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La fotografia sulle prestazioni e sull’attività dell’INPS 2025 fatta dal Comitato di Indirizzo e di Vigilanza dell’Istituto
La fotografia scattata dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INPS con la presentazione del Rendiconto Sociale 2025 (unita alla Relazione di fine mandato) mette a nudo le tensioni strutturali che attraversano il nostro sistema di protezione sociale. Tra l’innalzamento dell’età media dei pensionati, la contrazione delle nuove liquidazioni e l’espansione della spesa assistenziale, i dati appena rilasciati offrono molto più di un semplice bilancio contabile: rappresentano un chiaro segnale d’allarme per la politica economica e sociale del Paese.
Il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INPS, al termine del proprio mandato, ha presentato, il 23 giugno scorso, il Rendiconto Sociale 2025 dell’Istituto, dal quale emergono diversi e significativi elementi circa l’attività realizzata e le prestazioni erogate ai cittadini.
Ma vediamo in dettaglio i dati del Rendiconto:
Pensionati e Pensioni
Nel 2025 i pensionati INPS sono 15.435.694, di cui 7.426.392 maschi e 8.009.302 femmine, in calo rispetto ai 15.765.032 pensionati del 2022. Nel 2025, in Italia sono state liquidate 834.658 pensioni previdenziali, anch’esse in calo rispetto al dato registrato nel 2024 (861.949) e ancor più rispetto al 2022 (878.369). Questo calo è determinato soprattutto dalle restrizioni introdotte recentemente nel sistema previdenziale italiano. Gli importi medi delle pensioni previdenziali vigenti e liquidate evidenziano una rilevante differenza tra i due generi, che, nel caso delle pensioni di vecchiaia, raggiunge il 45% in meno per le donne.
Gli importi delle pensioni
Si evidenzia inoltre uno scostamento, in crescita negli anni, tra gli importi delle pensioni vigenti e quelle liquidate (-148 euro mensili per le pensioni di anzianità dei maschi), a dimostrazione di un tendenziale e preoccupante calo del valore medio delle pensioni. Per quanto concerne le pensioni anticipate, infatti, si riduce nettamente il numero dei beneficiari di opzione donna (3.860 nel 2025 rispetto alle 26.427 del 2022) e delle quote (da ultimo Quota 103 con il ricalcolo contributivo, che passano dalle 112.982 del 2021 alle 5.643 del 2025). Crescono i trattamenti di Ape sociale mentre diminuiscono i trattamenti a favore dei lavoratori precoci, mentre i lavori usuranti restano costanti. Aumenta l’età media di pensionamento passando, per le femmine, da 64,4 anni del 2022 ai 65,4 anni del 2025 e, per i maschi, passando da 63,7 anni del 2022 ai 64,1 anni del 2025.
Le prestazioni assistenziali
Le prestazioni pensionistiche assistenziali vigenti nel 2025 sono state 2.435.704 indennità di accompagnamento e 1.067.436 prestazioni di invalidità civile. Nel corso del 2025 sono state accolte 723.778 domande di Assegno di Inclusione, in calo rispetto all’anno precedente, e 119.476 domande di Sostegno per la Formazione ed il Lavoro, dati complessivamente inferiori al numero di prestazioni per reddito e pensione di cittadinanza erogati nel 2022, pari a 1.039.700.
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I crediti
Per quanto riguarda le riscossioni da recupero crediti in fase amministrativa da aziende con dipendenti si evince un aumento rispetto al dato registrato nel 2024, passando da 7 miliardi nel 2024 a 9 miliardi nel 2025. Il dato relativo alla riscossione coattiva (attraverso l’Agenzia delle Entrate) risulta in linea rispetto all’anno precedente, che si assesta intorno a 3,6 milioni. Il numero delle ispezioni effettuate dall’Inps è in calo: passa da 9.701 del 2024 a 8.311 del 2025
La qualità dei servizi
Continua a calare, rispetto alle annualità precedenti, il numero di DURC irregolari (14,3% rispetto al 16,2% del 2024). Complessivamente, i dati che riguardano la qualità del servizio dell’Istituto Nazionale relativamente ai tempi di attesa per l’erogazione delle principali prestazioni mostrano un andamento tendenzialmente positivo, sia per quanto riguarda le pensioni che gli ammortizzatori sociali. Rimangono alti e stabili i tempi medi per le visite di invalidità civile (125 giorni) mentre si riducono ulteriormente i tempi per la gestione della fase amministrativa, giunti a soli 15 giorni. Si registra infine una ulteriore riduzione delle giacenti relative al contenzioso amministrativo e giudiziario. Nel 2025 l’INPS ha visto una ulteriore riduzione del proprio personale, arrivando a 24. 521 rispetto ai 25.344 dell’anno precedente e ai 26.687 del 2023.
Il Punto dell’Anap
I dati del Rendiconto ripropongono con forza la necessità di procedere a una netta separazione istituzionale e contabile tra previdenza e assistenza.
Finché la spesa per il welfare assistenziale (interamente a carico della fiscalità generale, come l’Assegno di Inclusione ADI, le pensioni di invalidità o le maggiorazioni sociali) rimarrà fusa nel medesimo calderone della spesa previdenziale (finanziata dai contributi di lavoratori e imprese), l’Italia apparirà agli occhi dell’Europa e dei mercati come un Paese con una spesa pensionistica fuori controllo.
Questa mancata distinzione altera quindi la percezione della sostenibilità del nostro sistema. Il rischio reale è che la spesa assistenziale, in costante crescita, venga utilizzata come pretesto politico per “fare cassa” sulla previdenza.
Tutto questo si scarica infatti periodicamente sulla parzializzazione della rivalutazione delle pensioni. Indicizzare le pensioni all’inflazione invece non è un “regalo” o un aumento assistenziale, ma il legittimo ripristino del potere d’acquisto di contributi regolarmente versati durante la vita lavorativa.
In conclusione, il Rendiconto del CIV ci dice che il sistema tiene dal punto di vista finanziario, ma a prezzo di un progressivo impoverimento dei nuovi pensionati e di un carico assistenziale che rischia di schiacciare la previdenza.
- Anap
- Anap Confartigianato, Inps, Pensioni
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