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Dati Osservatorio INPS: meno pensionati, assegni più magri. Elevato il peso dell’assistenza
I dati INPS 2025-2026 confermano l’effetto “raffreddamento” delle riforme: calano le uscite anticipate mentre cresce il peso dell’assistenza sociale.
Dall’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio INPS sui flussi di pensionamento (pubblicato il 22 aprile 2026), emerge un quadro del sistema previdenziale italiano caratterizzato da una fase di transizione profonda. I dati del 2025 e del primo trimestre 2026 mostrano chiaramente l’impatto delle recenti riforme volte a restringere i canali di uscita anticipata e a stabilizzare la spesa.
Scendendo nel dettaglio, nel 2025, l’INPS ha liquidato circa 880.139 nuove prestazioni. Confrontando questo dato con gli anni precedenti, si nota una flessione sensibile, specialmente nelle pensioni anticipate (scese a circa 202.000 unità contro le oltre 225.000 dell’anno precedente). Questo rallentamento è il risultato diretto delle “strette” normative, come l’irrigidimento di Quota 103) e le restrizioni su Opzione Donna.
Le pensioni del 2025 risentono, inoltre, del metodo di calcolo contributivo ormai quasi integrale per i nuovi pensionati. Gli importi medi delle nuove pensioni di vecchiaia si attestano intorno ai 1.350-1.400 euro, ma con una forte polarizzazione tra chi ha carriere stabili e chi ha vissuto la precarietà.
Il peso dell’assistenza
Un dato fondamentale riguarda la natura delle prestazioni. Nel primo trimestre del 2026, una parte rilevante delle nuove erogazioni non è di natura previdenziale (cioè basata sui contributi), ma assistenziale (sostegno sociale).
Le invalidità civili e gli assegni sociali continuano a pesare per circa il 45-50% sul numero totale di nuove prestazioni liquidate. Mentre le pensioni “contributive” sono tecnicamente coperte dai versamenti, le prestazioni assistenziali gravano interamente sulla fiscalità generale. Nel 2025, l’importo destinato alle nuove prestazioni ha toccato i 18,6 miliardi di euro.
Il trend delle categorie
- Vecchiaia: In aumento l’età media di uscita, ormai stabilizzata sui 67 anni (con rari scivoli).
- Invalidità e Assegni Sociali: Mostrano una crescita costante, segno di un invecchiamento della popolazione che non sempre coincide con una carriera contributiva completa.
- Genere: Resta marcato il divario; le donne percepiscono assegni mediamente inferiori del 25-30% rispetto agli uomini, a causa di carriere più frammentate e dell’uso di strumenti come Opzione Donna che prevedono il ricalcolo integrale contributivo.
Considerazioni
La spesa complessiva continua a salire a causa della rivalutazione legata all’inflazione (che per il 2026 si è attestata intorno all’1,4%), ma la “massa” delle nuove pensioni previdenziali è in diminuzione significativa. La vera sfida dei prossimi anni sarà quindi, a nostro avviso, gestire questo sbilanciamento: con un mercato del lavoro che fatica ad assicurare contributi pesanti, il rischio è che il sistema diventi un enorme ammortizzatore sociale piuttosto che un fondo pensionistico.
In conclusione, i dati INPS 2025-2026 ci consegnano un sistema in “difesa”. La sostenibilità sembra garantita dai sacrifici dei nuovi pensionati, ma la tenuta sociale resta legata a un welfare assistenziale sempre più sollecitato.
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- Anap Confartigianato, Inps, Pensioni
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