri beni di consumo non primari).
Inoltre, in linea generale, l’indice FOI è più basso rispetto all’indice dell’inflazione. In particolare, facendo la somma di dieci anni di scostamento tra l’aumento effettivo del costo dei beni di prima necessità e l’indice FOI si osserva come i beni primari siano cresciuti di quasi il 36,7%, mentre le pensioni rivalutate al 100% dell’indice FOI siano cresciute complessivamente del 25,6%. Questo si è tradotto in una perdita netta di potere d’acquisto reale stimabile attorno al 10% – 11% sui beni essenziali.
Cosa propone l’Anap Confartigianato
Alla luce di quanto sopra rilevato, la proposta dell’Anap è quella di adottare, per legge, come base per la rivalutazione delle pensioni lo stesso dato dell’inflazione certificato dall’Istat. Non vi è infatti alcun motivo perché si adottino indici diversi che certamente non rispecchiano la reale crescita dei prezzi. Inoltre, va ricordato che fino agli anni ’90, prima che il Decreto 503/1992 imponesse il solo indice FOI, le pensioni erano protette da un doppio scudo: non solo l’adeguamento automatico all’inflazione, ma anche l’aggancio agli aumenti salariali dei lavoratori in servizio.
In alternativa l’Anap propone l’adozione, sempre per legge, di un indice ad hoc per i Pensionati (un “panieri senior” o “spesa tipo degli anziani”) come richiesto da tempo dal CUPLA, il Comitato Unitario dei Pensionati del Lavoro Autonomo, del quale l’Anap fa parte. In particolare, un paniere più equilibrato che dia un peso decisamente maggiore, ad esempio, ai costi di cibo, bollette, medicinali e servizi per la non autosufficienza.
In sintesi, se si vuole proteggere realmente il potere d’acquisto dei pensionati, applicare l’indice delle famiglie dei lavoratori dipendenti (FOI) è un’approssimazione che spesso penalizza la terza età. La richiesta del CUPLA è proprio quella di passare da una rivalutazione “generica” a una rivalutazione mirata e reale sui consumi effettivi degli anziani.
La crescita delle pensioni nel 2027
Ma veniamo alla crescita stimata, e prudenziale, delle pensioni nel prossimo anno. La tabella seguente mostra l’impatto stimato del nuovo aumento mensile permanente per pensioni lorde di 1.000 €, 2.000 € e 3.000 €, calcolato con la rivalutazione ufficiale (indice FOI) del 2,7% e applicando le regole di perequazione attualmente in vigore. Le stime più prudenziali elaborate dagli analisti previdenziali indicano, infatti, come valore stimato un tasso del 2,7%. Sarà comunque il Decreto del Ministero dell’Economia di novembre a fissare la cifra ufficiale definitiva.
- Pensione lorda mensile di 1.000 €
- Fascia di rivalutazione: 100% (rivalutazione piena)
- Aumento mensile fisso: +27,00 € / mese (+2,70%)
- Nuova pensione lorda mensile: 1.027,00 €
- Pensione lorda mensile di 2.000 €:
- Fascia di rivalutazione: 100% (rivalutazione piena)
- Aumento mensile fisso: +54,00 € / mese (+2,70%)
- Nuova pensione lorda mensile: 2.054,00 €
- Pensione lorda mensile di 3.000 €:
- Fascia di rivalutazione: 85% (rivalutazione ridotta)
- Aumento mensile fisso: +68,85 € / mese (+2,295%)
- Nuova pensione lorda mensile: 3.068,85 €
Come leggere questi numeri:
- Gli importi indicati sono lordi e soggetti alle consuete trattenute fiscali vigenti.
- Per le pensioni fino a circa 2.300 euro lordi (1.000 € e 2.000 € nell’esempio) l’aumento è pieno al 100%.
- Per la pensione da 3.000 euro lordi (che supera la soglia di 4 volte il minimo), con le regole attuali l’aumento scende all’85% dell’inflazione.
In conclusione, tutelare il potere d’acquisto dei pensionati non è una concessione, ma un dovere sociale e costituzionale nei confronti di chi ha contribuito per una vita intera allo sviluppo e alla crescita del Paese. E per questo è necessario mettere mano alla modifica delle attuali norme relative alla rivalutazione per tutelare effettivamente e al meglio il loro potere di acquisto.
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