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Prestazione Universale per anziani non autosufficienti: bene la proroga ma vanno rivisti i requisiti
La Manovra appena varata dal Governo e ora all’esame del Parlamento estende (art. 53 della Legge) la sperimentazione di un anno ma riduce i fondi a 136mila euro. ANAP: “Soddisfatti per la proroga che avevamo richiesto, ma per aiutare davvero le famiglie occorre alzare l’ISEE ad almeno 12.000 euro”.
La proroga di un anno della Prestazione Universale per gli anziani non autosufficienti è una notizia positiva che accogliamo con favore. Come ANAP, infatti, avevamo formalmente e più volte richiesto al Governo di non interrompere un percorso di sostegno fondamentale per le famiglie italiane gravate dal carico dell’assistenza quotidiana.
Tuttavia, l’analisi del testo della Manovra economica, in particolare dell’articolo 53, impone una attenta riflessione sulla reale efficacia ed estensione di questo strumento.
Dalle risorse teoriche ai numeri reali
Se sulla carta la dote iniziale prevista dal Decreto Anziani per il biennio di sperimentazione ammontava a ben 250 milioni di euro all’anno, la nuova norma fissa lo stanziamento effettivo a quota 136 milioni di euro.
Un ridimensionamento drastico, ma prevedibile. La riduzione delle risorse finanziarie è strettamente legata alla scarsa fruizione della misura registrata in questi due anni. I fondi iniziali sono risultati fortemente ridondanti rispetto alle domande inviate e accolte, evidenziando una sproporzione tra la potenziale platea teorica e i beneficiari reali che ne hanno fatto effettivamente uso.
A fronte di una platea prevista di circa 25-30.000 beneficiari, le concessioni effettive si sono infatti fermate a circa quota cinquemila, evidenziando un divario netto tra i bisogni reali dei pensionati non autosufficienti e le risposte introdotte. Causa principale di questo “flop” numerico risiede nei paletti d’accesso imposti dal legislatore, giudicati fin da subito eccessivamente rigidi.
Requisiti troppo ferrei: l’appello dell’ANAP e delle organizzazioni di tutela
Come ANAP, così come hanno fatto le principali Organizzazioni che tutelano i diritti delle persone non autosufficienti, abbiamo sottolineato a più riprese che il vincolo dell’ISEE sociosanitario fissato a un massimo di 6.000 euro ha tagliato fuori gran parte degli anziani in condizione di fragilità. Con una soglia così bassa, basta la presenza di una pensione minima o di piccoli risparmi per rimanere esclusi dal beneficio.
La richiesta avanzata da noi e dal mondo dell’associazionismo è chiara: innalzare il limite ISEE ad almeno 12.000 euro. Ci auguriamo fortemente che il Ministero competente, possa intervenire in autonomia ed in tempi brevi per correggere queste distorsioni, ampliando finalmente il bacino dei beneficiari.
Come funziona la Prestazione Universale: requisiti, importi e destinazione
Per fare chiarezza su uno strumento che resta comunque una pietra miliare (seppur da perfezionare) nella riforma della non autosufficienza, ricordiamo come funzione la prestazione e chi può chiederla:
- I requisiti di accesso
Per accedere all’integrazione è necessario possedere contemporaneamente i seguenti requisiti:
- Età: almeno 80 anni compiuti;
- Condizione economica: ISEE sociosanitario in corso di validità non superiore a 6.000 euro;
- Stato di salute: riconoscimento della titolarità dell’indennità di accompagnamento (o possesso dei requisiti sanitari per ottenerla);
- Livello di bisogno: identificazione di un livello di bisogno assistenziale definito “gravissimo” da parte delle commissioni INPS.
- A quanto ammonta l’assegno
La Prestazione Universale si compone di due parti:
- La quota fissa, costituita dalla normale indennità di accompagnamento (circa 550 euro mensili);
- La quota integrativa (l’effettivo “Bonus Anziani”), pari a 850 euro al mese.
In totale, la persona anziana o la sua famiglia possono contare su un sostegno complessivo di circa 1.400 euro al mese, totalmente esenti da IRPEF.
- Come può essere utilizzata l’integrazione
La quota aggiuntiva di 850 euro non è un “assegno in bianco”, ma una somma a destinazione vincolata finalizzata a contrastare il lavoro sommerso e garantire l’assistenza domiciliare qualificata. Può essere impiegata esclusivamente per:
- Coprire il costo di lavoratori domestici regolarmente assunti (badanti o assistenti familiari) dedicati alla cura della persona;
- Acquistare servizi di assistenza e cura forniti da imprese qualificate ed enti del terzo settore.
Considerazioni finali
La proroga disposta in Manovra rappresenta una preziosa “seconda chance”. Tuttavia, se la sperimentazione non verrà accompagnata dal recepimento delle proposte formulate, primo tra tutti il raddoppio della soglia ISEE, l’integrazione economica rischierà di rimanere un’opportunità riservata a pochissimi, lasciando migliaia di famiglie sole ad affrontare i costi umani ed economici della non autosufficienza.
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