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Longevità e genetica: i geni contano, ma non decidono tutto
La longevità non dipende solo dalla genetica. Anche quando esiste una predisposizione familiare, abitudini corrette ed eliminazione dei fattori di rischio possono incidere in modo concreto su come invecchiamo.
In pratica, parlare di longevità e genetica significa parlare di due cose insieme:
ciò che ereditiamo;
ciò che costruiamo nel tempo con scelte quotidiane.
L’obiettivo non è inseguire “anni in più” a tutti i costi, ma favorire un invecchiamento sano: più autonomia, più energia, più capacità di muoversi e partecipare alla vita sociale.
Invecchiamento sano ed età biologica: cosa cambia davvero
Molte persone hanno la stessa età anagrafica ma condizioni diverse. Per questo oggi si parla spesso di età biologica: è un modo semplice per dire che conta “come funziona” il corpo, non solo quanti anni abbiamo.
Nel quotidiano, l’età biologica è influenzata da elementi concreti: alimentazione, movimento, sonno, relazioni e gestione delle malattie croniche. E qui entrano in gioco i fattori di rischio: alcuni non possiamo cambiarli (età, familiarità), molti altri sì.
Prevenzione demenza: i fattori di rischio su cui possiamo intervenire
La prevenzione demenza non è fatta di magie, ma di riduzione del rischio nel tempo. Un’analisi su dati individuali (studio HUNT) ha stimato che intervenire sui 14 fattori di rischio modificabili indicati dalla Commissione Lancet potrebbe, in teoria, prevenire circa il 50,9% dei casi di demenza; includendo anche fattori socio-lavorativi/familiari si arriva a circa 54,9%.
Tra i fattori più rilevanti e “vicini alla vita reale” (quelli che tornano spesso anche nelle visite di routine) troviamo:
sedentarietà
ipertensione
diabete
colesterolo LDL elevato
fumo
isolamento sociale
Messaggio pratico: non serve fare tutto perfetto. Spesso è più efficace iniziare da 2–3 cambiamenti sostenibili (per esempio: più movimento, pressione sotto controllo, stop fumo).
Alimentazione e longevità: perché contano i cibi ultra processati
Quando si parla di alimentazione e longevità, oggi è impossibile ignorare il tema dei cibi ultra processati (UPF): prodotti industriali molto elaborati, spesso comodi, ma con ingredienti e additivi che li rendono lontani dagli alimenti “semplici”.
Un contributo su The Lancet Healthy Longevity (dicembre 2025) ricorda che una serie Lancet sugli UPF e la salute umana ha collegato un’esposizione elevata a UPF a diversi esiti, inclusi diabete di tipo 2 e mortalità per tutte le cause.
Nello studio è riportato anche un dato utile per capire l’ordine di grandezza: nel Regno Unito, tra 2008 e 2016, negli adulti ≥60 anni la quota media di energia giornaliera da UPF era circa 52%. Inoltre, negli over 60 un consumo elevato è stato associato a indicatori di fragilità (come perdita di peso involontaria) e a performance peggiori in alcune valutazioni cognitive.
Per capirci meglio:
Non è necessario “azzerare” tutto ciò che è confezionato.
L’obiettivo realistico è ridurre la quota di cibi ultra processati, scegliendo più spesso alimenti semplici: legumi, verdure (anche surgelate), frutta, pesce, uova, yogurt naturale, olio d’oliva.
Se cucinare è difficile (stanchezza, vita in solitudine), meglio puntare su “soluzioni comode” con ingredienti pochi e riconoscibili.
Infiammazione cronica e dolore: un legame che può accelerare l’età biologica
Un tema spesso sottovalutato è il dolore persistente: molte persone lo considerano un “prezzo dell’età”, ma può influenzare energia, umore e movimento.
The Lancet Healthy Longevity ha osservato che all’aumentare dell’intensità del dolore si associano punteggi più bassi di capacità funzionale complessiva (capacità intrinseca) e discute anche possibili collegamenti biologici (tra cui processi legati all’infiammazione).
Inoltre, quando il dolore porta a muoversi meno e uscire meno, può innescare un circolo vizioso: meno attività, più perdita di forza, più isolamento.
Qui entra in gioco anche l’infiammazione cronica: non è un “sintomo” singolo, ma un terreno che può rendere più difficile recuperare energia e mantenere autonomia, soprattutto se si sommano inattività, cattivo sonno e stress.
Una breve lista per ridurre i fattori di rischio
Muoversi ogni giorno: anche una camminata regolare riduce la sedentarietà.
Pressione controllata: l’ipertensione spesso non dà sintomi, ma conta.
Glicemia e diabete: gestire il diabete (o il prediabete) cambia la traiettoria di salute.
LDL: tenere sotto controllo il colesterolo LDL, con stile di vita e terapia se indicata.
Stop fumo: il fumo aumenta rischio cardiovascolare e cerebrovascolare.
Relazioni: contrastare l’isolamento sociale con routine semplici (telefonate, associazioni, gruppi).
Scelte a tavola: ridurre i cibi ultra processati e aumentare alimenti semplici e sazianti.
Fonte scientifica di riferimento: The Lancet Healthy Longevity (pagina ufficiale).
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