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Trend demografico e sostenibilità del sistema pensionistico: evitiamo allarmismi infondati e pericolosi
Il progressivo invecchiamento della popolazione non deve creare allarmismi: la struttura del nostro sistema previdenziale si conferma solida. A ribadirlo è il Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali. In vista della Legge di Bilancio, paventare futuri dissesti del sistema è non solo infondato ma anche pericoloso perché potrebbe giustificare eventuali nuovi tagli a chi è già in pensione: vera priorità per il Governo deve essere il rilancio del lavoro.
Il tema dell’invecchiamento della popolazione e quindi della sostenibilità del nostro sistema previdenziale ricorre spesso nel dibattito pubblico. I pareri, al riguardo, sono contrastanti. Vi sono le “cassandre” che prevedono il default fra qualche anno e altri più positivi i quali, viceversa, dati alla mano, ritengono che tale pericolo non vi sia: è sufficiente perseguire una politica previdenziale, del welfare ed economica attenta e valida.
Sostenibilità sistema pensionistico: perché il default è una falsa minaccia
Sull’argomento è intervenuto nei giorni scorsi il Professor Alberto Brambilla, Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, con una interessante intervista rilasciata al Corriere della Sera. In questa intervista il Professore anzitutto assicura, basandosi su un’attenta analisi dei flussi demografici storici, che nonostante la denatalità e la transizione demografica rappresentino sfide importanti, nel breve-medio periodo non assisteremo a una “valanga” impropria o incontrollabile di nuovi pensionamenti.
Passando poi alle prospettive del sistema pensionistico italiano, Brambilla sottolinea come questo sia fondamentalmente solido e sostenibile anche nel medio-lungo periodo. Per mantenere in equilibrio il sistema di fronte alla transizione demografica, a suo avviso, occorrerà anzitutto non ripetere gli errori del passato, adeguando l’età pensionabile all’aspettativa di vita ed evitando eccessive anticipazioni e prepensionamenti. Sarà inoltre necessario agire su alcuni pilastri fondamentali tra i quali, in primo luogo, il lavoro in modo che il rapporto lavoratori/pensionati si attesti sul livello ottimale pari all’1,5 (1,5 attivi per 1 pensionato).
Riforma delle pensioni: le proposte ANAP per un equilibrio di lungo periodo
Già in passato, del resto, il professor Brambilla aveva sostenuto la solidità del sistema evidenziato soprattutto le seguenti esigenze:
- Separare la previdenza dall’assistenza: Mantenere distinti i contributi versati dai lavoratori per la pensione vera e propria dalla spesa per i sussidi sociali (come le pensioni d’invalidità, integrazioni al minimo e sostegni alla povertà), evitando che la spesa assistenziale appesantisca il bilancio delle pensioni.
- Stop alle uscite anticipate di massa: Ridurre e superare i continui canali di pensione anticipata (come le varie Quota 100/103 o APE), poiché impoveriscono il monte contributivo e aumentano la spesa pubblica prima del tempo.
- Innalzare il Requisito Contributivo: Aumentare gradualmente da 20 a 25 anni di contributi minimi necessari per accedere alla pensione di vecchiaia, per evitare di erogare rendite a chi ha lavorato poco o in nero.
- Puntare sulla Previdenza Complementare: Incentivare con decisione l’adesione ai fondi pensione integrativi, soprattutto per i giovani, affinché affianchino la pensione pubblica con una rendita privata gestita nel tempo.
- Aumentare l’occupazione e combattere l’evasione: Invece di modificare continuamente i parametri di uscita, sostenere politiche attive per far lavorare più persone (specialmente donne e giovani) e contrastare il lavoro sommerso, l’unico vero modo per aumentare gli incassi dei contributi.
Anche ad avviso dell’Anap, vanno rigettati gli scenari catastrofici circa un prossimo default, ma va ribadito, allo stesso tempo, con estrema chiarezza, che la sostenibilità futura del sistema pensionistico richiede politiche attive del lavoro rigorose e una gestione separata dei costi dell’assistenza sociale, assistenza che necessita, tra l’altro, di una rigorosa gestione. Siamo, sempre secondo l’Anap, in un momento delicato, quello della elaborazione della Legge di bilancio: paventare previsioni pessimistiche potrebbe essere preso a pretesto per giustificare nuovi interventi sul sistema di rivalutazione delle pensioni. Tanto più che l’inflazione sembra stia rialzando la cresta.
- Anap
- Anap Confartigianato, Pensioni
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